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Cna a Rimini: ‘No a ogni forma di evidenza pubblica’

Ufficializzata la posizione del sindacato di Tomei da tenere mercoledì all'incontro con i ministri

di Alex Giuzio

RIMINI (ore 15.00) – «Mercoledì, all’incontro con il governo, Cna Balneatori non accetterà nessuna posizione che prevede le evidenze pubbliche delle concessioni demaniali marittime». Questa la decisione del sindacato coordinato da Cristiano Tomei, riunitosi oggi in direttivo nazionale alla fiera Sun di Rimini. In vista dell’incontro convocato dai ministri Gnudi e Moavero (vedi notizia), Cna oggi in assemblea ha votato all’unanimità le posizioni da assumere. È probabile, infatti, che i ministri possano presentare il decreto sulle concessioni demaniali atteso ormai da mesi, e nessun sindacato può farsi trovare impreparato. Anche se, ha rimarcato Tomei, «la convocazione aveva un titolo generico e non indicava le intenzioni del governo».

Al direttivo di questa mattina, al quale il presidente Tomei ci ha gentilmente invitato a partecipare, ha preso la parola anche il delegato Anci al demanio marittimo Luciano Monticelli, che ha ribadito le posizioni dei comuni costieri italiani contro qualsiasi forma di evidenza pubblica. È stato proprio Monticelli ad aprire l’incontro, dopo un minuto di raccoglimento per ricordare il parlamentare recentemente scomparso Massimo Vannucci, distintosi per avere supportato la causa dei balneari.

Di seguito riportiamo la trascrizione dei discorsi di Monticelli e Tomei. Quest’ultimo ha iniziato contestando, senza mezzi termini, le dichiarazioni fatte ieri dai rappresentanti delle istituzioni presenti al convegno di inaugurazione organizzato da Giorgio Mussoni, presidente di Oasi-Confartigianato (vedi notizia).

Luciano Monticelli: «Ringrazio per l’invito Cna Balneatori, che si è sempre distinta per una lotta serrata a difesa degli attuali stabilimenti balneari. Lo dico ormai da tempo: il demanio marittimo non è più di competenza delle capitanerie di porto, bensì delle regioni e dei comuni, che non solo devono gestire questo complesso sistema, ma anche difenderlo dalla minaccia della direttiva Bolkestein. I comuni, in particolare, non sarebbero in grado di organizzare le eventuali gare d’appalto seguendo le norme europee, soprattutto con così scarsi margini di tempo. Ma questo discorso non va nemmeno accennato, dato che l’Anci rifiuta ufficialmente le evidenze pubbliche delle concessioni marittime: non si può togliere un’attività all’imprenditore che l’ha costruita; questa non è liberalizzazione. Possibile è invece allargare la spiaggia a nuove concessioni, dato che le risorse costiere non sono limitate come si crede. L’idea dell’evidenza pubblica è folle, e non ne capiamo le ragioni: si sta mettendo in difficoltà un intero comparto. Le spiagge sono una peculiarità tutta italiana, che non può essere lasciata in mano a sconosciuti imprenditori stranieri».

