Una postazione sopraelevata per la sorveglianza in mare – la torretta di avvistamento – aumenta il campo visivo di un osservatore e permette uno scanning migliore dei bagnanti. Sul punto non ci sono dubbi. Ancora nei primi anni ‘90 i marinai di salvataggio – i “salvataggi”, come sono chiamati in Romagna gli assistenti bagnanti – per avere un campo visivo migliore, salivano in piedi sul seggiolino sopra il gavone di prua del “moscone”. Ci venne in mente allora – insieme all’ammiraglio Aleardo Maria Cingolani e allo storico bagnino Fausto Ravaglia – di dotare le spiagge obbligatoriamente di una postazione sopraelevata, così da offrire agli assistenti bagnanti la possibilità di aumentare il proprio raggio visivo fino a 300 metri. La copertura di una tale distanza non solo permette di migliorare lo scanning dei bagnanti, ma anche di prevenire gli incidenti anticipandoli dando un significato diverso, molto più moderno, alla attività di sorveglianza dei bagnini che non solo devono intervenire in una emergenza (quando ormai la frittata è fatta), ma anche, facendo prevenzione, di scongiurarla.
Dalla torretta la tecnica di osservazione visiva consiste nello spostare il proprio sguardo da un confine all’altro della propria zona e osservare i bagnanti in acqua scorrendo su e giù, da lato a lato o circolarmente, e dividendo le zone di osservazione osservandole una dopo l’altra. L’attenzione deve concentrarsi sui tratti più pericolosi e anomali dove vi siano avvallamenti nel fondale, buche, presenza di correnti di ritorno, ecc. Dove vi siano scogliere che impediscono la sorveglianza, le torrette dovrebbero avere un’altezza modificabile, essere cioè, in un certo senso, “telescopiche”, da adattare alla situazione (le Capitanerie nelle ordinanze di sicurezza balneare impongono di raddoppiare la postazione, se del caso).
Questa innovazione, come qualsiasi cambiamento del resto, non fu accolta favorevolmente da tutti. Ci dissero che volevamo fare “gli americani” (in California, ma anche in molti paesi esteri, le torrette esistevano già da tempo). Comunque, come evidenziarono i giornali di allora, ci furono discussioni nelle varie sedi comunali e in altri enti, conferenze stampa e interviste in cui fummo chiamati a rispondere del progetto e a darne un resoconto. A fare “un report”, come si dice oggi, scimmiottando, questa volta davvero, l’inglese.
Ogni stabilimento balneare doveva costruirsi la propria torretta. Se ne videro delle forme più svariate, fatte anche con bancali di birra, seggioloni da tennis e quant’altro potesse sollecitare la fantasia di un “costruttore”. Ciò che eravamo riusciti ad imporre era un’altezza degli occhi di un assistente bagnanti in grado di vedere meglio e più lontano, non esisteva però una normativa specifica della cosa, e anche oggi, del resto, c’è poco o nulla di previsto nella sicurezza del lavoro che regolamenti le caratteristiche normative di una torretta di avvistamento.

Decidemmo allora di costruirne una che facesse da modello alle altre. Doveva essere di legno o di resina, non in metallo, per evitare che gli agenti atmosferici potessero deteriorarla. Inoltre il metallo è un conduttore di corrente e, se non protetta, la torretta poteva diventare pericolosa per i fulmini. L’altezza del piano di calpestio di almeno 2 metri che, sommati a quella degli occhi dell’assistente bagnanti (in piedi) arriva a 3,6 m circa, permette l’esplorazione dalla battigia fino a 300 metri di distanza; il piano di calpestio di almeno 1 mq offre lo spazio per un gavone sottostante dove contenere l’attrezzatura di salvamento e di primo soccorso (binocolo, pinne, rescue can – il salvagente tipo baywatch -, kit di primo soccorso e, oggi, anche il defibrillatore e altro). La scaletta, col corrimano, è idonea alla discesa verso il mare con una pendenza, secondo la normativa, dell’8%, gli scalini a 17 cm uno dall’altro.
In una emergenza spesso l’assistente bagnanti salta giù (da 2 metri) scordandosi che la sabbia non è così soffice come sembra e non è proprio del tutto pari, per cui si pensò bene di collocare vicino alla postazione una pertica (che facesse anche da pennone per le bandiere) per scendere, come fanno i pompieri, scivolando velocemente sempre rivolti verso il mare senza distogliere lo sguardo dal punto in cui fosse stato avvistato un pericolante. Una nota importante è che la scaletta alla sera si sgancia riponendola in magazzino.

La postazione è uno strumento di salvataggio da rispettare come si rispetta un’ambulanza o un altro congegno destinato alla salvaguardia della vita umana, non ci si sale sopra per gioco. Sulla torretta, dove passa la maggior gran parte del tempo di lavoro, quando non svolge il servizio da basso sulla battigia o in mare sul moscone, l’assistente bagnanti ne ricava anche un ristoro perché l’aria è più fresca, protetto dal calore che esala dalla sabbia, e lo distoglie dalla confusione della spiaggia.
Il progetto prevedeva anche altri dispositivi. Per permettere una migliore visione attraverso le pareti e per proteggersi dalla luminosità accecante che proviene dal riflesso del mare e dalla sabbia, ricca di sali minerali (la luminosità può essere tre volte più forte del normale), e da un’eccessiva esposizione ai raggi solari (UVA e UVB), dei pannelli scorrevoli in plexiglass, ricoperti da una pellicola protettiva, respingono il 91% dell’energia solare riducendo così anche l’ingresso di calore.
Considerato che il soccorso medico di emergenza non viene solo da terra o dal mare, ma anche dal cielo, si consiglia di mettere in grande, sul tettuccio della torretta, anche lo stesso numero che contrassegna, sul tetto, lo stabilimento balneare. Un piccolo pannello fotovoltaico in grado di caricare la radio ricetrasmittente, il cellulare e un lampeggiatore rosso che, posto sopra il tettuccio, segnala agli altri operatori – assistenti bagnanti o Autorità Marittima- che è in atto un intervento di emergenza.

Ho passato la vita occupandomi di sicurezza in mare – e, per i miei trascorsi da pompiere, non solo in mare – sapendo quanto la tempestività dell’intervento di soccorso sia essenziale. Quasi sempre ci si gioca tutto nei primi 8-10 minuti, e quindi velocizzare l’intervento è una cosa di cui non è necessario sottolineare l’importanza. In un salvataggio col moscone, per raggiungere una persona alle boe, si va fuori talora da questi tempi massimi. Per cui si è pensato che fosse importante mettere, per esempio, ogni 2 km, una torre maestra, alta 6-8 metri, che, equipaggiata di moto d’acqua e barella, di un quad con il lampeggiatore, tavola spinale e altri attrezzi di soccorso, faccia da raccordo con le altre torrette, il centro direzionale della spiaggia, l’Autorità Marittima e le altre istituzioni deputate all’emergenza. Una torre maestra chiuderebbe il cerchio, dando un lustro alle nostre città di mare, e non solo alle più blasonate.
La sicurezza è parte integrante del turismo. Quando le persone vengono sulle nostre spiagge con i loro cari, il bene più prezioso che hanno, e le loro famiglie, vogliono sentirsi al sicuro in mare e in terra. “Sicurezza” è la parola più importante, il presupposto di tutto il resto.
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