Confartigianato Imprese Demaniali

Balneari, l’appello di Confartigianato: “Fare presto per restituire certezze alle imprese”

Ieri l'assemblea dell'associazione al Sun di Rimini

Alla giornata inaugurale del Sun di Rimini, Confartigianato Imprese Demaniali ha organizzato il suo tradizionale appuntamento dedicato alla complessa vicenda legata alle concessioni demaniali marittime, dal titolo “Il futuro delle nostre imprese, fra speranze e incertezze“. Al convegno, tenutosi ieri pomeriggio in sala Sisto Neri, sono intervenuti Roberta Frisoni (assessora al demanio del Comune di Rimini), Andrea Corsini (assessore al turismo della Regione Emilia-Romagna), Mauro Vanni (presidente Confartigianato Imprese Demaniali) e Paolo Ripamonti (coordinatore della mappatura concessioni demaniali per conto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti). Riportiamo qui di seguito una sintesi degli interventi.

Andrea Corsini (assessore al turismo della Regione Emilia-Romagna): «Ho frequentato questa fiera negli ultimi otto anni e ogni volta ci siamo detti: è l’anno buono per risolvere la situazione? Speriamo che stavolta lo sia, perché le certezze per gli imprenditori sono decisive. Rilevo però un’anomalia dopo il tavolo che ha mappato le aree demaniali: le Regioni non sono state interpellate, e se la direzione è il federalismo demaniale, credo sia giusto essere molto delusi, anche perché il nostro contributo poteva essere utile. Ora comunque serve fare presto, bisogna costruire una norma concordata con l’Europa e in tempi rapidissimi metterla in vigore. I Comuni non possono fare altro che indire le evidenze pubbliche, poiché hanno responsabilità pesanti coi loro dirigenti e amministratori. Il 24 ottobre convocherò i sindaci costieri per allinearci e proporrò di applicare la dilazione prevista dal governo Draghi rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2023. La politica ha fallito in questi vent’anni, ma ora speriamo si trovi una soluzione. Mi rifiuto di pensare di trovarmi alla prossima fiera a parlare ancora di questa incertezza che penalizza un’industria fondamentale».

Roberta Frisoni (assessora al demanio del Comune di Rimini): «Siamo increduli, perché noi Comuni siamo stati ignorati dal processo di riforma delle concessioni. E la sottolineatura vale per tutti i governi, non solo per questo in carica. Ora dunque ci troviamo impantanati in una situazione di natura giuridica, invece di poterci concentrare sulla strategia che consenta al nostro modello balneare di innovarsi, alle imprese di investire e al turismo di incrementare il suo appeal. Insomma, ci troviamo in una condizione assurda anziché agire per diventare più competitivi. A Rimini ci stiamo comunque concentrando sul piano spiaggia, funzionale al processo di innovazione, cercando di anticipare i tempi. Ma è chiaro che questo stallo è un handicap pesantissimo».

Paolo Ripamonti (coordinatore della mappatura delle concessioni demaniali per conto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti): «Non sono d’accordo sulla assenza delle Regioni dal tavolo tecnico. C’erano il Ministero per gli affari regionali e la Conferenza Stato-Regioni. Il tavolo ha messo una prima pietra fondamentale, tramite una mappatura che nessuno mai prima aveva realizzato o ritenuto importante. Abbiamo misurato la consistenza delle concessioni demaniali – che è riduttivo considerare solo con le spiagge – rilevando che l’occupazione è del 33% e il resto è disponibile. Il principio di concorrenza si applica su scala nazionale, e ora tocca alla politica interloquire con l’Europa. Per quanto riguarda i Comuni, sia chiaro che quanto previsto dal governo Draghi con la legge 118/2022 – ossia la dilazione concessa ai Comuni per indire le evidenze, motivandola correttamente con l’impossibilità oggettiva – resta assolutamente valida. Nessuno l’ha impugnata e nessuno l’ha contestata. Ciò non toglie che c’è una partita di natura politica da avviare subito e correttamente. Ma il dato della disponibilità di aree demaniali è inattaccabile ed è una chiara evidenza che c’è disponibilità per nuove imprese. Basti pensare che le aree oggetto di domanda di concessione sono maggiori rispetto a quelle in vigore».

