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Balneari, Celotto: “Pasticcio gigantesco, si doveva risolvere 20 anni fa”

L'avvocato costituzionalista: "Nel 2006 l’Italia non ebbe la forza o il coraggio di specificare che le concessioni balneari sarebbero rimaste fuori dalla Bolkestein"

«Concessioni balneari anticostituzionali? Abbiamo valori discordi: da una parte abbiamo l’interesse all’imprenditoria, però dall’altro c’è anche l’interesse alla concorrenza e alla libera iniziativa economica. È una questione complicata». Lo ha affermato l’avvocato costituzionalista Alfonso Celotto intervenendo ieri a “Next Economy” su Radio Giornale Radio. «Avremmo risolto questo problema vent’anni fa, decidendo se applicare o meno la direttiva Bolkestein del 2006 sulla liberalizzazione dei servizi. In quel caso, l’Italia non ebbe la forza o il coraggio di specificare che le concessioni balneari sarebbero rimaste fuori da questo modello», ha aggiunto Celotto.

«Per ovviare al problema, ogni due o tre anni si fa una legge che proroga le concessioni», ha sottolineato l’avvocato. «Per questo l’Italia rischia che ci siano migliaia e migliaia di cause, oltra al fatto che sicuramente l’Ue avvierà una procedura di infrazione contro il nostro paese. Un pasticcio gigantesco, la classica situazione all’italiana. Si mandano avanti le cose senza decidere e si complicano ancora di più. Maggiori concessioni delle spiagge? Potrebbe aiutare a risolvere le cose, ma solo in parte».

Il tema ha scatenato un dibattito improvvisato, con Salvatore Riccio, presidente dell’associazione balneari di Soverato, che ha chiamato in diretta Radio Giornale Radio per esprimere la propria opinione: «Ci tenevo a precisare che all’interno dell’attività demaniale i concessionari si sono mossi attraverso il famoso diritto di insistenza previsto dal Codice della navigazione, che consente la possibilità di un rinnovo tacito delle concessioni, per cui attraverso questa norma l’operatore programma la propria attività e i propri investimenti per i successivi anni. Oggi le regole vengono completamente cambiate, ecco perché brancoliamo nel buio. Bisognava fare qualcosa prima, ma gli europarlamentari di allora hanno voltato le spalle al problema rimandandolo alle generazioni future».

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