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“Coronavirus: balneari schiacciati da regole, ma nessun controllo in spiagge libere”

La denuncia di un imprenditore triestino: "Così non è giusto, siamo pronti a non aprire"

«Gli stabilimenti balneari sono pronti ad aprire tra mille impazzimenti, mentre sulle spiagge libere non vi è alcun controllo e nessuna norma viene rispettata: in queste condizioni non possiamo lavorare». Così Marco Salviato, titolare del Bagno San Rocco di Muggia (Trieste), denuncia la disparità di trattamento che i concessionari balneari stanno subendo con la riapertura delle loro attività, presi tra le numerose accortezze imposte dalle autorità, spesso in modo vago, per il contenimento del rischio di contagio da coronavirus.

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«Siamo pronti a non aprire i nostri stabilimenti balneari se sulle spiagge libere non vengono fatte osservare le regole», propone Salviato. «Non è una questione di concorrenza: a quella, che esiste da sempre, abbiamo fatto fronte egregiamente, perché siamo professionisti seri. Siamo stati finora collaborativi, abbiamo capito le esigenze del momento, abbiamo deciso di dare i nostri servizi anche quest’anno pur sapendo che nelle migliori delle ipotesi sarà una stagione fallimentare in partenza, stiamo impazzando per correre ad adeguare le nostre concessioni con metro e pennello in mano, stiamo impazzendo per cercare di predisporre la registrazione giornaliera dei clienti, stiamo impazzendo per far stampare non so quanti tipi di cartelli (in più lingue anche se sono ancora chiusi i confini), stiamo impazzendo per adeguare tutta la parte amministrativa (DVR, HACCP, eccetera), stiamo impazzendo perché i nostri i clienti ci chiedono informazioni e non sappiamo esattamente cosa rispondere, stiamo correndo per cercare di aprire il prima possibile anche se ancora non è stata emanata l’ordinanza balneare – solo per citare una minima parte di quello che stiamo passando. Ma se ancora prima di iniziare siamo solo noi a dover assoggettarci alle regole, allora non vale la pena aprire prima che qualcuno fra qualche tempo ci imponga di chiudere perché non vengono fatte rispettare le norme, con il rischio di creare assembramenti e picchi del contagio».

«È così che ci ridicolizziamo», conclude il balneare triestino. «Facciamo le norme e poi non le facciamo rispettare. Quindi o tutti si adeguano alle direttive o le norme vengono cancellate per tutti, noi balneari compresi! Se dobbiamo far fallire le nostre aziende, almeno siamo a noi a deciderlo. Credo senza presunzione di interpretare un sentimento comune».

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    Perfettamente d’accordo. Il governo scarica tutto il problema sicurezza sui balneari e tutti i relativi costi senza una contropartita.
    Se non sono in grado di controllare le spiagge libere dovrebbero dare la possibilità ai gestori dei lidi di utilizzarne una parte, e sulla rimanente parte (ridotta) provvedere (i Comuni) a svolgere le stesse incombenze dei balneari (gel igienizzanti all’ingresso e in più punti della spiaggia, distanziamento ecc).
    Altrimenti ci troveremo assembramenti di fianco ai nostri lidi e controllori con il metro alla mano nei nostri stabilimenti balneari.

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