Cristiano Tomei: «Perché siamo qui in fiera, nonostante il boicottaggio ufficiale annunciato dai sindacati? Perché non possiamo lasciare in questo luogo solo le associazioni e le istituzioni che pensano all’inevitabilità delle evidenze pubbliche. Come possono, gli amministratori locali intervenuti al convegno di ieri, pensare ai piani di sviluppo se non sanno che cosa succederà fra due anni? (allusione ad Andrea Gnassi, NdR). In Emilia-Romagna esiste una solida tradizione turistico-balneare, e i suoi amministratori dovrebbero sapere bene che lo sviluppo non è fatto da carte e progetti, ma da carne e uomini. Se, in futuro, questi uomini saranno rappresentati da imprenditori di multinazionali, l’intera peculiarità locale e nazionale verrà rovesciata. E questo non possiamo permetterlo. Ancora più grave è chi dice di non essere preparato sulla direttiva Bolkestein (allusione ad Andrea Babbi, NdR): è possibile amministrare il turismo con queste gravi carenze? In Emilia-Romagna ci sono 3600 stabilimenti balneari sui 30 mila presenti in Italia: il tema è dunque scottante, ma le discussioni vengono sempre evitate, lasciando questo settore economico alla deriva. La politica ci deve parlare, e invece si rifugia dietro all’inevitabilità delle evidenze pubbliche perché imposte dall’Unione europea. Ma sappiamo tutti che questo non è vero. Eppure il tema della Bolkestein non figura nell’agenda di discussione nazionale: figuriamoci se in Europa possono percepire la gravità di questo problema! Un settore che vale il 10% del Pil italiano è completamente trascurato. Abbiamo atteso dieci mesi per ottenere la convocazione in programma mercoledì; una convocazione comunque troppo generica perché intitolata "Concessioni demaniali a uso turistico-ricreativo", senza che ci informi sull’eventuale presentazione del decreto legge, e senza che ci inviti a portare delle controproposte. Ancora non sappiamo su cosa dovremo dialogare mercoledì».

«Tornando al convegno di ieri, aggiungo che le proposte presentate sono inaccettabili: i meccanismi di premialità e indennizzo, oltre che in contrasto con la stessa direttiva Bolkestein, sono degli specchietti per allodole in quanto accettano le evidenze pubbliche che, di fatto, si possono evitare. I balneari più stanchi, che stanno cominciando ad accettare l’idea di un indennizzo, non sanno che non si tratterà di un equo risarcimento commerciale a riconoscimento del reale valore d’impresa, bensì di un più scarso indennizzo statale che non terrà conto dei sacrifici effettuati, delle notti insonni, delle mareggiate affrontate, eccetera. E poi pensate che questo fantomatico indennizzo verrà pagato dal concessionario uscente, che già dovrà sborsare la cifra dell’appalto? Giammai. Sono convinto che si arriverà a degli infiniti contenziosi legali, dal finale più che incerto. Fate attenzione anche ai discorsi sulle proroghe: accettarle significa accettare anche il decreto, poiché la proroga è un meccanismo che interverrà successivamente all’approvazione delle evidenze, constatata l’impossibilità di organizzarle nel giro di tre anni».

«Noi non conosciamo il decreto che ci sarà presentato mercoledì, ma in base alle indiscrezioni sappiamo che non ci sarà niente di buono per gli attuali concessionari. Chiedo allora a questo direttivo di approvare in particolare due questioni: la netta contrarietà a ogni forma di evidenza pubblica in caso ci venga proposta mercoledì, e la proposta di sottoscrizione all’Upi, alla Conferenza delle regioni e a tutti i sindaci dei comuni costieri del documento approvato qui a Rimini un anno fa (leggilo qui), come ha già fatto l’Anci. Ricordate che il governo non può legiferare su una questione di competenza di comuni e regioni; almeno non senza averle prima consultate. Mercoledì a Roma sottolineerò anche questo aspetto, e riferirò gli esiti dell’incontro il pomeriggio stesso. Inoltre, oggi pomeriggio a Senigallia chiederò agli altri sindacati Sib, Fiba e Assobalneari di condividere queste nostre richieste. Se il governo deciderà autonomamente sul futuro degli stabilimenti balneari, verrà meno al principio della rappresentatività democratica che prevede il coinvolgimento di comuni e regioni».

Le proposte di Tomei sono state approvate all’unanimità dal direttivo. Dopo alcuni interventi dei rappresentanti territoriali di Cna, Luciano Monticelli, che è anche sindaco di Pineto per il Pd, ha puntualizzato la posizione del suo partito, che a Milano Marittima lo scorso 19 settembre ha presentato una bozza di proposta di legge per regolamentare le spiagge (vedi notizia).

Luciano Monticelli: «Seppure io appartenga al Pd, non condivido i contenuti di questo documento che non è nemmeno stato discusso con gli esponenti del partito, bensì sia stato prodotto da un ufficio senza condividerlo con la base. Infatti io e la senatrice Manuela Granaiola, così come altri esponenti contrari al documento, siamo stati isolati».

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