Attualità

Bocca: “Bandi spiagge, preferenza agli albergatori con la riforma”

In vista del riordino delle concessioni balneari, il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca illustra le esigenze della sua categoria.

E se la riforma delle concessioni balneari istituisse una maggiore premialità o un diritto di prelazione per gli albergatori, al fine di aggiudicarsi le evidenze pubbliche delle spiagge? La voce sta circolando con insistenza: tra i palazzi di governo sarebbero in corso delle trattative per favorire la riaggiudicazione degli stabilimenti balneari a chi possiede anche un albergo. Nulla di ufficiale ancora, dal momento che la legge-delega per iniziare il processo di riforma deve ancora essere approvata in consiglio dei ministri, ma il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca conferma a Mondo Balneare questa importante esigenza: «Chiediamo che venga inserita tra i criteri che regolano la procedura di assegnazione mediante gara, la preferenza per i progetti che preservano la continuità e l’unicità della gestione, anche in relazione ai casi in cui l’esercizio della concessione sia collegato ad attività che operano su aree non demaniali». Questo perché, prosegue il presidente di Federalberghi, «le imprese alberghiere hanno alcune particolarità rispetto agli altri concessionari, in quanto l’uso di aree demaniali costituisce per esse un’utilità strettamente inerente all’impresa, tale da comportare in caso di separazione un pregiudizio grave e irreparabile».
Abbiamo intervistato Bernabò Bocca, che oltre a sedersi al vertice di Federalberghi è anche senatore di Forza Italia, per saperne di più su come gli albergatori stanno vivendo questo delicato momento di passaggio e per conoscere le esigenze di chi gestisce le strutture ricettive che insistono nelle località costiere.

L’attuale governo sta lavorando alla riforma delle concessioni balneari, istituendo le evidenze pubbliche come richiesto dalla direttiva europea Bolkestein. Sono numerosi gli albergatori che, essendo anche titolari di spiagge, sono toccati dalla questione: come stanno vivendo questo particolare momento di incertezza normativa?

«Le nostre imprese sono fortemente preoccupate in vista della revisione della disciplina delle concessioni demaniali marittime, anche alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia europea. Si tratta di piccole imprese, spesso a conduzione familiare, che operano in aree demaniali utilizzate in regime di concessione».

Secondo quanto annunciato dagli esponenti del governo, dopo un periodo transitorio la riforma istituirà le evidenze pubbliche delle concessioni tutelando i precedenti titolari con il riconoscimento del valore commerciale in caso di perdita dell’impresa. Come giudica questa direzione intrapresa dal governo?

«La disciplina della materia ha storicamente contemplato concessioni di durata limitata (inizialmente stagionale, poi quattro anni e infine, dal 2001, sei anni). La precarietà temporale di tali concessioni era però temperata dal riconoscimento del diritto di preferenza, poi insistenza, e quindi rinnovo automatico, riconosciuto al precedente concessionario, e ciò all’esclusivo fine di incentivarlo a proseguire l’attività e a effettuare nuovi investimenti nel settore.
Le imprese alberghiere presentano alcune particolarità rispetto agli altri concessionari, in quanto l’uso di aree demaniali costituisce per esse un’utilità strettamente inerente all’impresa, tale da comportare in caso di separazione un pregiudizio grave e irreparabile».

In alcune località balneari si stanno stringendo alleanze tra albergatori e balneari per essere più competitivi nelle future evidenze pubbliche. Recente è per esempio il caso di Jesolo con la creazione di un consorzio (vedi notizia). Questa strada è secondo lei utile e possibile per preservare la competitività del sistema turistico balneare italiano?

«La perdita della concessione demaniale comporterebbe per l’attività alberghiera una mutilazione con conseguenti danni insostenibili in termini economici. È necessario pertanto costruire un nuovo quadro normativo per l’intero settore, che possa assicurare uniformità di applicazione sul territorio nazionale, la certezza per gli investimenti e la sicurezza per la prosecuzione dell’attività per quelle imprese che, con la loro peculiarità, hanno fatto la storia e determinato il successo del turismo del nostro paese. Nella predisposizione della nuova disciplina si dovrà, comunque, considerare che l’ordinamento italiano ha inteso sviluppare, attraverso il diritto di preferenza prima e il diritto di insistenza dopo, un principio di stabilità del rapporto concessorio a cui si sono fino a ora ispirate le stesse linee di politica economica del settore».

Cosa ne pensa della proposta, di cui si sta discutendo tra gli attori politici responsabili della riforma, di garantire una premialità – se non addirittura un diritto di prelazione – a chi possiede alberghi vicini alle concessioni balneari che saranno messe a evidenza pubblica?

«Chiediamo che venga inserita tra i criteri che regolano la procedura di assegnazione mediante gara, la preferenza per i progetti che preservano la continuità e l’unicità della gestione, anche in relazione ai casi in cui l’esercizio della concessione sia collegato ad attività che operano su aree non demaniali, nonché la tutela ambientale e la specificità territoriale dei servizi prestati».

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
Seguilo sui social: