Emilia-Romagna

Bolkestein, le imprese balneari di Cervia investono sulla loro forza

Affidabilità creditizia, valore economico, reputazione turistica: sono i dati dimostrati dalla ricerca che la Cooperativa Bagnini di Cervia ha commissionato a Nomisma. ''Ora siamo pronti a creare un maxi consorzio in vista delle evidenze pubbliche''.

Espropriare le imprese balneari ai loro attuali titolari determinerebbe il crack di un intero sistema economico, coinvolgendo anche le banche italiane, e per questo è impensabile far gestire le spiagge a chi non è legato al territorio. Questa la tesi dimostrata dallo studio che la Cooperativa Bagnini di Cervia ha commissionato a Nomisma, presentato ieri mattina all’Hotel Palace di Milano Marittima. E su tale tesi si basa la strategia portata avanti dalla cooperativa – che unisce tutti i 205 stabilimenti balneari del Comune di Cervia – per creare un consorzio che coinvolga ogni realtà economica della città e che sia in grado di aggiudicarsi legittimamente l’intero litorale cervese, senza perdere così le proprie aziende, non appena il governo italiano applicherà la direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi, che nel 2006 ha aperto allo scenario delle evidenze pubbliche delle spiagge italiane (ma che nel nostro paese non è stata ancora attuata).

Un vero e proprio caso nazionale, quello di Cervia, che riguarda la forza di un intero territorio organizzato in base all’economia balneare e che pretende la continuità di un sistema che funziona.

La ricerca di Nomisma dimostra che gli stabilimenti balneari del territorio cervese sono il tipo di attività più affidabile per le banche e che fanno ampio ricorso al credito garantito (71% contro una media del 42% per tutte le attività economiche della provincia), privilegiando investimenti a lungo termine (82% del totale) «che si traducono in una grande stabilità della “filiera mare” anche in tempi di crisi», come ha sottolineato Davide Capuzzo di Crif, società di analisi dei rischi finanziari che ha collaborato all’indagine.

L’attività di ricerca avviata tre anni fa dalla Cooperativa Bagnini di Cervia dimostra dunque che, in caso di gare indiscriminate delle concessioni, a rimetterci non sarebbero solo gli imprenditori balneari, bensì l’intero sistema economico che ruota intorno alla spiaggia. Per questo, il lavoro commissionato dalla cooperativa risulta meritorio e virtuoso: avendo ricavato i numeri per calcolare il valore concreto e reale delle imprese di spiaggia, si è elaborata l’unica documentazione in Italia che mette nero su bianco il pericolo a cui si rischia di andare incontro, se non si restituirà presto al settore un assetto normativo sicuro che garantisca certezza d’investimento agli attuali titolari.

A confermarlo è Luca Dondi, direttore di Nomisma: «La ricerca commissionata dalla Cooperativa Bagnini di Cervia è l’unico approccio che allarga lo sguardo sul problema Bolkestein. Con la difesa corporativa non si può vincere in Europa: occorre invece una tutela basata sui fatti, che diventi il vero e unico argomento di discussione. I numeri sono la vera carta d’identità sul valore delle imprese». E in termini di affidabilità creditizia, si tratta di cifre molto interessanti: «Il 71% degli stabilimenti balneari di Cervia è rappresentato da società di persone – ha aggiunto Capuzzo – che è già di per sé un indice di garanzia per le banche. Teniamo conto che in provincia di Ravenna le società di persone sono in media il 20%: per questo le imprese balneari di Cervia godono di un’affidabilità creditizia medio-alta, dell’87,5% per la precisione». Sono percentuali, quelle calcolati da Capuzzo, basate sui dati raccolti da tutte le banche italiane e secondo standard universali e riconosciuti da tutti gli istituti economici, a dimostrare l’autenticità delle statistiche in gioco.

Qui di seguito il nostro servizio video sul convegno:

Ma gli stabilimenti balneari di Cervia godono anche di un’elevata reputazione, come già dimostrato dallo studio realizzato lo scorso anno da Travel Appeal (vedi notizia) e riconfermato ieri da Nomisma: «Il posizionamento di Cervia come destinazione turistica è straordinario – ha sottolineato Dondi – se si pensa che è al quarto posto in Italia in termini di imprese e lavoro, dopo Milano, Bolzano e Monza; e al tredicesimo posto in termini di valore del turismo. E la nostra ricerca ha dimostrato che il merito di questi risultati appartiene agli attuali gestori delle spiagge». Tanto che Alessandra Priante, responsabile relazioni internazionali al Ministero del turismo, ha detto senza mezzi termini che «la Cooperativa Bagnini di Cervia è custode prevalente del territorio, poiché l’economia di questa località si gioca tutta sul litorale. Insomma, quello di Cervia è un esempio che tutte le località balneari italiane dovrebbero seguire».

In termini di reputazione l’indagine è molto complessa e articolata, ma basta citare qualche dato per rendersi conto di cosa si sta parlando: «700.000 mila gli arrivi di turisti a Cervia nel 2015 – ha evidenziato Silvia Zucconi di Nomisma – per 3,6 milioni di presenze con una permanenza media di 5,11 giorni, che pesano per il 10% sulle presenze in Emilia-Romagna. Per 9 turisti su 10 è fondamentale che la spiaggia sia curata, ordinata, pulita, organizzata con servizi e con un buon rapporto qualità-prezzo: caratteristiche che è facile trovare in tutti gli stabilimenti balneari di Cervia, la cui qualità arricchisce la proposta di questa destinazione ed è il motivo per cui i turisti scelgono di venire qui». D’altronde, la Zucconi ha sottolineato per esempio che nella top 5 delle destinazioni balneari con le spiagge più curate secondo i turisti, Cervia è al terzo posto dopo Gallipoli e San Teodoro.

Chi è interessato ai dati statistici completi, molto interessanti per qualsiasi imprenditore turistico, può scaricare le slide proiettate ieri da Nomisma cliccando qui di seguito:

  • Studio sul valore economico del territorio e delle imprese balneari >> scarica pdf
  • Survey sui turisti che frequentano Cervia e la reputazione delle spiagge >> scarica pdf

Ma la ricerca sulle spiagge di Cervia ha anche un merito che va al di là della Bolkestein, ed è che si tratta dell’unico autentico ragionamento in termini di territorio, «in un momento storico in cui le località turistiche italiane competono con le grandi mete internazionali e non possono più reggere da sole, ma devono fare forza insieme», come ha aggiunto la Priante. E questo soprattutto «alla luce della crescita che l’Italia ha guadagnato con i mutamenti dei flussi turistici, che hanno abbandonato le mete percepite come pericolose a causa della minaccia terroristica, favorendo la nostra penisola».

Molto interessante il ragionamento che Alessandra Priante ha condiviso per collocare la realtà delle imprese balneari nel contesto internazionale: qui di seguito è disponibile l’intervista che ci ha concesso.

Conclusa questa prima parte di ricerca, per la Cooperativa Bagnini di Cervia è ora in arrivo la sfida più importante, «quella di contribuire con responsabilità e determinazione alla realizzazione di un progetto a tutela delle imprese balneari», chiosa Danilo Piraccini della cooperativa.

«Dopo questa analisi del tessuto imprenditoriale cervese, che dimostra l’affidabilità delle nostre imprese in termini di investimenti, ora siamo pronti per passare alla fase due, quella operativa: metteremo a disposizione le nostre risorse per finanziare un consorzio che ragioni in ottica di territorio, che come abbiamo dimostrato è la strategia vincente».

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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