Attualità

Elezioni 2013, turismo balneare tra le priorità dei partiti

Le proposte più concrete in materia di demanio marittimo avanzate durante gli ultimi venti giorni di campagna elettorale

di Alex Giuzio

Il voto nazionale è alle porte, e per gli imprenditori balneari si tratta di una scelta importante. Dopo la brutta esperienza del governo Monti, deciso a mandare le spiagge all’asta, il nuovo premier dovrà aprire la trattativa con l’Unione europea per escludere le concessioni demaniali marittime dalla iperliberista direttiva Bolkestein.

Lo scorso 4 febbraio avevamo dedicato un’analisi ai programmi dei partiti in lizza per le elezioni, evidenziandone le parti dedicate al sistema turistico balneare (clicca qui per leggerlo). Dato che le proposte erano molto generiche, al termine dell’articolo avevamo avanzato nove domande da proporre ai rappresentanti politici in questi giorni di campagna elettorale, per conoscere meglio le loro idee sul destino degli stabilimenti balneari.

A distanza di venti giorni, si può affermare che il tema in questione è stato molto dibattuto durante vari incontri che alcuni partiti hanno organizzato in tutto il territorio italiano per discutere di turismo in generale, e di spiagge in particolare.

La "Scelta civica" del premier uscente Mario Monti ha praticamente ignorato il problema, ma poco importa: la direzione presa dal professore durante il suo anno di governo è molto più sincera di qualsiasi propaganda elettorale. E tutti gli imprenditori balneari conoscono le promesse mai mantenute di aprire un tavolo tecnico con i sindacati e le associazioni di categoria, per poi tirare fuori un decreto che intendeva mandare gli stabilimenti di spiaggia a evidenza pubblica, ignorando il diritto d’impresa e gli ingenti investimenti effettuati da trentamila famiglie italiane.

Beppe Grillo, artefice del Movimento 5 Stelle, durante i suoi comizi di piazza ha affermato più volte di voler ridiscutere la direttiva Bolkestein, ma non chiarendo i termini con cui i suoi candidati al parlamento intendono affrontare la questione. I rappresentanti locali, invece, hanno continuato a dimostrarsi divisi: all’interno del movimento grillino convivono idee a favore delle spiagge completamente libere dagli stabilimenti balneari insieme a posizioni a difesa degli attuali concessionari demaniali.

Sia "Fare per fermare il declino" (condotto da Oscar Giannino fino a pochi giorni fa) che "Rivoluzione civile" (Antonio Ingroia) hanno, come Monti, generalmente trattato la questione in maniera insufficiente, senza lasciare elementi per giudicare.

I partiti che più si sono dimostrati attenti e propositivi sul problema sono stati il Pd e il Pdl, che hanno organizzato decine di incontri su tutto il territorio italiano, trattando il settore turistico balneare sia con rappresentanti locali che nazionali, messi a confronto con i sindacati di categoria. Le posizioni emerse sono risultate più chiare rispetto ai vaghi contenuti dei programmi elettorali.

È ovviamente impossibile riferire i discorsi di tutti questi incontri; tuttavia ci limiteremo a riportare due testimonianze che riassumono efficacemente le proposte di Pd e Pdl per restituire la certezza del diritto necessaria agli imprenditori balneari per tornare a investire.

Per quanto riguarda il Pdl, oltre alle rassicurazioni fornite in prima persona dal segretario Angelino Alfano, il documento più significativo è in realtà stato prodotto da Giorgia Meloni, fondatrice del movimento "Fratelli d’Italia" che rimane comunque alleato col partito di Berlusconi. Oltre al "Patto per il turismo" presentato dal movimento in questione, il cui punto 9 è esplicitamente dedicato ai balneari («Riapertura del negoziato con la Commissione europea al fine di concordare una soluzione normativa per valorizzare e stabilizzare le concessioni demaniali balneari, garantendo la continuità d’impresa e il rilancio degli investimenti diretti e dell’indotto»), Giorgia Meloni lo scorso martedì ha inviato una lettera aperta ai presidenti di tutti i sindacati balneari italiani, che riportiamo integralmente:

