Attualità

Balneari, nulla di fatto al tavolo col governo: rinvio a settembre

Primi dati confortanti sulla mappatura, ma si teme per l'imminente scadenza delle concessioni in assenza di una legge

Dalla mappatura dei litorali italiani emergono dati confortanti in merito alla quantità di spiagge disponibili, ma i tempi stringono e urge una norma strutturale per definire il futuro delle concessioni balneari in scadenza il 31 dicembre 2024. Il governo sta lavorando a una proposta che arriverà entro settembre, ma senza coinvolgere le associazioni di categoria, interpellate solo sul tema della scarsità di risorsa e al momento escluse dalla discussione sulla riforma generale delle concessioni. È questa la situazione in seguito al terzo appuntamento del tavolo interministeriale tenutosi ieri a Roma, che preoccupa non poco gli imprenditori del settore: l’impressione è infatti che l’esecutivo di Giorgia Meloni si stia prendendo troppo tempo e stia portando avanti il grosso del lavoro in gran segreto.

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Per ora la strategia ufficiale del governo è quella di calcolare la percentuale di demanio marittimo disponibile per avviare nuove imprese e garantire la concorrenza richiesta dalla direttiva europea Bolkestein, ma il lavoro sta richiedendo più tempo del previsto: anche ieri sono stati condivisi dei dati solo parziali estrapolati dal Sistema informativo demanio, in base ai quali emerge un’occupazione media nazionale del 20% delle risorse, ma questo dato non servirà a nulla, se non sarà utilizzato in una legge che decida come e a chi riassegnare i titoli in scadenza. In assenza di questa, le amministrazioni comunali e le autorità portuali potrebbero presto procedere con l’istituzione dei bandi per conto proprio, come sta già accadendo a Santa Margherita Ligure.

Ma c’è di più: i sospetti si sono fatti più insistenti dopo che, la scorsa settimana, è spuntata sul tavolo di Palazzo Chigi una proposta di legge – che i bene informati attribuivano al ministro agli affari europei Raffaele Fitto – per istituire le immediate gare delle concessioni balneari. Dopo la fuga di notizie, la premier Giorgia Meloni è intervenuta in prima persona per sotterrare il testo, ma in seguito a quel fattaccio è crollata la fiducia degli operatori verso chi aveva promesso di trovare il modo per tutelare l’esistenza degli attuali stabilimenti, e non lo ha ancora fatto. Il timore è che la questione dei balneari sia diventata anche questa volta una moneta di scambio per gli equilibri politici che si stanno già definendo in vista delle elezioni europee di giugno 2024: con questo si spiegherebbe la fuga in avanti di Fitto, in pole position per la nomina a commissario e pronto a mettere sul piatto il destino di migliaia di imprese per quella poltrona. Ancora non è chiara la posizione della presidente del consiglio, ma la sua inerzia sulla questione fa pensare che non abbia ancora trovato il modo per risolvere una questione complicatissima e per mediare fra i vari interessi in campo. E con la scadenza dei titoli sempre più vicina, i concessionari stanno iniziando a perdere la pazienza.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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