Marche

Gare balneari, a Fermo si punta sulla qualità dei servizi: ecco i criteri dei nuovi bandi

La bozza nazionale privilegia sostenibilità, accessibilità, destagionalizzazione e tutela del lavoro. Nella provincia fermana sono 153 le concessioni interessate dal riordino, mentre i Comuni si preparano alle procedure di affidamento.

La qualità dei servizi offerti ai turisti, la sostenibilità ambientale, l’accessibilità delle spiagge e la tutela dell’occupazione saranno gli elementi principali per l’assegnazione delle concessioni balneari. Sono i principi che seguiranno i bandi delle concessioni balneari nei sei Comuni del Fermano, adeguandosi alla bozza del bando-tipo nazionale presentata il 30 settembre dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alla Conferenza Unificata. Le nuove regole interesseranno 153 concessioni demaniali a uso turistico-ricreativo, di cui 137 destinate a stabilimenti balneari. Per le amministrazioni locali si apre quindi una fase di preparazione delle gare che dovrà tenere conto sia delle caratteristiche delle singole spiagge sia delle opportunità di miglioramento dell’offerta turistica.

La principale novità contenuta nello schema ministeriale riguarda il peso attribuito alla qualità delle proposte. Su un massimo di 110 punti, ben 100 saranno riservati all’offerta tecnica e soltanto 10 alla componente economica. A fare la differenza nella selezione dei concessionari saranno dunque soprattutto gli investimenti programmati, l’organizzazione dei servizi, le iniziative per prolungare la stagione turistica e le misure a favore dei lavoratori.

Particolare attenzione sarà riservata anche alla sostenibilità ambientale e all’accessibilità, due aspetti sempre più importanti per la gestione delle spiagge. I progetti presentati dai concorrenti dovranno quindi dimostrare la capacità di valorizzare le aree demaniali, garantendo servizi adeguati alle esigenze dei frequentatori e una fruizione inclusiva del litorale.

Il sistema proposto dal Ministero ridimensiona invece il peso del rialzo del canone demaniale, al quale potranno essere assegnati al massimo tre punti su 110 e soltanto in presenza di comprovate esigenze. La competizione tra gli aspiranti concessionari dovrebbe pertanto concentrarsi principalmente sulla qualità complessiva delle offerte, piuttosto che sull’aumento del corrispettivo versato allo Stato.

Per quanto riguarda la componente economica, uno degli elementi centrali sarà l’eventuale rialzo dell’indennizzo da riconoscere al concessionario uscente. La somma, a carico del nuovo affidatario, dovrà tenere conto degli investimenti non ancora ammortizzati e della remunerazione di quelli effettuati negli ultimi cinque anni, senza comprendere l’avviamento commerciale.

Su questo aspetto sono tuttavia necessari ulteriori chiarimenti. Le Regioni hanno infatti chiesto di approfondire il rapporto tra i criteri contenuti nella bozza ministeriale e le disposizioni del decreto legge 131 del 2024, che prevedono la valutazione dell’importo offerto rispetto a quello minimo.

Un ruolo importante nella definizione delle future concessioni spetterà ai Comuni, che potranno inserire nei bandi specifici obblighi a beneficio della collettività. Tra questi figurano la pulizia delle spiagge libere confinanti con gli stabilimenti, il servizio di salvamento, la manutenzione dei gavitelli e la realizzazione di percorsi e corridoi accessibili alle persone con disabilità.

Si tratta di condizioni che potrebbero contribuire a migliorare la qualità complessiva del litorale, estendendo alcuni servizi anche alle aree non attrezzate. Le amministrazioni dovranno inoltre prevedere controlli almeno biennali sul rispetto degli impegni assunti dai concessionari, con la possibilità di avviare procedure di decadenza in caso di inadempienze.

Un’altra scelta significativa riguarderà la durata degli affidamenti. La possibilità di assegnare una concessione per cinque oppure per vent’anni avrà conseguenze sia sulla programmazione degli investimenti sia sulle future opportunità di accesso al mercato. I Comuni dovranno quindi individuare soluzioni coerenti con le caratteristiche dei territori e con gli obiettivi di sviluppo turistico.

Nella provincia di Fermo, il maggior numero di concessioni si concentra a Porto San Giorgio, che ne conta 67, pari al 44% del totale provinciale. Seguono Porto Sant’Elpidio con 44, Fermo con 18, Campofilone con 10, Altidona con 9 e Pedaso con 5. La diversa distribuzione delle attività richiederà alle amministrazioni di adattare le procedure alle specificità dei rispettivi litorali.

L’analisi degli archivi ministeriali offre anche un quadro economico del settore. Le 153 concessioni producono complessivamente 647.560 euro all’anno di canoni demaniali, con Porto San Giorgio che contribuisce per 339.968 euro, Porto Sant’Elpidio per 159.049 euro e Fermo per 104.719 euro. Seguono Campofilone con 17.354 euro, Pedaso con 13.392 euro e Altidona con 13.077 euro.

In 52 casi, corrispondenti al 34% del totale, viene applicato il canone minimo. Gli archivi riportano inoltre alcuni importi inferiori alla soglia minima di legge indicata in 3.204,53 euro, un elemento che dovrà essere verificato in vista della definizione delle basi economiche delle nuove procedure.

Secondo le stime Nomisma, il fatturato medio annuo dichiarato da uno stabilimento balneare italiano è di circa 260mila euro. Applicando questo valore alle concessioni della provincia, il volume d’affari complessivo del comparto può essere stimato intorno ai 40 milioni di euro, mentre i canoni rappresentano circa l’1,6% dei ricavi.

La definizione degli importi dovrà inoltre considerare la diversa natura delle superfici occupate. Le tariffe cambiano infatti tra aree scoperte, strutture amovibili e pertinenze demaniali destinate ad attività commerciali. Per queste ultime il riferimento può arrivare ai valori del mercato immobiliare, che a Porto San Giorgio raggiungono circa 80 euro al metro quadrato, rispetto ai pochi euro applicati ad altre tipologie di superficie.

Accanto al riordino delle concessioni, resta fondamentale la protezione del territorio dall’erosione costiera. Tra il 2023 e il 2025, gli interventi realizzati sul litorale fermano hanno richiesto investimenti pubblici per 54,6 milioni di euro, finanziati attraverso risorse regionali ed europee. Una cifra equivalente a circa 84 anni dell’attuale gettito demaniale provinciale, che evidenzia l’importanza delle politiche pubbliche per la conservazione delle spiagge.

In questo contesto, le future gare rappresentano per i Comuni del Fermano non soltanto un adempimento normativo, ma anche l’occasione per definire nuovi standard di gestione degli stabilimenti balneari. La sfida sarà valorizzare gli investimenti e le competenze degli operatori, migliorando al tempo stesso i servizi, l’accessibilità e la sostenibilità delle attività turistiche lungo la costa.

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