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Baretta presenta la riforma delle spiagge: ‘Aste su doppio binario’

Al convegno Confcommercio il sottosegretario conferma il periodo transitorio per le attuali imprese ma senza annunciarne la durata: 'Dobbiamo prima convincere l'Europa e raccogliere i dati sulle concessioni già assegnate'. L'invito alle associazioni balneari: 'Siete troppo frantumati, trovate posizione unitaria'

di Alex Giuzio

«Subito all’asta le nuove concessioni e un più lungo periodo transitorio per le attuali imprese balneari: questo l’intento del governo per la riforma del demanio marittimo. Siamo in ritardo perché è difficile far capire all’Europa questa situazione e perché mancano dati certi sulle aree date in concessione. Voi balneari dovete aiutarci e restare uniti». Così, in sintesi, si è espresso il sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta intervenuto questa mattina al convegno “Certezza d’impresa per il sistema balneare italiano”, organizzato da Confcommercio nella sua sede nazionale a Roma.

Il sottosegretario Baretta ha illustrato i punti principali della riforma delle concessioni balneari, che «sarà presentata entro poche settimane, non appena avremo chiuso la partita con l’Unione europea». Nessuna grande novità rispetto alle bozze di legge circolate nei mesi scorsi: le aste sono ritenute inevitabili, seppure dopo un «lungo periodo transitorio» dall’entità ancora non dichiarata, e nonostante in mattinata si siano susseguiti diversi interventi che hanno sostenuto la necessità di tutelare l’attuale sistema balneare italiano. In ogni caso, sembra che le posizioni del governo si stiano lentamente allineando a quanto chiesto dai sindacati di categoria.

Hanno partecipato al convegno alcuni politici (Maurizio Gasparri, Sergio Pizzolante, Lara Comi), il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, il presidente Sib-Confcommercio Riccardo Borgo e diversi studiosi e professori che hanno dimostrato con efficaci interventi la necessità di non espropriare le imprese balneari esistenti. A questi il sottosegretario Baretta ha risposto ammettendo il «ritardo del paese, del governo e degli imprenditori balneari» sulla riforma delle spiagge e sottolineando l’urgenza di «costruire un’anagrafe nazionale che dimostri l’estensione delle spiagge libere», in modo da «istituire le evidenze pubbliche su un doppio binario: subito le aree non assegnate in concessione, dopo un lungo periodo transitorio quelle su cui già insistono imprese. Ma si tratta di una strada difficile da far capire all’Unione europea, soprattutto in mancanza di dati certi: aiutateci a raccoglierli, invitando le amministrazioni comunali a inviarceli come abbiamo già richiesto. Purtroppo ci hanno risposto in appena 300».

Il sottosegretario intende tutelare gli attuali imprenditori con delle «gare premiali», ma per questo è necessario «individuare l’indennizzo del valore commerciale dell’impresa». E anche questa «è una strada di cui l’Europa va convinta». Baretta ha infine puntato il dito contro la «mancanza di unità» delle associazioni balneari, che ha reso «difficoltoso il mantenimento di un tavolo tecnico a fronte di tanta frantumazione. Cercate di fare uno sforzo per trovare un’unica posizione che possa sbloccare questa trattativa».

Al discorso del sottosegretario ha risposto il presidente del Sib-Confcommercio Riccardo Borgo, ricordando che «le associazioni sono unite perché firmano insieme tutti i documenti», ma invitando comunque «ad assumersi ognuno le proprie responsabilità per raggiungere una posizione unica e chiara» e ribadendo che «chi non si ritrova nelle posizioni del sindacato può tranquillamente uscirne». Borgo ha inoltre ribadito i «quattro punti chiesti dai balneari, che sono complementari tra di loro e condivisi da tutte le associazioni di categoria: periodo transitorio di 30 anni per le attuali imprese e immediata assegnazione di nuove concessioni; riconoscimento del valore commerciale delle nostre imprese; possibilità di modificare la linea demaniale con alienazione con diritto di opzione a nostro favore; riforma dei canoni demaniali in direzione più equa e sostenibile».

Molto apprezzati anche gli interventi dei professori Luciano Sbraga (Ufficio studi Fipe-Confcommercio) e Gianluca Gregori (pro-rettore dell’Università politecnica delle Marche) e degli avvocati Saverio Sticchi Damiani e Roberto Righi, l’introduzione del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e i discorsi del senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia), del deputato Sergio Pizzolante (Nuovo Centrodestra) e dell’europarlamentare Lara Comi (Ppe).

