Emilia-Romagna

Cervia, balneari e Comune impugnano ricorso Agcm su gare concessioni

La Cooperativa bagnini e il Comune di Cervia hanno deciso di impugnare la diffida dell’Agcm che ha esortato ad avviare le gare sulle concessioni balneari. Lo scorso giugno l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deliberato i ricorsi al Tar contro 21 Comuni costieri italiani che hanno applicato la proroga di un anno delle concessioni balneari senza indire le gare pubbliche, tra cui il Comune di Cervia. Nello specifico, si tratta delle amministrazioni comunali che hanno deciso di avvalersi della proroga tecnica prevista nella legge 118/2022 del governo Draghi, ma senza avere fatto partire le procedure per i bandi. Nel caso di Cervia l’Agcm ha anche citato due concessionari nel ricorso che la stessa ha proposto contro il Comune di Cervia per ottenere la sospensione della delibera 309-2023, in merito alla definizione delle procedure di affidamento delle concessioni.

«La Cooperativa bagnini ha deciso di impugnare, insieme al Comune di Cervia, il reclamo dell’Agcm per garantire una copertura legale specialistica ai soci coinvolti e schierarsi a tutela degli stessi», spiega una nota della Cooperativa bagnini. La prima udienza davanti al Tar Emilia-Romagna si è svolta ieri, giovedì 11 luglio, e la sentenza sarà emessa nei prossimi giorni.

Afferma il presidente della Cooperativa bagnini Fabio Ceccaroni: «La Cooperativa di Cervia si è schierata a tutela dei soci con tutte le sue forze. La situazione e le relazioni fra le parti istituzionalmente rappresentative e il governo sono ormai al collasso e ogni decisione pare ormai essere demandata nelle aule dei tribunali. Tale evidente circostanza obbliga tutti noi, soci e cooperativa, ad avviare nel breve tutti percorsi di tutela necessari affinché il precipitare degli eventi non si trasformi in una Caporetto del sistema turistico balneare cervese».

«Ieri è uscita una nuova sentenza contro i balneari della Corte di giustizia Ue, che ha stabilito che alla fine delle concessioni lo Stato può acquisire i beni sulla spiaggia senza alcun indennizzo agli imprenditori», prosegue Ceccaroni. «È evidente che le gare di evidenza pubblica delle concessioni proposte in assenza della tutela da parte del governo, primo fa tutte proprio la definizione degli indennizzi, aggrava la situazione e porterà al caos oltre all’impossibilità di traghettare verso un nuovo ordinamento concessorio. Siamo di fronte a un atto di grave e ingiusto pregiudizio per le piccole imprese e le famiglie che tutti dichiarano di voler tutelare, ma che ad oggi sono abbandonate ai giudizi dei tribunali, avendo la politica abdicato al suo ruolo di decisore».

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