Norme e sentenze

Canoni, fidejussioni e Bolkestein, i giudici fanno ordine: storica sentenza per i balneari

Il tribunale di Venezia si esprime su un contenzioso da cui esce vincente uno stabilimento balneare di Rosolina Mare

Il tribunale civile di Venezia (sezione prima), nella persona del giudice unico Diletta Maria Grisanti, ha emesso un’importante decisione che ridimensiona le pretese demaniali in materia di entità dei canoni e delle fidejussioni nell’ambito del turismo marittimo-ricreativo riguardanti numerose aziende balneari in tutta Italia. La controversia, sollevata dalla società Bagni dal Moro di Rosolina Mare (Rovigo) assistita dallo studio legale dell’avvocato Gianluigi Ceruti, affronta inoltre delle rilevanti questioni giuridiche legate alla direttiva Bolkestein: l’Agenzia del demanio infatti contestava l’invalidità della proroga al 2033 e quindi l’occupazione illegittima della concessione, ma il tribunale ha dato ragione ai Bagni dal Moro, riconoscendo il diritto al legittimo affidamento.

In questo articolo, grazie alla gentile collaborazione dello stesso studio Ceruti, riportiamo in sintesi le principali questioni trattate dalla sentenza, la numero 635/2020 emessa lo scorso 8 aprile (il link al documento completo è in calce al testo).

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L’eccezione di carenza di legittimazione passiva dell’Agenzia del demanio

L’Agenzia del demanio in via preliminare ha sollevato l’eccezione di essere estranea alle domande del concessionario per presunto difetto di legittimazione passiva in relazione alla domanda di accertamento avente ad oggetto la determinazione del corrispettivo annuale per l’anno 2016. La sentenza ha ricordato che, in forza del decreto legislativo n. 112 del 1998, le funzioni inerenti al rilascio delle concessioni balneari nella specifica materia sono attribuite alla Regione, mentre permane in capo allo Stato la titolarità del bene demaniale marittimo, con conseguente competenza dell’Agenzia del demanio nella gestione e amministrazione dei beni immobili dello Stato.

Con riguardo all’entità del canone di concessione, in base a quanto accertato dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale e come da indirizzo giurisprudenziale del tribunale di Venezia (da ultimo confermato anche della corte d’appello di Venezia), il canone concessorio va determinato tenendo conto dell’utilizzo effettivo degli immobili oggetto della concessione e dall’utile ricavabile dai medesimi, così come sostenuto dal perito di parte, l’architetto Mirco Boscarato. Al riguardo il tribunale ha applicato i parametri dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) riferibili al “settore terziario”, evidenziando come la corte d’appello veneziana, investita di una identica questione tra le stesse parti per la determinazione del canone relativo ad altre annualità, ha correttamente collocato nel comparto del “terziario” l’attività di prestazione di servizi nell’ambito balneare, con la conseguenza che i canoni concessori debbono essere calcolati con riferimento ai parametri Omi. La giudicante ha puntualmente richiamato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’attività balneare non può essere considerata “commerciale” ai sensi dell’art. 2195 del codice civile, dovendo essere ricondotta al settore terziario perché essa si concreta in una effettiva locazione stagionale per il periodo stabilito da un’ordinanza che ogni anno viene emanata.

La pretesa infondata dell’Agenzia del demanio di ulteriori fideiussioni a garanzia del pagamento del canone demaniale

La pubblica amministrazione (nel caso specifico, il Comune di Rosolina) pretendeva una polizza fideiussoria di 193.152,03 euro, quando già il pagamento del canone annuale risultava garantito da precedenti fideiussioni per 223.502,46 euro. Al riguardo il tribunale ha sottolineato che la garanzia fideiussoria in essere è già superiore al doppio del canone concessorio prescritto dal Codice della navigazione, determinato in 38.486,76 euro per l’anno 2016.

L’infondatezza della domanda di risarcimento danni formulata dall’Agenzia del demanio per illegittima occupazione dopo la direttiva Bolkestein

L’Agenzia del demanio richiedeva inoltre il pagamento da parte della società concessionaria del triplo del canone a titolo di sanzione, sostenendo che l’impresa balneare aveva contravvenuto a una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea emessa il 14 luglio 2016 in cause promosse contro altri titolari di concessioni balneari ad uso turistico ricreativo in seguito alla cosiddetta “direttiva comunitaria Bolkestein” che ha introdotto le gare di appalto europee. Secondo la tesi del’Agenzia del demanio, la società Bagni dal Moro, anche se non era parte in quella controversia, continuava a occupare senza titolo i beni oggetto di concessione realizzando i profitti che ricavava.

Il tribunale di Venezia ha respinto la domanda dell’amministrazione pubblica in quanto la concessione demaniale fu rilasciata, rinnovata più volte e prorogata in virtù di successive disposizioni legislative a decorrere dall’anno 2009 all’anno 2016. La pretesa dell’Agenzia del demanio è stata respinta in base all’assunto che si deve tener conto dell’affidamento riposto dalla società concessionaria sulle proroghe stabilite sino al 2033 con successive norme dello Stato italiano.

Sull’entità del corrispettivo annuale da praticare, la sentenza ha stabilito che, mentre il privato concessionario deve corrispondere il canone per l’anno 2016 avendo utilizzato i beni concessionati, infondata è la pretesa di risarcimento di danni in considerazione dell’affidamento incolpevole da parte della società concessionaria e fondato sulla legge statale n. 145/2018 che ha espressamente concesso la proroga delle concessioni demaniali marittime per 15 anni vale a dire sino al 2033.

L’infondatezza della domanda di risarcimento danni per omessa manutenzione ordinaria dei beni concessionati

Circa l’ulteriore domanda di risarcimento danni proposta dall’Agenzia del demanio per asserita inadempienza della società concessionaria ai propri obblighi di manutenzione ordinaria dei beni pubblici, la società Bagni dal Moro ha affermato che una parte dei bungalows collocati sulla battigia era stata danneggiata in maniera irreversibile dalle ricorrenti mareggiate per gli abbassamenti del suolo causati dalla subsidenza connessa con le estrazioni di gas metano che hanno notoriamente sconvolto per alcuni anni il Delta del Po (e un’ampia area costiera adriatica sino a Ravenna, Cesenatico e anche oltre), al punto che lo Stato vietò l’estrazione di gas e di acque metanifere in seguito ad accertamenti compiuti da più commissioni tecnico-scientifiche nominate dal governo.

Il tribunale ha respinto la domanda di risarcimento danni, riconoscendo che la concessionaria si è limitata a descrivere lo stato dei manufatti individuando, quale causa della precaria condizione dei medesimi, ricorrenti fenomeni (mareggiate, subsidenza, eccetera) non certo imputabili alla concessionaria.

Il testo della sentenza

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