Per chi ha più tempo e non ha potuto seguire la diretta streaming dell’evento, riportiamo il video dell’intervento di Baretta e della risposta di Borgo, nonché una trascrizione degli interventi principali.

Sangalli: ‘Il patrimonio delle imprese balneari va rafforzato e non liquidato’

«Il settore balneare sta vivendo un momento difficile, soprattutto per i pertinenziali che non hanno avuto la moratoria di cui hanno bisogno. In generale il turismo è in crisi, ma quello balneare lo è ancora di più. Eppure voi balneari raccontate un pezzo d’Italia, la storia della piccola impresa familiare che si è data da fare con fatica e forza di volontà, in un vuoto legislativo poi rimediato in modo frettoloso e iniquo da parte dello Stato. Voi raccontate la storia del turismo e lo Stato non vi sta dando la dovuta tutela. Eppure il settore turistico turistico produce il 6% del Pil e contribuisce in modo esponenziale al nostro indotto economico. Il turismo è la nostra domanda interna ed esterna; in altre parole è l’export che ci facciamo in casa, poiché gli stranieri vengono a prendere i nostri prodotti in Italia anziché farli portare noi nei loro paesi. Voi infine raccontate la storia di tante imprese che non chiedono privilegi, ma solo trasparenza, equità e stabilità per poter fare bene il proprio lavoro. E soprattutto chiedono un dialogo aperto per poter portare le proprie ragioni e trovare un punto equilibrio tra concorrenza, valorizzazione, benessere e piccola impresa».

«Un sistema che ha peculiarità uniche al mondo merita uno sforzo condiviso di ragionevolezza, consenso e buonsenso. Oggi abbiamo la dimostrazione di quando siano fondamentali i corpi intermedi, cioè le rappresentanze di categoria, che aggregano gli interessi e in questo caso portano le ragioni di 30 mila imprese che occupano 300 mila addetti. Bisogna essere forti per trattare con il governo e portare la propria voce all’Unione europea. Solo portando una posizione ragionevolmente unica si può discutere di allungamento della durata delle concessioni, come peraltro è stato già ottenuto da altri paesi come Spagna e Portogallo, e di riforma dei canoni. Oggi la nostra economia è in fase di ripresa, il che non significa lasciarsi abbandonare all’ottimismo, bensì supportarla con politiche adeguate, soprattutto diminuendo la pressione fiscale in modo stabile e generalizzato».

«C’è infatti il solito problema che ci attanaglia: la burocrazia. Ogni impresa deve adempiere 120 adempimenti fiscali all’anno – uno ogni tre giorni. Bisogna semplificare la fiscalità. In Italia le tasse si pagano tre volte: prima come imposte, poi come burocrazia e infine come incertezza. Serve più semplificazione, intesa come coerenza tra le norme. C’è bisogno di semplicità per fare impresa, altrimenti sul mercato non vincerà il più bravo ma il più furbo. I balneari chiedono questa certezza e questa stabilità. Mi augfuro che oggi si cominci a costruire qualcosa di positivo e lungimirante per le concessioni balneari e aiutare così il nostro paese».

Gasparri: «Il governo riapra il tavolo tecnico»

«Chiedo al sottosegretario Baretta, con cui spesso mi confronto sulla questione balneare, di riprendere i lavori di quel tavolo tecnico instaurato con associazioni di categoria, forze politiche ed enti locali. C’è stato un cambio di governo nel frattempo, ma riteniamo che quel lavoro sia assolutamente da riprendere. La proroga al 2020 fu approvata per varare una riforma, e questo non è stato ancora fatto. Bisogna muoversi».

