Attualità

Contro le imprese balneari è tornata la solita disinformazione

Corriere della Sera e Fatto Quotidiano pubblicano due articoli falsi e denigratori per distorcere il reale intento degli emendamenti sui balneari in legge di Stabilità. Dura condanna delle associazioni di categoria.

di Alex Giuzio

Ogni volta che qualche provvedimento per salvare le imprese balneari si sta per concretizzare, sulla stampa generalista inizia la solita campagna di disinformazione che getta fango sulla categoria. Sta succedendo anche in questi giorni di approvazione della legge di Stabilità 2016, che contiene diversi emensamenti sulle concessioni balneari (vedi notizia). Uno in particolare – il più urgente e anche il più ammissibile – intende salvare le circa 300 imprese balneari pertinenziali, vittime di un’ingiustizia riconosciuta anche dallo Stato (vedi notizia). Ma anche in questo caso, giornali come il Corriere della Sera e il Fatto Quotidiano non hanno perso occasione per distorcere il reale intento del provvedimento, spacciando l’emendamento come un tentativo di "condonare" tutte le imprese balneari e alimentando l’opinione pubblica contro la "lobby" dei balneari.

Così scriveva due giorni fa il Corriere della Sera, infilando un’imprecisione dietro l’altra in poche righe: «Non poteva mancare, ed è puntualmente saltato fuori, l’emendamento alla legge di Stabilità per salvare gli stabilimenti balneari. Fino a tutto il prossimo anno, sarebbe dunque sospeso ogni procedimento amministrativo di revoca, sospensione o decadenza delle concessioni demaniali, scadute da tempo immemorabile, prorogate per anni e mai messe a gara, cosa che ci è costata severe reprimende da Bruxelles» (clicca qui per leggere l’articolo completo).

"Spiagge, ci riprovano: condono o svendita", titola invece il Fatto Quotidiano sull’edizione cartacea oggi in edicola (il pdf è disponibile cliccando qui), illustrando la questione balneare in assoluta malafede e con la solita volontà di denigrare la categoria.

Ma le associazioni balneari non hanno perso tempo, esprimendo una dura condanna contro questi articoli. «Non vorremmo che, ancora una volta, un’informazione che prende ‘lucciole per lanterne’ condizionasse negativamente la soluzione di un problema drammatico per la nostra categoria», afferma Riccardo Borgo, presidente del Sindacato italiano balneari aderente a Confcommercio. «Infatti bollare come maxi-sanatoria il tentativo che molti senatori, di tutte le forze politiche, stanno facendo in questi giorni proponendo emendamenti alla legge di stabilità per salvare poche centinaia di imprese dal baratro del fallimento o della revoca della concessione è, quanto meno, un’informazione imprecisa. Il problema è noto e si trascina da anni. Dal 2007 le imprese che hanno in concessione beni incamerati devono pagare canoni pertinenziali calcolati con i valori Omi che hanno causato incrementi in alcuni casi fino al 3.000%, cifre assolutamente non sostenibili. È dal 2008 che si cerca una soluzione, ma a fronte del riconoscimento, anche da parte di autorevoli membri del governo, che la norma va cambiata perché causa effetti devastanti, non si è ancora riusciti a riformare la materia e, purtroppo, nemmeno a trovare un rimedio che, nell’attesa della riforma, eviti almeno la morte di queste aziende. Ormai, purtroppo, il tempo sta per scadere e, in qualche caso, è già scaduto. Occorre, quindi, trovare subito con la legge di stabilità una soluzione che, almeno, sospenda per qualche tempo tutti i provvedimenti amministrativi e i relativi effetti che possono causare sospensione, decadenza o revoca della concessione per non avere pagato quella specifica tipologia di canone. Tentare di salvare 200/300 imprese, che sino al 2007 erano sane e produttrici di reddito per altrettante famiglie, dagli effetti di una legge riconosciuta sbagliata, credo sia un dovere di chi, parlamentare o ministro, è tenuto a salvaguardare l’economia del Paese e, nello specifico, il futuro di queste piccole imprese familiari. Questo chiediamo con forza al governo e al parlamento nella speranza di essere finalmente ascoltati».

Altrettanto duro è Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria: «Sono sbalordito e indignato per come viene riportata la notizia in questi articoli. Un giornalista che riporta le notizie in questo modo non dovrebbe avere l’autorizzazione per scrivere non solo sul Corriere della sera, ma neanche sul Corriere dei piccoli. Anche l’informazione viene magistralmente falsata e distorta con termini che non riguardano la nostra situazione, e credo che ciò sia fatto di proposito. Infatti non è un articolo casuale, poiché fu sempre dello stesso giornalista un articolo dello stesso tenore scritto nel 2013».

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