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Bolkestein, l’UE risponde: ”Lo Stato deve appurare scarsità risorse”

Una nuova lettera della Commissione al mercato interno esorta il governo italiano a calcolare i chilometri di costa ancora liberi.

Sull’annosa questione della Bolkestein, la Commissione europea torna a fare delle importanti precisazioni in merito al tema della scarsità delle risorse. Questa volta è Robert Strauss, capo unità della commissione Ue al mercato interno, a ricordare che «spetta alle autorità nazionali» verificare il requisito fondamentale per istituire o meno le evidenze pubbliche delle concessioni demaniali, almeno secondo quanto prevede la stessa direttiva 2006/123/CE sulla liberalizzazione dei servizi che da anni sta facendo preoccupare imprenditori balneari e ambulanti.

All’articolo 12, infatti, la Bolkestein stabilisce che le procedure di selezione vanno fatte solo «qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali», mentre uno dei cavalli di battaglia degli imprenditori balneari che rifiutano o vogliono rimandare le evidenze pubbliche sta nel rivendicare che la metà dei litorali italiani è ancora libera e lì possono sorgere nuovi stabilimenti, prima di mettere a gara quelli esistenti.

Questa volta sono stati i commercianti ambulanti a sollevare il problema e a ottenere l’importante precisazione della Commissione europea al mercato interno, arrivata lo scorso lunedì 28 agosto. Rispondendo a una lettera di Vittorio Baglioni, presidente di Fivag-Cisl (una delle sigle sindacali che rappresentano gli ambulanti), il capo unità Strauss ribadisce infatti che «riguardo all’applicazione dell’articolo 12, occorre rilevare la scarsità delle risorse: spetta alle autorità nazionali verificare questo requisito».

Le parole del dirigente della commissione Ue al mercato interno, per quanto riferite agli ambulanti, risuonano come l’ennesima esortazione al governo italiano ad appurare la quantità di risorse ancora disponibili e quelle occupate in merito all’applicazione della direttiva Bolkestein, in modo da dare una risposta definitiva alla questione sia ai commercianti che ai balneari. Per quanto riguarda le spiagge, com’è noto, sui 7.458 chilometri di coste italiane ce ne sono 4.970 balneabili (fonte: Ministero della salute, Rapporto acque di balneazione) e si stima che solo circa 2.000 di questi – cioè meno della metà – siano assegnati in concessione e ospitino strutture riconducibili a stabilimenti balneari (che in Italia, secondo una recentissima indagine della Camera di commercio, ammontano a 7.680 laghi compresi). La risorsa spiaggia dunque, per quanto naturalmente limitata, non sarebbe ancora esaurita.

Una delle richieste principali delle associazioni degli imprenditori balneari, che attualmente stanno negoziando con il governo i contenuti di un disegno di legge per riordinare la gestione delle spiagge tramite le evidenze pubbliche, sta proprio nell’istituire le gare immediate solo per le spiagge libere (al netto delle aree protette) e di garantire un lungo periodo transitorio o proroga alle imprese esistenti, che in precedenza godevano di un contratto di rinnovo automatico in base al quale hanno effettuato i loro investimenti. Tuttavia, i dati sulle spiagge assegnate in concessione rimangono solo delle stime: come è emerso dalle audizioni dei dirigenti dell’Agenzia del demanio tenutesi lo scorso maggio per discutere i contenuti del ddl, non esistono infatti dei dati statistici completi sui chilometri di litorale occupato. E finché questo dato non emergerà in maniera concreta e definitiva, la discussione resterà apertissima.

La lettera di Robert Strauss è stata divulgata dalla Fivag-Cisl ed è disponibile in formato pdf cliccando qui.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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