Luciano Sbraga: «Il sistema balneare, un valore italiano»

«Da tanti anni i diversi comparti turistici italiani (culturale, balneare, eccetera) vivono in concorrenza e questo è sbagliato: è ora di uscire da questa polemica dei turismi contrapposti. Il turismo balneare comunque rimane il comparto più forte, poiché riguarda un turista su tre in Italia. Negli ultimi anni il settore è in forte calo (-15% in 5 anni) ma agli stranieri sta piacendo di più (+13%). Dobbiamo coltivare il turismo balneare, non con modalità da terzo mondo (come accade nei villaggi onnicomprensivi), bensì valorizzando le nostre imprese legate al territorio. Purtroppo, tra crisi e condizioni meteorologiche avverse, le cose dal punto di vista interno stanno andando peggo persino di quanto affermano le statistiche. La permamenza al mare allunga la vancaza – questo è dimostrato – e dato che soffriamo di permanenze brevi, dobbiamo lavorare sul turismo balneare per allungare la permanenza media dei turisti. Siamo un paese in mezzo all’acqua, con coste che nessun altro paese può vantare, e il sistema di filiera che c’è dietro è molto complesso e produce valore aggiunto, occupazione e 20 miliardi di euro di soli consumi (in confronto ai mezzi di trasporto che ne producono 16 e all’arredamento che ne produce 11). Le concessioni demaniali sono nel cuore di questo sistema con le loro 28 mila imprese. Negli ultimi 150 anni gli stabilimenti non sono rimasti fermi nel loro privilegio, come alcuni tendono a far credere, bensì si sono evoluti in linea con le esigenze del turismo: dagli anni ’50 con le vacanze esclusivamente in spaiggia si è passati all’oggi con strutture integrate complesse, centri integrati di servizi, oasi di wellness a tutto tondo sia per lunghe vacanze sia per chi stacca una giornata da una vacanza in una città d’arte. Queste imprese si sono mosse in modo molto rapido e non hanno campato sugli allori; oggi la concorrenza è internazionale e i punti di forza degli stabilimenti balneari italiani sono due: la professionalità degli operatori e la loro cordialità e accoglienza. Chiunque può dare ombrelloni e lettini in spiaggia, ma questi due elementi sono propri delle imprese dove ci sono le facce del titolare e della famiglia che le gestisce. Questo è il valore aggiunto del sistema imprenditotiale turistico italiano. Questo è punto di forza che dobbiamo coltivare in un mercato globale sempre più competitivo».

Gianluca Gregori: «Si sta rovinando la Blue economy con la minaccia delle aste»

«L’importanza delle strutture balneari è legata all’importanza del turismo in quella località. La spiaggia è l’elemento attrattore, ma il posizionamento di quella località lo fanno gli stabilimenti balneari. Queste imprese, inoltre, contano su una fedeltà pluriennale dei loro clienti; addirittura ci sono intere generazioni che passano in quello stesso stabilimento con componenti di ritorno molto forti. In termini di sfide, il prodotto balneare classico mostra segni di maturità; l’internazionalizzazione piò crescere a fronte di una domanda interna in calo, e sicuramente l’operatore balneare può effettuare interventi a favore dell’ambiente, ma ricordiamo che ciò dipende da fattori incontrollabili come l’erosione e l’inquinamento. In sostanza, occorre cominciare a parlare di "Blue economy" e legare il comparto balneare a essa. Gli interventi sul settore turistico devono tenerne conto, cercando di collegare i vari settori della Blue economy per la massima convergenza possibile. Lo Stato vuole incassare solo più soldi dalle concessioni o vuole incentivare la Blue economy? Ci sono aree turistiche intere che si sono riposizionate proprio grazie agli interventi degli stabilimenti balneari. Il comparto è cresciuto grazie ad alcuni vantaggi delle concessioni; ora lo vogliamo rovinare con il far west delle aste? Io sono liberista, ma per le aste ha senso partire da base zero, non da base in corso! Incentivare gli investimenti più ingenti per assegnare concessioni più lunghe significa entrare in una logica finanziaria anziché produttiva. Significa cioè far entrare grandi società finanziarie che acquistano il meglio e portano avanti la logica del commercio multinazionale che ben sappiamo essere sbagliata. Il rischio è di un turismo globalizzato: andare verso questa direzione anziché valorizzare i nostri territori significa prendere una strategia contraria a quella che si deve seguire per valorizzare il nostro turismo».

