Sicilia

Balneari Sicilia chiedono a Regione più spazio e meno burocrazia

La lettera al governatore Schifani con una serie di richieste per aiutare le imprese in difficoltà

L’Associazione turistica balneare siciliana ha scritto una lettera al governatore della Regione Renato Schifani per denunciare le svariate difficoltà in cui versano le imprese del settore e per presentare una serie di richieste che semplificherebbero la normativa e di conseguenza l’attività delle loro aziende. «La programmazione dello sviluppo turistico della Sicilia è da sempre avvenuta, da parte della nostra classe politica, senza porre la dovuta attenzione alla condizione di insularità che contraddistingue la nostra regione», scrive nella lunga missiva il presidente dell’associazione dei balneari, Antonio Firullo. «In particolar modo, una regione insulare sconta un gap competitivo rispetto alle aree continentali, che solo guardando all’elemento mare come reale risorsa e non come fattore di isolamento, è possibile superare. Al riguardo, in Sicilia diviene quanto mai necessario intervenire in materia di demanio marittimo, allo scopo di ridefinire il sistema di regole che fino a oggi ha disciplinato la fruizione delle nostre coste e potenziare il ritorno economico per il territorio e per le casse regionali. Il sostegno delle misure a favore dello sviluppo dell’offerta turistica balneare, in considerazione della valenza strategica che assume per il nostro territorio, diviene una priorità che occorre coniugare con il necessario processo di semplificazione normativa, già avviato in molti altri settori economici per effetto delle disposizioni contenute nel decreto 59/2010 di recepimento della direttiva Servizi 123/2006, che ha introdotto importanti elementi tesi a snellire le procedure burocratiche in subordine delle quali è consentito l’esercizio dell’attività d’impresa. Un importante segnale per le imprese dei nostri territori che riconoscono negli eccessi degli iter burocratici uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo della libera iniziativa economica. Un fenomeno che diventa ancora più esasperato nell’ambito delle imprese che operano in regime di concessione demaniale marittima».

L’Associazione balneare siciliana si riferisce in particolare a mareggiate ed eventi meteorologici legati al riscaldamento globale, che stanno mettendo in gravi difficoltà le imprese sulla spiaggia, ma anche all’aumento dei costi energetici e delle materie prime, oltre alla carenza di personale negli uffici regionali che si occupano di demanio marittimo. Per questo, i balneari avanzano alla Regione le seguenti richieste: «Poter disporre, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico, di maggiori aree lungo gli arenili per ampliare i servizi con lettini, sdraio e ombrelloni o attività sportive, che non abbisognano la realizzazione di nuove strutture e quindi di nessuna nuova occupazione con cubatura, ma per le quali, purtroppo, è necessario un iter autorizzativo lungo e complesso. Nello specifico occorre permettere, ai concessionari in regola con la sola presentazione di Scia, gli usi e/o le occupazioni occasionali del demanio marittimo per periodi non superiori 90 a giorni, previo il solo accertamento dei requisiti oggettivi delle richieste e soggettivi dei richiedenti, nonché del pagamento della tassa di concessione governativa e/o del canone corrispondente. Significherebbe dare un importante segnale ai titolari di concessione demaniale marittima che intendono adeguarsi alla crescente domanda di servizi che il mercato esprime senza rinunciare a operare nella legalità. È inaccettabile che questo sistema semplificativo sia consentito solo per le associazioni onlus e non a noi concessionari».

Ancora, prosegue Firullo, «la Sicilia è l’unica Regione al mondo che vieta l’accesso e addirittura il transito, la sosta e il bagno a mare agli animali di affezione, a esclusione dei cani di salvataggio al guinzaglio e i cani guida per non vedenti, ai sensi dell’art. 3 dell’ordinanza balneare numero 476/2007. Un divieto discriminatorio e lesivo, atteso che gli animali non hanno alcuna colpa nella volontà di causare danneggiamenti igienici alle nostre coste, e posto che il turista, con il proprio cane, dovrà privarsi di accedere nelle spiagge per non lasciare il suo fedele amico a quattro zampe, causando anche una perdita economica nelle casse delle strutture ricettive esistenti che non possono accogliere né l’animale né soprattutto il suo padrone. Un divieto che può essere anche causa d’incitamento ad abbandonare l’animale pur di andare al mare. Sarebbe opportuno, invece, regolamentare l’accesso, il transito, la sosta e il bagno a mare agli animali di affezione, ovviamente con le dovute precauzioni, garantendo così la libertà di scelta e non un divieto, e in questo modo offrire un turismo balneare d’eccellenza».

Tra le altre richieste presentate nella lettera, figurano poi «la revoca della circolare Arta n. 80026 del 22 ottobre 2008, che regolamenta le coperture provvisorie negli stabilimenti balneari vietando la realizzazione di una copertura o ombreggiatura semplice e libera dai tre lati (la norma nazionale e regionale, al contrario, non considera le coperture come una incidenza in più); la revoca dell’ordinanza che consente ai fruitori della spiaggia di prendere possesso dell’arenile rimasto libero tra il fronte della nostra concessione e la battigia, che non ci permette di garantire le postazioni in prima fila ai nostri clienti che pagano lo spazio del fronte mare, vanificando così i nostri investimenti per offrire una qualità eccellente; consentire, con la sola Scia, eventuali lavori di protezione contro le mareggiate previo il solo accertamento dei requisiti oggettivi delle richieste e soggettivi dei richiedenti; deliberare, per ogni anno, un deposito pari al 3% dai proventi del demanio marittimo per aiutare i concessionari danneggiati da calamità naturale e/o eventi atmosferici come le mareggiate; destinare 5 milioni di euro alle nostre imprese colpite dalle condizioni climatiche che hanno subito perdite di fatturato di almeno il 20%, dal 1° maggio al 30 giugno, oppure, in
subordine, l’esenzione del pagamento del canone per l’anno 2023».

Conclude Firullo nella lettera a Schifani: «Mentre il mercato a livello globale impone ai vari territori di adottare nuove e più idonee misure per fronteggiare le dinamiche competitive dell’industria turistica balneare, inducendo anche il nostro governo nazionale a riformare alcune leggi di settore, la Sicilia tarda ad affrontare tali prospettive. Siamo convinti che solo attraverso un sistema di regole equilibrato sarà possibile rilanciare gli investimenti in questo comparto, favorire la lotta all’abusivismo e all’illegalità, aumentare gli introiti per le casse regionali derivanti dal settore senza necessariamente incidere sull’aumento indiscriminato dei canoni concessori. In un momento di grave difficoltà per il sistema imprenditoriale locale, e con riferimento anche alla necessita di garantire azioni a sostegno dei livelli occupazionali, si ritiene necessario individuare adeguati provvedimenti volti a promuovere e aiutare gli investimenti di impresa per il settore. Mentre i nostri concorrenti che si affacciano sul Mediterraneo si sono già organizzati ad affrontare una domanda turistica sempre più esigente, provvedendo a realizzare bellissime opere, nel rispetto della sostenibilità e con tempi di autorizzativi di gran lunga più celeri dei nostri, noi in Sicilia siamo ancora costretti a convivere con una burocrazia, lunga, assurda e incomprensibile che in molti casi ostacola e non sostiene gli investimenti. Una burocrazia che non permette alcuno sviluppo in questa terra già abbondantemente martoriata dai disagi generati da un ritardo infrastrutturale che penalizza la nostra capacità competitiva rispetto al resto d’Europa.
Una burocrazia che miete più vittime della mafia».

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