“Le imprese balneari italiane, nate da sforzi e sacrifici, sono una delle eccellenze del turismo nazionale. Realtà che, nonostante le difficoltà dovute a eventi meteorologici, stagionalità estrema e giornate senza presenze, continuano a rimboccarsi le maniche per garantire accoglienza, ordine, gentilezza e rispetto ai milioni di bagnanti che ogni anno scelgono le nostre spiagge”. Lo afferma il presidente onorario del Sib-Confcommercio Riccardo Scarselli, intervenendo sul dibattito di questi giorni contro gli imprenditori balneari. “Questi operatori lavorano tutto l’anno: mesi di preparazione, montaggio e smontaggio attrezzature, manutenzioni, salvataggio in mare, primo soccorso, formazione del personale, spesso senza alcun guadagno nei lunghi mesi invernali. Tutto si regge su un arco di soli 30-40 giorni di alta stagione, in cui il tempo buono permette di offrire il servizio completo che tutti conoscono e apprezzano”.
“Eppure, oggi le imprese balneari vengono ingiustamente messe all’indice”, prosegue Scarselli. “Emblematico è il caso dell’Iva: mentre tutte le altre attività turistiche in Italia applicano l’aliquota del 10%, alle imprese balneari è imposta un’Iva al 22%. Una differenza del 12% che pesa sia sui clienti sia sulle aziende, generando concorrenza sleale e sottraendo risorse che potrebbero essere investite in nuovi posti di lavoro e migliori servizi”.
“A ciò si aggiungono campagne denigratorie di chi, per interesse personale o visibilità, tenta di dipingere le imprese balneari non come custodi e valorizzatrici del bene pubblico, ma come usurpatori. Un racconto distorto che ignora il lavoro quotidiano, i rischi imprenditoriali e il ruolo fondamentale che queste attività hanno avuto, e continuano ad avere, nel promuovere l’immagine turistica della costa italiana”, sottolinea il presidente onorario Sib.
Le imprese balneari italiane, riassume Scarselli, chiedono con forza:
- Un tavolo di confronto con il governo, per riconoscere e rafforzare il ruolo storico e strategico del settore;
- Il ripristino dell’aliquota Iva al 10%, in linea con tutte le altre attività turistiche;
- La tutela contro l’applicazione distorta della direttiva Bolkestein, che prevede gare pubbliche per beni nudi, senza servizi, contrariamente allo spirito stesso della norma;
- Lo stop alla diffusione di notizie false e denigratorie che danneggiano l’intero comparto e il turismo italiano.
“Da quasi un secolo, gli stabilimenti balneari garantiscono a circa 400 milioni di bagnanti ogni anno momenti di serenità, relax, ordine e sicurezza. Qui, il semplice gesto di indossare un costume significa rigenerarsi, ritrovare il contatto con la natura e godere di un’accoglienza costruita in decenni di esperienza e passione”, conclude Scarselli. “Difendere le imprese balneari significa difendere il turismo, l’economia costiera e un patrimonio unico al mondo, ammirato e imitato da molti paesi”.
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