Mauro Vanni (presidente Confartigianato Imprese Demaniali): «Chiediamo al governo di attivare immediatamente un’interlocuzione con l’Unione europea coi dati che il tavolo tecnico ha definito. Contemporaneamente si apra un confronto concreto con Regioni, Comuni e organizzazioni sindacali per trovare una soluzione che sposti in avanti la scadenza del 31 dicembre 2023 e che consenta alle amministrazioni di muoversi in un contesto diverso dall’attuale, che le vede sotto il condizionamento di una responsabilità rispetto alle evidenze pubbliche da avviare, ma nella chiara situazione di non potervi fare fronte.
La priorità della categoria è definire una condizione di stabilità che consenta ai concessionari di far valere la loro professionalità e di poter pianificare investimenti che allo stato attuale sono impossibili, nonché immaginare uno slot di qualche mese per impostare assieme al governo i criteri delle gare, al fine di evitare le battaglie legali. Su questo evidenziamo l’allarme dei sindaci, che ritengono molto complicato rispettare i tempi per bandire le evidenze pubbliche. A loro chiediamo di farsi interpreti nei confronti del governo della necessità di avere di fronte un percorso certo e rapido. Confartigianato Imprese Demaniali ha sempre ritenuto l’ulteriore proroga una soluzione non determinante per il futuro della categoria, e questa oggi si dimostra anche rischiosa.
Inoltre è necessaria, a salvaguardia delle imprese del settore, l’approvazione di una nuova legge che attui la riforma complessiva del sistema delle concessioni. C’è il rischio infatti che la proroga venga disapplicata, con la conseguenza che gli operatori balneari si ritroverebbero nella condizione di avere le proprie concessioni sottoposte a procedura selettiva, senza una normativa che le disciplini in modo equo e uniforme su tutto il territorio. Una condizione di precarietà che bloccherebbe gli investimenti, impedendo di accedere ai bandi per le imprese legati al Pnrr, anche se la riforma delle concessioni balneari non fa parte degli impegni assunti dall’Italia per ricevere i fondi europei.
Infine, Confartigianato Imprese Demaniali chiede che il sistema delle concessioni venga stralciato dalla legge 118/2022 sulla concorrenza, attraverso l’abrogazione degli articoli 3 e 4 oppure, in alternativa, che non vengano approvati i decreti legislativi previsti dalla legge.
In merito alla mappatura delle concessioni, ad oggi i dati forniti alle associazioni di categoria sono soltanto quelli estrapolati dal Sistema informativo del demanio marittimo (Sid), poiché non sono ancora stati resi disponibili quelli relativi alle aree fluviali e lacuali, che sono di più difficile reperimento. Tali dati tuttavia, seppure incompleti, evidenziano che le aree di demanio marittimo che attualmente sono assegnate in concessione per attività turistico-ricreative rappresentano una quota del tutto marginale dell’intero territorio costiero italiano, nel quale pertanto si trovano ancora ampi tratti di esso, che possono essere utilizzati per l’esercizio di attività turistico ricreative. È evidente, quindi, che se così fosse, non si avrebbe la scarsità delle concessioni disponibili e potrebbero essere assegnati nuovi tratti di costa attualmente liberi, in modo da consentire l’avvio di nuove imprese senza sottoporre a evidenza pubblica quelle esistenti. Confartigianato Imprese Demaniali auspica dunque che il legislatore italiano concluda in tempi brevi il riordino della disciplina in materia di concessioni demaniali a uso turistico-ricreativo, adottando i decreti legislativi previsti dalla legge 118/2022 e definendo i criteri tecnici per la determinazione della sussistenza della scarsità della risorsa naturale disponibile. Tuttavia, prima che ciò avvenga, i Comuni potrebbero, sulla base delle sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di giustizia europea, indire le procedure selettive in applicazione del diritto eurounitario. Se ciò avvenisse, si renderebbe vano il lavoro del tavolo tecnico in materia di scarsità della risorsa naturale e gli attuali concessionari si troverebbero ad affrontare tali procedure privi di quelle tutele e di quei riconoscimenti, che i predetti decreti legislativi dovrebbero prevedere a loro favore, per avere saputo valorizzare le spiagge italiane nel tempo, dando vita ad un modello turistico unico al mondo. Al fine quindi di evitare che le amministrazioni vadano avanti in ordine sparso nell’indizione di procedure di evidenza pubblica in sede di assegnazione delle predette concessioni, si auspica che il potere di rilascio delle concessioni demaniali venga temporaneamente trasferito a un ente statale che rispetti i termini di efficacia delle concessioni, senza procedere all’indizione delle procedure selettive, fino a quando il legislatore non abbia completato il riordino della disciplina delle concessioni demaniali sopra richiamata. Ove il legislatore intendesse procedere su questa linea, il trasferimento temporaneo delle competenze dovrebbe essere completato con la previsione di protocolli di intesa tra l’ente statale, titolare temporaneamente del potere di rilascio delle concessioni demaniali, e i Comuni dei territori costieri, che, attraverso i propri dipendenti, gestiscono attualmente il demanio turistico-ricreativo, in modo che tale trasferimento non paralizzi, nell’immediato, la loro attività di gestione».

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