Ambiente

”Balneari e ambientalisti uniti per battaglie comuni e offerta di qualità”

Un'intervista-appello ai vertici di Legambiente per promuovere un nuovo dialogo in materia di spiagge. Mettendo da parte le ''pecore nere'' e la questione Bolkestein.

Lo scorso giugno Legambiente ha presentato un’azione legale di diffida contro l’estensione di 15 anni delle concessioni demaniali marittime, disposta a gennaio dal governo Conte. Un’iniziativa che ha fatto scatenare i soliti attacchi indiscriminati contro la categoria dei balneari, senza che la stampa generalista facesse le dovute distinzioni tra i casi di illegalità denunciati dall’associazione ambientalista (a partire da Ostia e Pozzuoli) e i tanti imprenditori balneari onesti e virtuosi con cui peraltro la stessa Legambiente collabora (dal Veneto al Cilento passando per Viareggio).

La conseguenza di quanto avvenuto è stato l’interrompersi di un dialogo tra associazioni balneari e Legambiente che, a nostro parere, è bene che venga ricucito in maniera più responsabile. I tanti imprenditori balneari onesti e virtuosi, che hanno anche un ruolo di “sentinelle dell’ambiente”, sono infatti la parte più danneggiata da questa situazione: l’opinione pubblica si ricorda solo delle mele marce e trascura la parte più sana di questo settore, ovvero le numerose piccole aziende a gestione familiare che tutelano l’ambiente costiero. Sono loro che, senza una legge che dia certezze sul futuro, rischiano di scomparire per fare posto a uno scenario ben peggiore di cementificazioni e abusi. E questo nemmeno le associazioni ambientaliste possono permetterlo.

Ma soprattutto, siamo nell’epoca storica dell’emergenza ecologica e lungo le spiagge italiane si stanno abbattendo molte inevitabili catastrofi ambientali, dall’erosione costiera alla scomparsa di flora e fauna marittima, dall’innalzamento dei mari alle trombe marine. Ci troviamo davanti a una partita da combattere tutti insieme, soprattutto per salvare il pianeta ma anche per tutelare le attività economiche sane che insistono lungo gli 8000 chilometri di coste italiane. Di qui l’esigenza di ristabilire un nuovo rapporto tra associazioni balneari e ambientaliste.

Queste le ragioni della nostra intervista a Edoardo Zanchini (vicepresidente nazionale di Legambiente) e Sebastiano Venneri (responsabile nazionale territorio, innovazione e mare di Legambiente), durante la quale abbiamo approfondito la visione di questa associazione sul settore balneare e le ragioni profonde che hanno portato a lanciare le iniziative di cui sopra – riportandole senza le errate semplificazioni mediatiche. Speriamo che da questo stimolo possa nascere un nuovo dialogo a favore della legalità e dell’ambiente.

L’intervista a Edoardo Zanchini e Sebastiano Venneri

Perché avete presentato una diffida contro l’estensione di 15 anni delle concessioni balneari?

Edoardo Zanchini: «L’iniziativa è nata da una sollecitazione che ci è arrivata dai comitati locali di Ostia e Pozzuoli, dove purtroppo esistono delle barriere che impediscono la visione del mare e il libero accesso alla spiaggia. Questi abusi non solo violano i diritti dei cittadini, ma sono anche in contrasto con la qualità dell’offerta turistica balneare che da sempre Legambiente promuove. Temiamo che la proroga automatica istituita dal governo vada a solidificare queste situazioni per altri 15 anni e questo non possiamo accettarlo».

Sulla necessità di eliminare queste “pecore nere” siamo d’accordo. Ma i 15 anni servono anche ai tanti imprenditori balneari onesti, per avere una boccata di ossigeno dopo il lungo periodo di incertezza dovuto alla direttiva Bolkestein. La stessa Legambiente collabora con molte realtà virtuose, da Viareggio al Cilento. Anche per loro proponete le gare immediate?

E.Z.: «Le gare in sè non sono il nostro obiettivo e come ambientalisti non siamo affatto interessati alla questione Bolkestein. Chiediamo solo che nel settore balneare ci siano regole trasparenti, tutela dei diritti dei cittadini e offerta di qualità. Purtroppo però negli ultimi dieci anni ogni discorso relativo alle spiagge italiane si è incentrato su questa direttiva europea: o ci si schiera contro o a favore della Bolkestein, e anche noi ci siamo trovati in questo vicolo cieco da cui però ci piacerebbe uscire. È paradossale che non si riesca a trovare un interlocutore politico interessato a ragionare sui problemi delle spiagge nella loro complessità».

Qual è dunque la vostra proposta per riformare il settore tutelando gli imprenditori onesti e di eccellenza?

E.Z.: «Basterebbe applicare la direttiva Bolkestein tenendo conto dell’articolo 12 comma 3, che lascia ampi margini per tutelare gli imprenditori balneari che fino a oggi hanno lavorato onestamente, tutelando l’ambiente costiero e promuovendo l’accessibilità dei litorali e l’offerta di qualità. Peraltro questo tipo di strutture negli ultimi anni è stato protagonista di un notevole aumento di domanda. Per gli stabilimenti balneari è possibile ragionare di futuro individuando un quadro di regole nazionali che premino gli esempi virtuosi e diano certezze per gli investimenti, assicurando allo stesso tempo una minima quantità di spiagge libere: abbiamo provato a parlarne più diffusamente nel nostro recente report “Spiagge 2019” (vedi articolo, NdR) e siamo pronti a sederci a un tavolo insieme agli avvocati delle associazioni di categoria. Non occorre certo fare delle gare internazionali, ma chiediamo che si arrivi a costruire dei piani comunali che premino i progetti presentati da chi ha già le concessioni, dando proroghe in base alla qualità. A nostro avviso, in questo modo si può premiare chi fa già questo lavoro, valorizzando il territorio e dando continuità all’indotto. I Comuni stessi, gestendo i bandi, saranno per forza interessati a premiare gli operatori locali anziché le grandi multinazionali. Ci pare che questa sia la strada su cui ragionare, anziché l’ennesima proroga generalizzata a traballante».

