Il TAR Lazio ha fatto emergere alcune peculiarità dell’affidamento delle concessioni demaniali marittime sin qui poco apprezzate e tuttavia gravide di effetti per gli attuali concessionari balneari. Ci si riferisce ad alcune decisioni del TAR Lazio, Sezione V Ter, nn. 13663, 9750. 9751, 9752, 9753 e 9754 del 27.07.2026, riguardo al bando di gara di Roma Capitale per 31 concessioni sul litorale di Ostia, riguardo al quesito proposto dai ricorrenti per “illegittima previsione della royalty a titolo di offerta economica” in aggiunta al canone demaniale.
La questione nasce dal fatto che il Comune di Roma Capitale, con propria delibera di Giunta Capitolina, n. 44 dell’11.02.2025, aggiungeva al pagamento del canone anche la “valutata percentuale di offerta, a titolo di royalty, sul fatturato realizzato (…) sulla base di una valutazione di una componente economica (massimo il 30% della valutazione)”. La questione è grave: non si tratta di canone ma di un ulteriore versamento che fa acquisire un enorme vantaggio al concessionario offerente con liquidità economiche e finanziarie.
La Corte ricorda che, sul quantum del canone, deve essere agganciata “la necessaria valorizzazione anche sotto il profilo della redditività (…) riguardo ai principi dell’evidenza pubblica (…) e pure implicitamente sotteso alla “proficua utilizzazione” di cui all’art. 37 CN“. Qui la Corte riesce nell’impossibile quadratura del cerchio, asserendo che l’amministrazione di Roma Capitale, “più che in un meccanismo di offerta al rialzo sul canone, nella royalty sul fatturato che si aggiunge al canone (…) che pur presentando note di atipicità (…) non risulta irragionevole (…) declinato in termini relativi e flessibili, ossia in funzione del futuro andamento dell’attività dell’aggiudicatario (…) che si adatta all’effettiva consistenza dei ricavi, non risulta incoerente (…) il pregio per gli aspiranti aggiudicatari di adattarsi alla loro struttura dei costi/ricavi per garantire una maggiore redditività del bene“.
Alla luce della pronuncia sorgono alcune domande. Quale redditività, quella storica e stimata o quella futura ed incerta? Cosa accade ad una sovra-offerta su un lotto, volta a sbaragliare la concorrenza? Ci sono dei previsti limiti matematici al ribasso ed al rialzo delle offerte? Siamo certi che non si è prodotto invece il meccanismo dell’asta al maggior offerente, in contrasto con la libera concorrenza, a tutto vantaggio di aggregati economici e finanziari che intendono creare un regime di monopolio?
Gravi problematiche che, a mio avviso, invece di essere rigettate, avrebbero dovuto essere poste meglio alla attenzione della Corte, la quale avrebbe dovuto fare una indagine di carattere economico-giuridico sul fatto.
- Una prima distorsione del mercato, è la carenza di elementi di mitigazione o di ribasso d’asta (formula concava), allorché il concorrente offra un rialzo od una royalty insostenibile rispetto ad una mancata verifica comunale dei ricavi effettuati negli anni sul lotto, con ciò favorendo capitali speculativi;
- La conseguenza di una distorsione algoritimica, ove, mancando i limiti minimi e massimi, non garantisce la concorrenza dalle sovra-offerte.
Tali criticità trovano certificazione in precedenti giurisprudenziali (CdS, Sez. V, 5196/2025; TAR Lazio, Sez. V, 8656 e 8657/2025). Ma il fatto più interessante è il parere AS2144/2026 della AGCM (usato come archiviazione di un precedente esposto sempre per le royalty del 2025), ove l’Autorità asserisce che il canone dovesse riflettere “il reale valore economico del bene“. Ci si chiede quale, e sulla scorta di quali criteri e verifiche?
Diciamola tutta: il Comune di Roma, senza far alcuna verifica sulla redditività del bene, sulla situazione patrimoniale (e non solo di fatturati) dei concorrenti, senza apporre limiti minimi e massimi, ha ingenerato, con la formula della “royalty”, il reale pericolo di super offerte fuori mercato, senza freni, con effetti distorsivi sul mercato, attraendo società di capitali speculativi su un litorale già attraversato da chiusura di stabilimenti storici, incendi, denunce alla GdF e degrado alle porte di Roma. Ma per i Giudici e la AGCM, per il momento, tutto va bene.
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