Ambiente

Erosione costiera, ecco come combatterla nel modo giusto

Il fenomeno ha raggiunto livelli preoccupanti e i progetti di difesa sono sempre di più. Ma per evitare lo spreco di risorse, occorre tenere conto di questo decalogo.

L’erosione costiera ha raggiunto in molti tratti delle coste italiane dei livelli di grave dissesto e, considerata la rapida evoluzione dei fenomeni di arretramento delle spiagge degli ultimi anni, le prospettive future sono molto preoccupanti. Per questo, è utile elencare una serie di principi e considerazioni di carattere generale di cui dovrebbero tenere conto le istituzioni, gli amministratori pubblici e privati, i tecnici e tutti i soggetti coinvolti nell’assumere le decisioni in materia.

Il decalogo per affrontare i progetti di difesa dall’erosione costiera

  1. La difesa dei litorali va inserita all’interno di un contesto d’azione integrata a medio-lungo termine in cui devono essere considerati gli effetti indiretti, che riducono la resilienza delle spiagge, e quelli diretti causati dall’erosione costiera e dai cambiamenti climatici.
  2. Gli interventi di difesa devono essere integrati in un piano che deve includere criteri di sviluppo sostenibile e tutela ambientale, in quanto la conservazione dei litorali sabbiosi ben sviluppati e il contrasto all’erosione costiera rappresentano, in genere, una strategia di difesa e di riduzione del rischio di inondazione dei territori costieri.
  3. Qualsiasi opera di difesa costruita sugli arenili o sommersa, in qualunque punto essa si trovi e indipendentemente dal tipo adottato, rappresenta sempre un ostacolo al libero movimento delle acque marine lungo il litorale, sia che tale movimento si manifesti sotto forma di corrente sia che esso sia dovuto al moto ondoso. Le opere di difesa, quindi, devono essere conformate in modo che i suddetti movimenti delle acque possano superare l’opera e proseguire oltre, sia pure modificati e ridotti.
  4. Nella progettazione di un’opera di difesa occorre tenere nella debita considerazione e valutare opportunamente le caratteristiche dei movimenti migratori dei materiali litici, con attenzione al senso nel quale in prevalenza tali movimenti si verificano; la posizione, rispetto all’opera da costruire, delle fonti di rifornimento dei materiali consistenti prevalentemente nelle conoidi situate alle foci dei fiumi; la ripartizione di essi lungo gli arenili dovuta alle caratteristiche del litorale nonché ai movimenti delle acque marine in prossimità del litorale stesso; la composizione granulometrica dei materiali e la quantità degli stessi che mediamente persiste nella zona.
  5. Occorre evitare di contrastare eccessivamente i movimenti naturali delle acque marine, cercando di assecondarli il più possibile e di favorire la normale tendenza del mare al ripascimento, nel senso di non impedire del tutto l’azione di trascinamento dei materiali sciolti lungo l’arenile a opera delle correnti di riva e non ostacolare il raggiungimento dell’arenile stesso da parte dei materiali sciolti, nella zona dei frangenti, dal moto ondoso e da questo trascinati in sospensione verso la riva.
  6. Nella progettazione di una difesa è necessario esaminare attentamente l’opportunità o meno di prevedere la sua esecuzione in un’unica fase oppure in più fasi, in relazione sia alla tendenza dell’opera a modificare i processi naturali che si verificano in quella zona del litorale, sia all’entità delle difese stesse.
  7. Le barriere frangivento rappresentano una valida alternativa agli argini invernali di protezione degli stabilimenti e un ottimo metodo per limitare la perdita di sabbia dalle spiagge, e possono portare in breve alla formazione di una duna simmetrica di diverse decine di centimetri in altezza e di alcuni metri di larghezza alla base.
  8. Occorre ritrovare una nuova linea di equilibrio della costa, in quanto le correnti prevalenti che hanno da sempre agito dalle foci dei fiumi e l’azione del moto ondoso non cessano di esplicare la loro azione di fronte alle barriere di protezione messe in opera.
  9. Occorre introdurre il divieto di operare ampliamenti, anche stagionali, della superficie dell’arenile verso il mare abbassando la quota esistente, o stabilita, della spiaggia e quello di asportazione dei tronchi spiaggiati in modo che possano esercitare funzioni di contrasto all’azione del mare e del vento nonché di trappola per i sedimenti.
  10. Occorre introdurre una fascia di rispetto in zona costiera che ne garantisca la tutela attiva per contrastare la sempre crescente domanda di trasformazione del suolo.

