Attualità

Baretta: ‘Legge di stabilità non ancora conclusa’

Il sottosegretario all'economia non conferma l'assenza della riforma del demanio marittimo nella nuova legge in approvazione.

di Alex Giuzio

«La legge di stabilità si conclude alla fine del percorso parlamentare». Così Pier Paolo Baretta (nella foto) ha replicato alle preoccupazioni delle associazioni balneari, che nel comunicato di ieri (vedi qui) hanno lamentato l’assenza del piano di sdemanializzazione degli stabilimenti balneari promesso dal sottosegretario al ministero dell’economia lo scorso 26 settembre.

In una nota diffusa alle agenzie di stampa, Baretta ha anche polemizzato con le associazioni balneari, sottolineando che «il frequente ricorso ai comunicati stampa e a prese di posizione ultimative non aiutano certo a soluzioni equilibrate di un capitolo così importante e delicato».

La questione delle imprese balneari italiane, da vari anni in uno stato di incertezza a causa della direttiva europea Bolkestein che minaccia le evidenze pubbliche delle concessioni demaniali marittime, sembra insomma destinato ad avere degli sviluppi immediati. Il sottosegretario ha infatti riconosciuto l’urgenza del problema: «Il governo ha aperto un confronto, con gli enti locali e le categorie interessate, per la definizione di una legge quadro sul demanio marittimo. Al tempo stesso, è intenzione del governo interloquire con l’Unione europea per quanto riguarda gli effetti, nel nostro paese, della direttiva Bolkestein. Si tratta di un percorso che ha bisogno di tutti gli approfondimenti necessari».

Con le sue dichiarazioni, Baretta sembra concentrare le speranze su eventuali emendamenti che potrebbero avviare il piano di riforma del demanio marittimo, basato sulla sdemanializzazione della parte di concessione su cui insistono i manufatti. Ma è certo che una legge di così ampio respiro dovrà includere svariati aspetti normativi e burocratici da concordare con le associazioni di categoria, in modo da attuare una riforma il più possibile completa e condivisa.

Come hanno sottolineato le associazioni Sib Confcommercio, Fiba Confesercenti, Cna Balneatori, Assobalneari Confindustria e Oasi Confartigianato, particolarmente grave è il problema delle circa 200 imprese balneari colpite dagli spropositati canoni pertinenziali. Subito dopo ci sono le altre 28 mila, che hanno bloccato i loro investimenti da quando la direttiva Bolkestein minaccia la loro scomparsa.

Così riassume la situazione Manuela Granaiola, senatrice del Pd: «Un’occasione perduta il mancato inserimento nel disegno di legge di stabilità della proposta di soluzione per le concessioni demaniali marittime annunciata dal sottosegretario Baretta. Avrebbe consentito di porre fine in modo soddisfacente per lo Stato, per il demanio e per le categorie a un’annosa vicenda che sta bloccando tutto il settore, dove a seguito dell’incertezza normativa siamo di fronte a un blocco degli investimenti, al blocco delle assunzioni, alla mancata concessione di credito da parte delle banche. 30.000 aziende bloccate, 300.000 lavoratori a rischio, 3 milioni di persone che lavorano nell’indotto e che rischiano di andare a casa, una grande occasione perduta per lo Sato di far cassa da un settore del turismo che ancora resiste e che contribuisce, ameno fino a ora, a una fetta consistente del Pil. Senza parlare delle circa 300 aziende, i cosiddetti “pertinenziali”, che se non ottengono una ulteriore moratoria per il pagamento degli esosi canoni Omi, oggettivamente insostenibili, saranno costrette a chiudere i battenti. Pur comprendendo le motivazioni del sottosegretario Baretta, che intende acquisire il parere delle regioni e degli enti locali su una questione così spinosa, mal si digeriscono le opposizioni del ministro Orlando, forse indotte da un pregiudizio pseudo ambientalistico, e quelle del rappresentante delle regioni, che sembra aver recepito solo il parere del sindaco di Rimini e dell’assessore al turismo dell’Emilia-Romagna, sempre di Rimini, il cui pensiero è ormai noto dalla notte dei tempi e tende a privilegiare i grandi investimenti, anzichè tutelare il mondo delle piccole imprese, che sono la vera linfa vitale della nostra economia. Ma il tempo non è ancora scaduto per il governo: si può sempre rimediare, se davvero la maggioranza in parlamento è d’accordo. Per i balneari invece il tempo della pazienza è davvero finito, perchè ci sarà anche chi in questi anni ha pagato canoni irrisori, ma io personalmente ne conosco tanti, anzi tantissimi, in tutta Italia, che pagano i giusti canoni, che hanno investito migliaia e migliaia di euro, che stanno pagando mutui salatissimi e che sopratutto danno lavoro a tante persone e che svolgono una funzione importantissima di tutela delle coste, di sicurezza e soccorso in mare, e sul mare, che rendono il nostro sistema di balneazione attrezzata unico al mondo. Il commissario Bolkestein intenda, o qualcuno del governo finalmente glielo faccia intendere».

Anche Angelo Zerilli, capitano di vascello in congedo ed ex responsabile della portualità turistica al ministero dei trasporti, ha oggi definito una serie di priorità che la riforma del demanio marittimo dovrebbe affrontare: «La momentanea "dimenticanza" delle imprese balneari nella legge di stabilità – afferma Zerilli – potrebbe concedere tempo per preparare una proposta di legge condivisa dalle varie associazioni, che tenga debito conto di alcuni punti fondamentali: vendita della zona da sdemanializzare con opzione agli attuali concessionari; rinnovo pluriennale (sei anni) della concessione delle aree demaniali agli attuali concessionari; chiara indicazione delle competenze e sopratutto dei tempi e delle modalità di effettuazione dei ripascimenti costieri; accantonamento di una percentuale dei canoni demaniali incamerati dallo Stato e dalle Regioni per fronteggiare le maggiori incidenze dell’erosione costiera; riformulazione e/o abrogazione degli articoli del Codice della navigazione e del relativo regolamento che trattano di concessioni demaniali, della consegna delle aree demaniali e del prelievo di sabbia dal fondo marino».

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