Norme e sentenze

‘Balneari, proroga 2020 va disapplicata’: la sentenza del Tar Lombardia

La pronuncia fa seguito alla decisione della Corte Ue che lo scorso 14 luglio ha dichiarato illegittimo il concetto di proroga.

Il Tar di Milano è il primo tribunale a disapplicare la proroga al 2020 delle concessioni balneari, dopo che il 14 luglio 2016 la sentenza della Corte di giustizia europea ha dichiarato illegittimo il concetto di “proroga generalizzata” rilasciato alle concessioni balneari dallo Stato italiano. Una decisione arrivata dopo che lo stesso Tar di Milano, insieme a quello di Cagliari, in due distinte sentenze riguardanti rispettivamente uno stabilimento lacuale e uno marittimo, aveva richiesto il parere della Corte Ue.

Ebbene, lo scorso 24 gennaio è arrivata la prima pronuncia emessa a seguito della decisione europea. Con la sentenza n.153/2017, il Tar di Milano (sezione IV) ha messo fine al ricorso avanzato dalla società Promoimpresa srl contro il Consorzio dei Comuni della Sponda Bresciana del Lago di Garda e del Lago D’Idro per l’annullamento di un provvedimento del 2011 con cui si negava il rinnovo di una concessione, e contro la Regione Lombardia per l’annullamento di una delibera del 2008 che prevede che le concessioni demaniali possono essere rilasciate “a seguito di apposita procedura di selezione comparativa ispirata ai principi di libera circolazione dei servizi”, senza prevedere alcun regime transitorio o proroga per i precedenti titolari.

Nel seguire la decisione della Corte Ue, il Tar di Milano ha respinto il ricorso della Promoimpresa, accogliendo le motivazioni del Consorzio e della Regione Lombardia e ribadendo alcuni concetti decisivi in materia di concessioni balneari, che riassumiamo qui di seguito in maniera molto sintetica. Va ribadito che si tratta di una decisione riferita al caso specifico della concessione situata sul Lago di Garda, con effetti diretti solo su quel singolo titolo.

  • la proroga delle concessioni al 2020 contrasta col diritto comunitario e pertanto deve essere disapplicata;
  • non è invocabile l’esistenza di situazioni imperative di interesse generale, tali da giustificare una deroga rispetto a quanto imposto dal diritto comunitario, e pertanto occorre predisporre una procedura di gara;
  • il rinnovo automatico della concessione rappresenterebbe una disparità di trattamento, con violazione dell’art.49 TFUE;
  • non c’è violazione degli artt. 50 e 58 della D.G.R. 6 agosto 2008 nella parte in cui impongono di commisurare la durata delle concessione alla “proficua realizzabilità dell’investimento”, che non si traduce nella rinnovabilità della concessione scaduta, e pertanto, quando la concessione scade, non c’è nulla da tutelare in termini di ammortamento, dato che il concessionario conosceva le tempistiche a sua disposizione;
  • la D.G.R. n.7967/2008 della Regione Lombardia non viola il principio comunitario di proporzionalità, se intesa come ostativa al rinnovo della concessione, a causa dell’omessa previsione di un regime transitorio favorevole ai concessionari, poiché la concessione è stata rilasciata quando l’Ue aveva già precisato che i contratti dovevano rispettare obblighi di trasparenza e, quindi, essere assegnati o rinnovati solo tramite evidenza pubblica.

Ora, finché il governo non darà alle concessioni balneari un nuovo assetto normativo, il rischio è che altri giudici seguano la strada del Tar Lombardia, generando il caos nel settore.

Il testo completo della sentenza del Tar Lombardia del 24 gennaio 2017, di lettura molto interessante per chiarire meglio gli aspetti appena riassunti, è disponibile in pdf cliccando qui.

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