Come tradurre i principi in azioni concrete

Nel richiamare in via generale i criteri di scelta tecnica e le buone pratiche sopra descritte, finalizzate, se non a ricostituire l’habitat naturale, almeno a impedire l’aggravarsi dell’erosione costiera, in prospettiva si riterrebbe urgente assumere specifiche iniziative per continuare a contrastare il fenomeno erosivo, che si presenta in forme non omogenee e altalenanti, pianificando e realizzando periodici interventi manutentivi tramite opere di ripascimento protetto con barriera sommersa che sino a oggi, nel contesto delle molteplici azioni di difesa già poste in essere e strutture impiegate e ancora presenti, si sono rivelate quelle più efficaci perché meno invasive dell’habitat, tali da non determinare esse stesse criticità e danni alle zone limitrofe alla porzione di litorale trattata. In alternativa, si propone intervento con il tecnoreef e successivo ripascimento.

Cos’è il tecnoreef e perché è utile a combattere l’erosione costiera

Il tecnoreef è realizzato con strutture componibili in calcestruzzo armato, a basso impatto ambientale, costituito da elementi naturali (sabbia lavata e ghiaia spezzata), assemblate in svariate combinazioni e con fori, in grado di originare strutture stabili e complesse sui fondali marini e lacustri. I moduli a piastra forati, uniti fra loro mediante bulloneria metallica in acciaio inox, si ancorano sul fondo in modo stabile e definitivo e sono in grado di resistere alle spinte delle correnti e agli effetti di trascinamento delle reti. Allo stesso tempo, dato che la base della struttura è sempre, in qualsiasi composizione, più ampia del culmine, la forza scaricata su ogni singola piastra di base non è mai eccessiva, evitandosi così
l’affondamento della struttura nel fondale.

L’approccio al tecnoreef si basa su un’idea semplice: non fermare la forza del mare, bensì assorbirla. La struttura aperta, infatti, permette all’onda di entrare all’interno dove, generando diverse turbolenze, ne esce sensibilmente indebolita. Tale tecnologia, quindi, scompone l’energia del moto ondoso e, al contempo, svolge la funzione di una vera e propria “nursery area”, ovvero di una struttura in grado di proteggere le specie ittiche. Peraltro, il tecnoreef si caratterizza per i ridotti costi di posa in opera per la quale è possibile utilizzare qualsiasi tipo di imbarcazione, dal gommone al pontone, con o senza gru, e la sua durata in servizio è ampiamente superiore ai 50 anni.

Mantenere gli interventi di difesa efficaci nel tempo

Dopo avere effettuato gli interventi di ripascimento o di difesa dall’erosione costiera, si dovrebbe scongiurare che nell’area di spiaggia aumentata siano posizionate da parte dei concessionari ulteriori strutture balneari, la cui installazione vanificherebbe il risultato raggiunto; ed è altresì importante effettuare degli interventi di manutenzione delle barriere artificiali soffolte, in quanto l’azione turbolenta del moto ondoso che s’infrange su tali barriere determina due principali fenomeni: il dislocamento dei massi esterni durante le mareggiate più intense e lo sprofondamento della base nel sedime sabbioso.

Un ruolo determinante nell’accentuare l’erosione costiera è poi svolto dai porti turistici e crocieristici: tali opere, infatti, causano ampie criticità ambientali. Nel merito, la costruzione di porti e moli determina la duplice azione di congelamento del tratto di spiaggia interessato e di ostacolo alla normale direzione delle correnti marine e del nastro trasportatore lungo riva che sposta i sedimenti dalla foce. Infatti, tutto ciò che viene deposto sopraflutto viene sottratto al bilancio dell’intera unità e di conseguenza le zone sottoflutto sono soggette a forte erosione e all’approfondimento del fondale marino. Pertanto, in generale è inutile svolgere interventi di difesa dall’erosione costiera, se poi al contempo si dà il permesso a costruire questo tipo di strutture di elevato impatto nei pressi delle spiagge.

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Ilaria Falconi

Tecnologa di ricerca di terzo livello al Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, organo del Mipaaf) e consigliere nazionale di Sigea con laurea in scienze ambientali, specializzazione in Monitoraggio e riqualificazione ambientale e master in Analisi e mitigazione del rischio idrogeologico. Ha pubblicato uno studio sui processi morfogenetici e morfoevolutivi della linea di costa tra Ostia e Fregene. In precedenza ha lavorato come tecnico ambientale per Ismea.
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