Il bando pubblicato dal Comune di Terracina per l’assegnazione di ben 86 concessioni balneari finisce ufficialmente nel mirino delle associazioni ambientaliste e di tutela dei consumatori. Legambiente e l’associazione Mare Libero hanno infatti presentato una formale segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), denunciando profili anticoncorrenziali e gravi carenze procedurali all’interno della maxi-gara.
Secondo le due organizzazioni, la procedura è stata avviata in modo anomalo prima dell’approvazione definitiva del Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA). Il piano è infatti ancora in fase di revisione, nonostante le precise prescrizioni regionali arrivate nel corso del 2025. Questa circostanza, sostengono Legambiente e Mare Libero, crea una profonda incertezza giuridica per gli operatori e rischia di limitare la reale fattibilità di eventuali progetti di riqualificazione sul litorale laziale.
Criteri di valutazione e il “nodo” dei gestori uscenti
Le associazioni contestano in modo particolare i criteri di valutazione dei punteggi contenuti nel bando di gara. Viene denunciato il fatto che una quota decisamente rilevante del punteggio tecnico premi l’esperienza del gestore uscente. La ripartizione attuale assegna punti specifici a chi ha avuto la concessione demaniale come unica o prevalente fonte di reddito negli ultimi cinque anni.
Secondo l’esposto inviato all’Antitrust, questo meccanismo favorirebbe i titolari attuali a discapito dei nuovi concorrenti e dei giovani imprenditori. Il testo della segnalazione evidenzia inoltre una discrezionalità troppo ampia nella valutazione complessiva delle offerte, a fronte di un peso ritenuto marginale e limitato per gli aspetti legati alla sostenibilità e alla tutela ambientale.
Il caos degli indennizzi e i servizi sulle spiagge libere
Un altro punto fortemente contestato riguarda il complesso sistema degli indennizzi per i concessionari uscenti. Il bando del Comune di Terracina prevedrebbe il ricorso a perizie asseverate a carico degli stessi uscenti, fissando un tetto provvisorio di 100.000 euro per singola concessione. Poiché i criteri nazionali definitivi per il calcolo degli indennizzi non sono ancora stati stabiliti a livello governativo, Legambiente e Mare Libero sottolineano come questa impostazione generi una totale incertezza sui costi reali che i nuovi partecipanti dovranno sostenere per subentrare nelle strutture.
Oltre ai nodi economici e burocratici, la nota evidenzia criticità pratiche che penalizzano l’uso pubblico del litorale di Terracina. Tra queste vengono citate la mancanza di servizi essenziali sulle spiagge libere, la carenza di accessi garantiti per le persone con disabilità, le proroghe contestabili delle gestioni temporanee e la totale assenza di un percorso partecipativo nella definizione del PUA. Con l’esposto all’Agcm, le associazioni chiedono ora l’apertura immediata di un’istruttoria e la modifica o revoca in autotutela del bando per garantire trasparenza, pari accesso ai nuovi entranti e una gestione del demanio marittimo orientata alla collettività.
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