Caro Presidente, nell’approssimarsi delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi è doveroso che i diversi schieramenti chiariscano le proprie posizioni sulle principali problematiche del vostro comparto. Questo dovere spetta tanto più a chi come me rappresenta una nuova formazione, cui abbiamo dato vita per dare voce a quei milioni di italiani delusi dalla politica, molti dei quali nel 2008 diedero fiducia al centrodestra ma poi in esso hanno smesso di riconoscersi. Fratelli d’Italia attribuisce al Turismo un ruolo prioritario per il rilancio dell’economia nazionale. Al Turismo abbiamo dedicato uno specifico "Patto" che comprende alcuni impegni concreti per il settore. In questo contesto, particolare rilevanza attribuiamo al turismo balneare e per questa ragione riteniamo che agli operatori vada restituita quanto prima la serenità di poter continuare a lavorare, fare impresa e investire sul futuro. In questi mesi i nostri esponenti hanno sempre sostenuto le legittime rivendicazioni del comparto. Tra tutti, vi è noto l’impegno del nostro eurodeputato Carlo Fidanza, figlio di imprenditore balneare, il quale nella sua veste di relatore del Parlamento europeo ha ottenuto che per la prima volta l’assemblea di Strasburgo ponesse attenzione alle conseguenze negative dell’applicazione della Direttiva Servizi (ex Bolkestein) sui balneari italiani e, successivamente, ha seguito tutto l’iter della vicenda non facendo mai mancare il proprio impegno e la propria voce a supporto della categoria. Una posizione chiara, netta, mantenuta senza mai prendere in giro gli operatori e senza creare false aspettative, con la consapevolezza che l’impegno serio è merce rara in una politica troppo spesso incline a facili promesse. Allo stesso modo, i nostri parlamentari nazionali, nelle fila del Pdl in cui hanno militato fino a dicembre scorso, hanno sostenuto tutte le proposte di modifica atte a risolvere positivamente la vertenza e si sono dichiarati contrari alla bozza di decreto predisposta dal ministro Gnudi. Siamo perfettamente consapevoli che la strada non sia quella di continue proroghe, che certamente danno un po’ di respiro ma non servono a risolvere definitivamente la questione. Per questa ragione ci impegniamo, in caso di vittoria alle prossime elezioni politiche, a riaprire il negoziato con la Commissione europea al fine di concordare una soluzione normativa per valorizzare e stabilizzare le concessioni demaniali balneari, garantendo la continuità d’impresa e il rilancio degli investimenti diretti e dell’indotto. Una soluzione che non può essere calata sulla testa degli operatori senza che venga costituito quel tavolo tecnico a lungo promesso dal governo Monti ma mai attivato, perché si è preferito lavorare nell’ombra alla predisposizione del decreto che, fortunatamente, non ha mai visto la luce. Il patrimonio rappresentato da 30mila aziende non può essere svenduto, è un’eccellenza italiana e come tale Fratelli d’Italia la vuole difendere. Siamo però consapevoli che la vertenza europea non è l’unico fronte aperto e che si debba accelerare verso un riordino complessivo del settore. Pensiamo al tema dell’incameramento automatico dei fabbricati non amovibili, ex art. 49 del Codice della Navigazione, che tanta incertezza e tanti contenziosi provoca. Allo stesso modo pensiamo alla assoluta iniquità di un’aliquota Iva al 21%, inspiegabilmente diversa da quella prevista per i servizi turistici in genere. Ci siamo stati fino ad oggi e, con ancora maggiore forza, ci saremo se gli italiani ci daranno una forte rappresentanza in Parlamento. Nell’auspicio che questo impegno solenne possa essere trasmesso ai Suoi associati nella forma che riterrete, La salutiamo con viva cordialità.

Del Pd non pubblichiamo invece un documento, bensì le dichiarazioni avanzate ieri pomeriggio, alla sede della Confcommercio di Cervia (Ravenna), del senatore Vidmer Mercatali e del candidato alla camera dei deputati Alberto Pagani, che in un incontro con le associazioni di categoria hanno dibattuto proprio sulla direttiva Bolkestein. A ciò si aggiunge la positiva alleanza con il Centro democratico di Bruno Tabacci, nel quale sono stati candidati ben due balneari: Enzo Monachesi (presidente del Sindacato italiano balneari Marche) e Stefano Paperini.

Vidmer Mercatali: La recente proroga delle concessioni demaniali di cinque anni rende possibile una nuova e non auspicabile procedura di infrazione europea. Il Pd ha sostenuto questa breve durata temporale per assegnare il compito di risolvere il problema al governo successivo, visto che Monti non intendeva favorire gli attuali imprenditori. In caso di vittoria ci impegniamo ad aprire la trattativa con la Commissione europea, poiché né Berlusconi né Monti lo hanno fatto. Dobbiamo far capire a Bruxelles che le spiagge italiane hanno una storia unica in Europa, e che investimenti di così grande portata li abbiamo fatti solo nel nostro paese. La direttiva Bolkestein non è un dogma, e ne possiamo uscire. Ma anche se ne usciremo, sarà necessario elaborare una legge-quadro sulle concessioni demaniali marittime, poiché non abbiamo una normativa in merito. Le concessioni demaniali dovranno essere di lunga durata per permettere gli investimenti, e il mercato degli stabilimenti balneari andrà regolato con delle precise regole che terranno conto del valore complessivo dell’impresa. La nostra proposta di settembre era piuttosto chiara in merito, e i suggerimenti delle associazioni di categoria ci hanno permesso di migliorarla. Le nostre priorità sul settore turistico sono tre: messa in sicurezza delle strutture, crediti alle imprese per incentivare l’energia pulita, riforma del demanio marittimo. D’ora in poi tutti – associazioni comprese – devono cercare di non spingere sulla polemica, visto l’importante problema in ballo, bensì di lavorare seriamente e uniti. Se vinceremo, noi lo faremo sin dall’inizio della legislatura.

Alberto Pagani: Non vogliamo fare promesse che magari non saremo in grado di mantenere. Vogliamo invece, sin dall’inizio del nostro auspicabile governo, impegnarci in una discussione convinta con i rappresentanti della categoria balneare. Questo finora non è stato fatto. La nostra riforma sul demanio marittimo dipenderà dall’ampiezza della maggioranza, ma è sicuro che in Europa ci andremo e che in Italia tenteremo di adeguare il settore turistico all’innovazione, per affrontare i nuovi competitor stranieri in un contesto ormai mutato. La proroga delle concessioni al 2020 è servita per avere il tempo necessario per elaborare una nuova normativa immediatamente, poiché so che un termine così breve non permette agli imprenditori di tornare a investire.

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