Sicilia

Cefalù, balneari in lotta contro la Soprintendenza

Sequestrata una concessione dopo l'altra a causa di un cavillo burocratico. E chi sopravvive resta chiuso per timore.

Sono quaranta le concessioni demaniali a rischio a Cefalù, suddivise tra chioschi, bar, stabilimenti balneari e terrazze a servizio di ristoranti, tra cui una ventina nella famosa spiaggia del neo sito Unesco e dieci solo all’interno del porto di Cefalù. E sono quattrocento i posti di lavoro stagionali non ancora confermati e ben cinque i milioni di euro sottratti ai fornitori locali. Tutto questo a causa della Soprintendenza di Palermo che sta annullando le concessioni balneari sequestrando una concessione dopo l’altra a causa di un cavillo burocratico, e che secondo gli imprenditori sta soffocando l’economia balneare.

Così spiega la situazione Bartolomeo Vitale, presidente dell’Associazione Balneari Cefalù: «Le attuali concessioni vengono contestate dalla Soprintendenza perché questa suppone un rinnovo quinquennale in contrasto con la norma, che invece non ne prevede alcuno. Senza parlare dell’ipotesi in cui la concessione è stata rilasciata dall’assessorato al territorio con il silenzio assenso previsto dall’art.7 della legge regionale 4/2003, ritenuto non valido, confermando addirittura la nullità della concessione vigente. Questo è lo stato di fatto. Quindi oggi, nell’incertezza di poter iniziare, tutte le attività soggette a questo tipo di autorizzazione restano chiuse».

Come evidenzia un comunicato dell’associazione, «sono crollati da un momento all’altro gli ingenti investimenti destinati alla ristrutturazione in previsione della proroga delle concessioni del 2020. Restano tasse da pagare e debiti da onorare. Una ventina gli hotel a cui è stata sottratta o ridimensionata la spiaggia dedicata ai turisti, causando perdite economiche a causa dei mancati adempimenti contrattuali con i tour operator per il pacchetto soggiorno+spiaggia».

Attualmente sono sei le strutture sottoposte a sequestro, due delle quali già dal 2015. Oggi Cefalù vede il suo lungomare deserto e quanto più incerto è ancora il suo futuro. «Non parliamo poi delle restrizioni che impone oggi la Soprintendenza – aggiunge Vitale – riguardo le attività in attesa di adeguamento delle concessioni esistenti alle nuove norme igienico-sanitarie e per l’abbattimento delle barriere architettoniche, che sono alquanto surreali».

«Stanno cancellando di fatto gli stabilimenti balneari così come concepiti e previsti dalla legge – prosegue Vitale – andando contro le leggi regionali e comunali, quindi, in attesa delle approvazioni dei PUDM, la Soprintendenza autorizza soltanto la balneazione (cioè il noleggio dell’ombrellone e del lettino) e pone dei vincoli strutturali, che di fatto snaturano i servizi del classico stabilimento (come l’american bar, la ristorazione e le attività turistico ricreative e di svago) in barba all’ultima norma regionale che invece aveva esteso per tutto l’anno le aperture dei lidi, bar e ristoranti sulla spiaggia».

Aggiunge Francesco Randone, vicepresidente Federalberghi: «La notizia ha già messo in allarme i tuor operator stranieri, e stiamo cominciando già a registrare le prime cancellazioni, che si sommano alle altre legate ai problemi di sicurezza internazionale. Comparare la nostra destinazione, che rimane ancora fuori mercato, alle altre vicine di casa, come Malta, le Canarie e le Baleari, è davvero sconfortante, soprattutto se si parla della tardiva apertura di stagione, ancora incerta».

La situazione è talmente grave che ha visto riunire tutti gli operatori balneari a Cefalù in una riunione straordinaria, in cui hanno presieduto anche Confcommercio e Federalberghi Palermo. «Noi chiediamo, nel pieno rispetto della legge, al governo regionale di risolvere immediatamente questa problematica prima dell’inizio di maggio – esorta Salvatore Scalisi, direttore regionale Confcommercio – che riteniamo sia solo una problema interpretativo della Soprintendenza».

«Speriamo che possa uscire un atto d’indirizzo che garantisca la possibilità di continuità lavorativa a tutte le attività balneari di Cefalù – dichiara Fabio Gioia, componente di giunta della Confcommercio Palermo con delega al settore balneare – e che sia d’impulso affinchè la Soprintendenza la applichi subito, al fine di evitare le non aperture ed ulteriori sequestri».

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