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Balneari, Gnassi (Pd): “Il tempo degli slogan deve finire”

Secondo il deputato dem "bisogna definire i criteri per le gare pubbliche con approccio concreto"

«Sulle concessioni balneari questo governo ha deciso di non decidere e buttare nuovamente la palla in tribuna. Con la conseguenza che dalla tribuna arriveranno l’incertezza per i Comuni e gli imprenditori e le sassate dalla Commissione europea e dal Consiglio di Stato». Così il deputato del Partito democratico Andrea Gnassi commenta la decisione della maggioranza di proporre una proroga al 31 dicembre 2024 sui termini per la predisposizione dei bandi di gara delle concessioni balneari.

«Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia se ne devono fare una ragione: sono al governo e non in campagna elettorale, devono governare e decidere», prosegue Gnassi. «Invece sono spaccati sui balneari e hanno trovato una mediazione, chi proponendo un tavolo, chi una sedia e chi un viaggio in Europa. Il problema è che non serve tutto questo, ma bisogna definire i criteri per le gare pubbliche con approccio concreto, serio e di visione. 8000 chilometri di coste devono diventare per l’Italia un paesaggio riqualificato e un vero sistema turistico di servizi e ospitalità».

«Come gruppo del Partito democratico abbiamo chiesto un’audizione congiunta urgente, considerata la trasversalità della materia, del ministro dell’economia e delle finanze, del ministro del turismo e del ministro delle politiche europee, per chiarire una volta per le intenzioni sul futuro delle concessioni demaniali marittime», annuncia il deputato dem.

«Il governo ha fatto l’ennesima mediazione al ribasso per non affrontare il tema nel merito, lasciando nell’incertezza un comparto che è fra i motori economici del nostro paese. Decine di migliaia di operatori cui si impedisce in questa maniera di investire e progettare il futuro», incalza Gnassi. «Sono stato fra i pochi a dire la verità fin da subito sulla Bolkestein e a spiegare che quelle che si raccontavano – ovvero uscire dall’Europa e non fare i bandi – erano solo dichiarazioni per prendere applausi. Ci siamo presi anche gli insulti per questo, ma adesso il tempo degli slogan per ingraziarsi la piazza deve finire ed è il momento delle soluzioni serie, reali e concrete. I ministri vengano in commissione non a parlare di proroghe, ma dei bandi e dell’individuazione dei relativi criteri».

Entrando nel merito, sottolinea il deputato del Pd: «Noi chiediamo innanzitutto con forza che si scelga insieme alle Regioni e ai Comuni, perché è impensabile riqualificare una spiaggia senza considerare i progetti di riqualificazione urbana delle coste e dei lungomari che toccano le stesse spiagge. Il tema non è fare una crociata, ma rendere le coste un paesaggio riqualificato e un’industria: ci sono aspetti che riguardano i canoni la cui portata economica si commenta da sola, altri che toccano la professionalità, il riconoscimento aziendale e il guardare al sistema della piccola e media impresa (in questo caso basterebbe limitare l’asta a poche concessioni), ma c’è anche il tema di un’innovazione dei servizi che va dal food al benessere, dallo sport alla riqualificazione ambientale. È evidente che chi vorrà investire riqualificando, a partire dalla propria professionalità, può giocare la partita e vincerla, ed è altrettanto evidente che c’è un tema di innovazione e di reinquadramento della materia che parte dai canoni per arrivare alla cosiddetta stagione, che, per chi lo vorrà, potrà allungarsi all’inverno. Sono temi di merito, diamoci sei mesi e in quelli si costruiscano finalmente i criteri di gara».

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