Pizzolante: «Subito una legge-quadro per salvare le imprese balneari»

«Vorrei cominciare dalla questione dei canoni pertinenziali incamerati, che mi sta molto a cuore e che mi ha molto impegnato nelle ultime settimane. Non è una questione politica ma una questione umana, perciò va affrontata in modo diverso da come è stato fatto finora. Non siamo riusciti ancora a risolverla, nemmeno approvando il mio emendamento al Milleproroghe per rimandare il pagamento di pochi mesi in attesa della riforma generale che servirà a sanare questa questione. Lo Stato non può diventare nemico dell’impresa: per questo non ho votato la fiducia nel Milleproroghe, anche se sostengo questo governo. Perché non si riesce a fare questa breve proroga? Non è una questione economica ma umana. Ci sono 200 imprese in punto di morte, e non possiamo accettarlo».

«Venendo alla questione balneare generale, ricordo che le imprese di spiaggia sono nate non per accidente di dio, ma perché lo Stato glielo ha consentito con il rinnovo automatico delle concessioni, che poteva piacere o non piacere a seconda delle opinioni ma era così, e in base a quella normativa sono nate 30 mila imprese e un settore economico di successo e di competitivtà per il turismo del nostro paese. Non possiamo cancellarlo per un’ottusa interpretazione di una direttiva europea sulla concorrenza. È vero che il demanio è pubblico, ma l’impresa che vi è sorta è privata e difendere le imprese è un concetto liberale e liberista. L’Unione europea deve sapere che le coste italiane sono occupate solo da 1000 chilometri in concessione e che altri 4000 sono liberi: partiamo da quelle aree libere da assegnare sin da subito. Bisogna trovare una normativa-quadro nazionale con margini di manovra per le regioni. Spero che nei prossimi giorni si possa riprendere a ragionare con il governo di queste questioni, come si fece un anno fa».

Righi: «L’esproprio delle imprese è incostituzionale»

«Con l’articolo 49 del Codice della navigazione, cessando la concessione balneare, il proprietario superficiario (che lo è perché paga l’ICI) subisce l’incameramento della struttura. Si tratta di una vicenda espropriativa. Eppure sull’impresa vige un diritto di proprietà confermato da varie sentenze». L’avvocato Righi, specializzato in demanio marittimo, nel suo intervento ha analizzato numerose interpretazioni giuridiche per arrivare ad affermare che «l’esproprio sarebbe una violazione del vostro diritto di proprietà e l’art. 49 è dunque incostituzionale. Auspico che un giudice lo affermi presto».

Sticchi Damiani: «Le concessioni balneari non sono appalti e vanno tutelate»

«Il regime transitorio e il legittimo affidamento consentono l’imprenditoria balneare, eppure vengono letti in contrasto con il principio comunitario di concorrenza. A mio parere c’è molta confusione in materia. Innanzitutto la direttiva Bolkestein tratta le concessioni demaniali come normali appalti pubblici, e questo è sbagliato. Ben vengano la libera concorrenza e le procedure trasparenti negli appalti pubblici, ma questi principi non possono trovare uguale applicazione nel settore delle concessioni demaniali perché ci sono peculiarità diverse, tra cui l’avviamento che è un diritto fondamentale garantito persino dallo stesso diritto comunitario, e che negli appalti non c’è perché hanno un inizio e una fine ben definiti, mentre le concessioni balneari hanno goduto di una normativa di rinnovo automatico e di diritto di insistenza che hanno generato il legittimo affidamento, il quale è un valore giuridico che deve essere tutelato. Se proprio bisogna andare in direzione di un regime concorrenziale – e sono molto scettico su questa necessità – ci sono 4000 chilometri di costa ancora liberi. Sulle imprese esistenti bisogna invece garantire un regime transitorio, come fatto in Spagna con la proroga di 75 anni».

Baretta: «Convincere l’Europa sulle aste a doppio binario»

Il sottosegretario ha iniziato con una stoccata sulla strategia portata avanti dalle associazioni: «Sul percorso di riforma delle concessioni balneari abbiamo due strade davanti, entrambe legittime: la prima è quella delle serie e intraprendenti battaglie di principio, sia sul piano legislativo che giuridico; la seconda è quella della ricerca delle soluzioni politiche. Queste due strade non sono necessariamente in contrasto, ma hanno conseguenze diverse: se si privilegia una battaglia solo di principi si rischia di non guidare fino in fondo le soluzioni politiche, e viceversa. Penso che sia giusto fare una battaglia di principi, ma bisogna sempre avere presente che a un certo punto una soluzione politica deve arrivare, e che sarà una soluzione di compromesso. Appartiene a me il dovere di trovare queste soluzioni per le concessioni balneari; alcune le ho già trovate e non tutte siamo riusciti a ottenerle, per vari problemi di governo e parlamento».

