Liguria Norme e sentenze

“Bagni Liggia, concessione invalida”: respinto il ricorso contro il sequestro

La cassazione conferma la tesi della procura: "Proroghe in contrasto con la direttiva Bolkestein".

La Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso della Zefiro snc, titolare dei Bagni Liggia di Genova, che si opponeva al sequestro disposto lo scorso luglio dalla procura del capoluogo ligure.

Le motivazioni saranno pubblicate tra due settimane, e solo allora sarà possibile valutare la scelta dei giudici; ma intanto si tratta di un duro colpo per un caso che, oltre a decretare la morte di una storica attività imprenditoriale, interessa i titolari di tutti gli stabilimenti balneari italiani per le sue ripercussioni legali.

Il caso dei Bagni Liggia

Lo scorso luglio il tribunale di Genova ha disposto il sequestro dei Bagni Liggia, richiesto dal pm Walter Cotugno che ritiene la concessione scaduta nel 2009. Secondo la procura genovese, le successive proroghe non sarebbero valide perché in contrasto con la direttiva europea Bolkestein, che apre alla liberalizzazione delle concessioni tramite evidenza pubblica.

Il caso ha avuto un’ampia risonanza mediatica, destando la preoccupazione dell’intera categoria degli imprenditori balneari: infatti, se altri giudici seguissero lo stesso ragionamento della procura di Genova, potrebbero far sequestrare la maggior parte degli stabilimenti balneari italiani.

Per una ricostruzione completa del contenzioso sui Bagni Liggia e delle ripercussioni sul settore balneare, si rimanda al nostro articolo “Concessioni balneari abusive”: giudice dispone sequestro, lidi in pericolo”.

Il ricorso respinto

La Zefiro snc, titolare dei Bagni Liggia, aveva presentato ricorso contro il sequestro, che tuttavia è stato respinto nei giorni scorsi. Una volta pubblicate le motivazioni (per le quali potrebbero volerci anche due settimane), la procura chiuderà l’indagine penale e potrà chiedere il processo.

Claudio Galli, titolare dei Bagni Liggia, esprime così la sua incredulità a Mondo Balneare: «Il procuratore generale della corte di cassazione ha sostenuto una curiosa tesi: a suo avviso la concessione demaniale dei Bagni Liggia non sarebbe valida perché quando io, in data 23/12/2003, chiesi il rinnovo della precedente licenza che scadeva il 31/12/2003, il Comune di Genova non rispose immediatamente ma inviò il rinnovo solamente nel 2008, con validità retroattiva dall’1/1/2004 al 31/12/2009. A suo avviso il fatto che la licenza del 2008 fosse retroattiva non la rende valida e quindi, non essendo valida lei, non sono neppure valide le proroghe successive. Il mio avvocato ha spalancato gli occhi per la sorpresa e ha fatto notare che i concessionari avevano tempo fino al 31/12/2003 per chiedere il rinnovo e che, per definizione, il Comune non poteva rispondere “in tempo reale”: se ne deduce che qualsiasi rinnovo è retroattivo dall’1/1/2004 perché emesso dopo tale data».

Aggiunge Galli: «L’avvocato ha anche fatto notare al procuratore generale che, se fosse corretto il suo criterio, tutte le concessioni sarebbero invalide salvo, eventualmente, quelle il cui rinnovo fosse stato chiesto con molto anticipo e fosse stato deciso dall’ente responsabile entro il 31/12/2003. Alla domanda se il procuratore intendesse che la validità delle concessioni dipende dal numero di giorni di ritardo del rinnovo rispetto all’1/1/2004 non è stata data risposta».

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    La questione balneare in Italia è affidata alle interpretazioni della magistratura, nella latitanza di un governo impegnato a tenersi stretta la poltrona. Un paese che non tutela e rispetta le proprie imprese, anche nei confronti dell’Europa, e quindi non si occupa di tutelare il lavoro, lo sviluppo, il turismo, la storia di aziende create e sviluppate sulla sabbia senza alcun aiuto pubblico e diventate un simbolo di accoglienza turistica nel mondo, e’ un paese che merita di trovarsi sempre agli ultimi posti e di restarci.

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    Oltre ai vari interessi in generale, la latitanza dei vari governi, alla cecità dell’allora governo Prodi si aggiunge quello attuale che ha legiferato ad capocchiam senza distinzione alcuna delle concessioni a cui di aggiungono sentenze a giorni alterni e non ultima questa sopra.

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    Gianfranco Cardosi says:

    Spero che, una volta pubblicata la sentenza , ne vengano pubblicizzati gli estremi ( data numero ecc), per reperirla e, se possibile, che ne venga pubblicato il testo integrale per conoscere anche l’orientamento della Suprema Corte di Cassazione in materia di rinnovo delle concessioni demaniali rilasciate per attività turistico ricreative, ed assimilate. Ringrazio per l’attenzione.

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    Le ultime cinque righe sono illuminanti. L’amministrazione della giustizia, come di tutto ciò che riguarda la pubblica amministrazione in Italia è folle, ingiusto, assurdo, azzeccagarbuglioso e pieno di trappole. Insomma, uno schifo totale.

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