Il problema è che l’Europa si oppone a qualsiasi forma di premialità per i concessionari uscenti. Che significherebbe gare indiscriminate.

E.Z.: «Più che di premialità ha senso parlare di priorità, e quelle ambientali e sociali sono assolute e incontestabili. Non c’è da inventarsi nessun escamotage: basta tradurre in una legge nazionale i principi dell’articolo 12 comma 3 della Bolkestein, poi i Comuni dovranno gestire i bandi nelle fasi finali e sarà normale che vadano incontro agli operatori già radicati sul territorio che hanno sempre fatto bene il loro lavoro».

Sebastiano Venneri: «I balneari davvero virtuosi non dovrebbero avere paura di intraprendere un percorso trasparente e definitivo, privo di specchietti per le allodole. La nostra proposta di premiare la qualità dell’offerta contribuisce a stringere il legame tra gli imprenditori e il loro territorio, rendendo interessanti i lidi attrezzati non solo per il semplice noleggio degli ombrelloni, ma soprattutto perché andranno a promuovere i prodotti enogastronomici tipici, le escursioni nell’entroterra, gli eventi eccetera. Si tratta in parole povere di quel concetto di “turismo esperienziale” che è sempre più richiesto nel mondo, e il settore balneare può essere non solo un pezzo di questa esperienza, bensì il suo fronte avanzato. D’altronde gli altri paesi europei come Spagna, Croazia e Grecia hanno già da tempo adottato con successo questo modello».

Forse è solo perché all’estero ci hanno pensato prima di noi?

E.Z.: «In questo caso non penso che si tratti dei classici ritardi all’italiana. Il fatto è che la situazione delle nostre spiagge è molto più complessa da gestire, avendo gli stabilimenti balneari una storia secolare che non ha eguali nel mondo. Eliminare queste attività significherebbe togliere un pezzo di dna del territorio e perciò cambiare le regole è più difficile. Ma a un certo punto dovremo per forza arrivarci anche in Italia».

Il governo Conte, oltre ad avere disposto l’estensione di 15 anni, si è anche preso l’impegno di varare una riforma che premi proprio gli imprenditori virtuosi in termini di sostenibilità ambientale e accessibilità. Perché accanirsi sui 15 anni anziché concentrarsi sul resto della riforma?

S.V.: «In fase di approvazione della proroga non abbiamo avuto i margini temporali per chiedere di più, in quanto si è trattato di un maxiemendamento approvato all’ultimo. Ma i 15 anni generalizzati restano una soluzione asfittica che non sta in piedi a nessun livello giuridico. Un vero e proprio specchietto per le allodole, che conferma come il governo stia prendendo in giro la categoria con prospettive allettanti ma fantasiose, al solo scopo di avere consenso. Lo avevamo detto subito dopo l’approvazione della legge: questa proroga manderà solo il settore a sbattere».

E.Z.: «Difatti di recente è avvenuto il sequestro dei Bagni Liggia in Liguria (disposto da un giudice che ha ritenuto le proroghe invalide e la concessione scaduta, vedi notizia, NdR). I balneari dovrebbero avere più paura di questa incertezza del diritto e dei tanti “predoni d’assalto”, che espongono la categoria ben più di quanto possano fare delle innocue procedure di evidenza pubblica se scritte con adeguati criteri».

La vostra iniziativa di diffida ha raffreddato i rapporti con le associazioni nazionali dei balneari, ma un dialogo della categoria con gli ambientalisti resta necessario. Come si può farlo ripartire?

E.Z.: «In attesa di capire se l’attuale governo andrà avanti e porterà a termine la sua riforma, vorremmo sederci intorno a un tavolo con le associazioni di categoria per ragionare insieme sulle regole di buon senso, mettendo da parte la questione Bolkestein. Ci piacerebbe discutere su come poter promuovere un’offerta turistica di qualità e un futuro sostenibile per le spiagge italiane. Iniziando dalle battaglie che ambientalisti e balneari hanno in comune».

Quali?

S.V.: «Contrastare il fenomeno dell’erosione costiera, che purtroppo i balneari conoscono bene e che resta privo di una legge nazionale di riferimento. E lavorare per ottenere il diritto a un mare più pulito. Esiste un’enorme quantità di coste italiane non balneabili per divieto permanente: si tratta di un tema spesso sottovalutato, nel quale gli operatori balneari sono spesso danneggiati o addirittura beffati. Per esempio, abbiamo scoperto che esistono spiagge in concessione davanti a tratti di mare non balneabili! In generale si tratta di aree date ormai per morte, nelle quali non vengono fatte nemmeno più le analisi. Ma basterebbe riparare i depuratori non funzionanti o le fonti di inquinamento provenienti dall’entroterra, per recuperare centinaia di chilometri e restituirli alla balneazione. Da queste e da altre battaglie possiamo partire per individuare una strategia nazionale comune che premi i lidi di qualità».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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