Prima di illustrare la riforma generale, un passaggio sui pertinenziali che ancora sono in attesa di un provvedimento urgente: «Sulla questione dei pertinenziali non siamo sempre stati nitidissimi a distinguere la questione del rinvio del pagamento da quella delle concessioni: entrambe erano in campo, ma era difficile spostare il pagamento perché era stato rimandato e perché, per questioni di bilancio, si può spostare con facilità un pagamento all’interno di un anno, mentre è molto più difficile scavalcare un anno come era necessario per i pertinenziali. A volte certe situazioni presentano sfumature del genere di cui tutti dobbiamo avere coscienza».

Poi è arrivato il tanto atteso discorso sui contenuti della riforma generale del demanio marittimo, che secondo Baretta «sta facendo i conti con tre ritardi che dobbiamo superare: il ritardo del paese, del governo, dei balneari. Per quanto riguarda il primo, il nostro paese ha un ritardo sulla propria strategia turistica, che lo rende debole anche nella trattativa con l’Europa sulle concessioni demaniali. Se la Spagna ha ottenuto i 75 anni di proroga, è perché ha messo in campo una strategia bene organizzata che ha ottenuto un effetto positivo, mentre a noi questo manca, ed è colpa dell’intero paese, dagli amministratori agli imprenditori. Innanzitutto, per individuare una strategia turistica dobbiamo distinguere gli investitori esteri dalla malavita, altrimenti non usciremo mai dal nostro provincialismo. Questo è un grande tema ed è doveroso per tutti affrontarlo e metterselo in testa, poiché può aiutarci sia in questa fase sia in una discussione più generale con l’Unione europea e il resto del mondo».

«Il secondo ritardo è del governo: la proposta di legge è pronta, ma siamo incappati nelle dimissioni del ministro agli affari regionali Maria Carmela Lanzetta che era tra i responsabili della riforma. Ne approfitteremo per continuare a lavorarci, e sono disponibile a continuare il confronto sia formale che informale con le associazioni di categoria. Intanto vi illustro i punti principali del testo di legge, che non è ufficiale ma che avete già avuto modo di leggere:

  • Durata delle concessioni. Su questo aspetto la trattativa con l’Europa non è affatto facile. Come sapete, la Commissione europea considera il termine del 31 dicembre 2015 come definitivo, e c’è attualmente un negoziato in atto per convalidare la proroga al 2020 per affrontare la complicata strada di provare a distinguere le concessioni esistenti dalle nuove concessioni. Abbiamo comunicato all’Unione europea la nostra intenzione di voler istituire le evidenze pubbliche su un doppio binario: al partire dal 2016 per le aree libere e dopo un più lungo periodo transitorio per le concessioni su cui già insistono imprese. Si tratta di una trattativa tutta in salita, che vede oppositori sia a Bruxelles che a Roma, e il ministero dell’economia è attivo per superarle. La principale difficoltà riguarda la mancanza di un’anagrafe nazionale attendibile sulle concessioni assegnate e non. È impressionante che lo Stato non ce l’abbia, ma abbiamo già chiesto ai Comuni – gli unici soggetti che sono in possesso di questi dati – di inviarci tutta la documentazione necessaria. Abbiamo però ricevuto appena 300 risposte che sono largamente insufficienti. Vi chiedo di collaborare sollecitando le vostre amministrazioni locali per costruire questo archivio che il Ministero delle infrastrutture, seppure ne abbia la competenza formale, non ha mai istituito. Se riusciremo ad avere questa anagrafe nazionale delle concessioni balneari, potremo facilitare il negoziato; altrimenti la sua mancanza continuerà a rallentare il varo della riforma.
  • Indennizzo del valore commerciale. Si tratta di un tema delicato, poiché dato che le gare prima o poi si faranno, dobbiamo sapere cosa succederà a chi le perde, soprattutto se da tanti anni gestisce un’impresa. Individuare un indennizzo è importante perché può permetterci di istituire gare premiali, cioè favorendo chi ha già investito e assegnato valore e storia a quella concessione. Ma tale valorizzazione va messa per iscritto in anticipo. E anche questa rimane comunque un’opzione che non convince l’Europa.
  • Canoni. Vogliamo cambiare sistema e passare all’assegnazione del terreno a metro quadro. Sulle attuali concessioni balneari lo Stato incassa 100 milioni di euro all’anno, che non è una cifra straordinaria. Intendiamo alzarli per incassare almeno un miliardo di euro, rendendo più equilibrata la situazione ma senza incidere troppo sul singolo imprenditore.
  • Demarcazione della linea demaniale. È un tema che personalmente mi appassiona, seppure non sia facilissimo e veda opinioni diverse a seconda dei territori. Lo scorso anno, quando abbiamo presentato la proposta di sdemanializzazione, ci sono state forte contestazioni. Ma la soluzione non può essere abbandonata. Attualmente la linea demaniale è troppo incerta a causa delle stratificazioni storiche susseguitesi nel tempo, e va assolutamente sistemata, lasciando ovviamente la spiaggia pubblica.

Ho citato i punti della riforma delle concessioni balneari che affrontano in maniera innovativa la situazione attuale. Se riusciremo a chiudere la partita con l’Europa, potremo presentare la proposta di legge entro pochi mesi. Ma sono pronto a discuterne sin da ora con i rappresentanti degli imprenditori. A patto che venga risolto l’ultimo dei tre ritardi a cui ho accennato: quello dei rappresentanti dei balneari, colpiti da un’eccessiva frantumazione. Lo scorso anno, quando abbiamo aperto il tavolo tecnico citato dal senatore Gasparri, è stato molto difficile tenerlo unito proprio a causa delle divisioni tra le varie associazioni. Il mio invito è a unirvi, pur nella diversità di opinioni ma trovando una posizione realmente unitaria che possa far avanzare concretamente la trattativa. Per affrontare questa nuova stagione di lavoro, vi chiedo caldamente di fare uno sforzo per arrivare con una rappresentanza che sia in grado di portarci una posizione, che sia una. Altrimenti le nostre fatiche aumenteranno».

Borgo: «Siamo uniti e vogliamo una riforma adeguata»

«Il sottosegretario Baretta ci ha lanciato una sfida e mi pare necessario accettarla. Noi vogliamo che questo sistema cresca, e per far sì che ciò avvenga dobbiamo tutelare il futuro delle nostre imprese. Vogliamo una riforma, e vogliamo soprattutto che questa riforma non si incagli con la prima sentenza del Consiglio di Stato».

«Per quanto riguarda l’unitarietà, ricordo che i documenti che presentiamo al tavolo sono sempre sottoscritti da tutte le organizzazioni sindacali. Vorrei che il governo non ascoltasse chi urla di più, ma chi ha la vera rappresentatività, e cioè chi viene ai tavoli. Richiamo comunque tutti i rappresentanti ad assumersi la propria responsabilità per individuare una posizione chiara e nitida: chi non si rispecchia nelle opinioni del sindacato, può tranquillamente uscirne».

«Ricordo che abbiamo istituito una piattaforma unitaria allo scorso Sun di Rimini durante la quale sono stati approvati quattro punti irrinunciabili per gli imprenditori balneari, e complementari tra loro: periodo transitorio di 30 anni per le attuali imprese e immediata assegnazione di nuove concessioni; riconoscimento del valore commerciale delle nostre imprese; possibilità di modificare la linea demaniale con alienazione con diritto di opzione a nostro favore; modifica dei canoni demaniali in direzione più equa e sostenibile. Questa piattaforma è aperta ai contributi di chiunque, a patto di tutelare le nostre imprese».

«Per il resto siamo pronti a confrontarci sui testi scritti e ad assumerci la responsabilità ad andare dai nostri rispettivi sindaci per costringerli a inviare al ministero i dati sulle concessioni demaniali. Per quanto riguarda la mia organizzazione, mi assumo l’impegno a soddisfare questa fondamentale necessità».

«Se sarà convocato un nuovo appuntamento del tavolo tecnico, siamo pronti a partecipare e a fare il nostro dovere. Ma ricordo l’urgenza di risolvere la questione dei canoni in maniera equa, salvando quelle imprese pertinenziali che stanno morendo a causa delle cifre troppo alte: mi auguro che una soluzione per loro sia dietro l’angolo, perché ogni volta che li guardiamo negli occhi leggiamo la loro disperazione. Siamo pronti anche a impegnarci in un intervento di solidarietà».

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