Veneto

Avviato il tavolo per il “Contratto di costa veneta”

La Conferenza dei sindaci del litorale veneto si è riunita al Salone nautico di Venezia per pianificare il futuro del litorale regionale

La Conferenza dei sindaci del litorale veneto si è riunita sabato scorso al Salone nautico di Venezia per aggiornare il quadro conoscitivo e gli indirizzi per lo scenario di progetto del “Contratto di costa veneta”. L’evento, intitolato “Aggiornamento del quadro conoscitivo e indirizzi per lo scenario di progetto del contratto di costa veneta” e inserito nell’ambito delle attività di ascolto del territorio previste dall’iter di processo del “Contratto di costa veneta” attuato dalla Conferenza dei sindaci del litorale veneto, ha rappresentato il “tavolo zero” dell’iniziativa.

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«Le attività di “ascolto del territorio” rappresentano la massima espressione della partecipazione attiva dei diversi soggetti che a vario titolo e ruolo riconoscono di avere un interesse in materia di risorse territoriali riferite alle zone costiere della Regione Veneto, a partire dalla risorsa idrica riconosciuta come elemento fondante e identitario», spiega una nota della Conferenza dei sindaci del litorale veneto. «L’acqua, nelle tre diverse tipologie presenti (acque interne, acque di transizione e acque marino-costiere), risulta pertanto il punto di vista privilegiato per caratterizzare la lettura del territorio e in generale per avviare la discussione, quindi le strategie e le azioni per il suo sviluppo sostenibile». Tali attività sono state avviate nel 2018 e hanno riguardato una serie di incontri, quali focus group e tavoli tematici, di discussione aperta e di condivisione delle problematiche e delle potenzialità riferite ad argomenti specifici. Gli argomenti proposti per la discussione sono stati cinque:

  1. Costa veneta: difesa e adattamento;
  2. Costa veneta: destinazione turistica e sviluppo locale;
  3. Costa veneta: infrastrutture e servizi;
  4. Costa veneta: pesca, acquacoltura e maricoltura nelle acque interne, di transizione e marino-costiere;
  5. Costa veneta e agricoltura.

Quanto emerso dalla prima fase di “ascolto del territorio”, conclusasi nel 2019, ha consentito di restituire il quadro conoscitivo della costa veneta così come realmente percepito e vissuto dai diversi portatori di interesse.

Il “tavolo zero” avvia la pianificazione della costa veneta

Nello specifico il “tavolo zero” di sabato scorso, a partire da quanto emerso dal quadro conoscitivo suddetto, ha avuto l’obiettivo di aggiornare la discussione con i portatori di interesse pubblici e privati che a vario titolo operano sui territori di fascia costiera della Regione Veneto, tenuto conto delle emergenze pandemiche, ambientali e socio-economiche degli ultimi anni, ma anche delle leve per il rilancio connesse all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Tale aggiornamento consentirà di individuare le priorità di intervento e le sfide di sostenibilità dei territori costieri, funzionali alla costruzione dello scenario di progetto e quindi al programma d’azione del “Contratto di costa veneta” a cui saranno dedicate le attività da settembre a dicembre 2022.

«Insieme con Arpav e con Regione Veneto abbiamo condiviso una strategia per il futuro e ripreso il lavoro su alcuni temi che a causa della pandemia avevamo dovuto mettere in secondo piano», spiega la presidente della Conferenza del litorale veneto e sindaca di Cavallino-Treporti, Roberta Nesto. «Oggi, con tutti i sindaci e gli operatori dei nostri territori e con le associazioni di categoria, abbiamo posto le basi per il prossimo tavolo di confronto, dove affronteremo il tema della sostenibilità delle nostre coste a 360 gradi, coinvolgendo tutti i settori: dall’agricoltura alla pesca, al turismo, ai servizi, al commercio. Sarà un percorso importante che parte dal basso, per arrivare a trovare nella Conferenza dei sindaci e nel Contratto di costa un elemento di condivisione importante, in modo tale che pubblico e privato, con le associazioni di categoria, possano trovare un confronto comune e regole certe per il futuro. Il post pandemia sarà un momento di rottura col passato e nulla sarà come prima. Dobbiamo quindi pensare a delle regole e a dei valori nuovi per le nostre comunità».

«Per questo tavolo zero – aggiunge Laura Mosca, architetto e PhD in “Agriculture land environment resources and health” – avevamo costruito un quadro conoscitivo prima della pandemia e della guerra, con i portatori d’interesse pubblici e privati della zona costiera dal Tagliamento al delta del Po, in particolare con i sindaci della Conferenza.
Questo quadro conoscitivo ha dato importanti esiti in termini di criticità e opportunità, riconosciute dagli attori territoriali della costa veneta. Adesso abbiamo bisogno di aggiornare quel quadro. Perciò abbiamo organizzato questo tavolo zero di aggiornamento e anche di individuazione di quelli che possono essere gli indirizzi strategici per la fase progettuale che inizierà a settembre, con una serie di tavoli di discussione sui territori della Conferenza, e che ci consentiranno di lavorare sulle azioni del programma del progetto. Il programma d’azione del “Contratto di costa veneta” ci consentirà di arrivare ad avere un sistema di regole per la gestione integrata e partecipata delle risorse territoriali della costa. Questo sistema di regola sarà condiviso da tutti e metterà tutti, pubblico e privato, di poter fare azioni sostenibili per lo sviluppo della costa veneta».

Il “Contratto di costa veneta” si ispira ai contratti di fiume

Il “Contratto di costa veneta” deriva principi e metodologia operativa dal modello tradizionale del “Contratto di fiume” e trova definizione nelle diverse risorse territoriali (ambientali, fisiche e socio-economiche) identitarie del sistema costiero: il “Contratto di fiume” ha infatti una specifica declinazione in relazione alla tipologia di corpo idrico interessato (torrente, falda, lago, laguna, foce, eccetera).

I contratti di fiume sono nati in Francia all’inizio degli anni ’80, attivandosi successivamente in Italia e in tutta Europa a seguito del Forum mondiale dell’acqua a L’Aia (organizzato nel 2000 dal World Water Council). Nel 2016 il collegato ambientale ha riconosciuto i contratti di fiume a livello legislativo (art. 68-bis “Contratti di fiume” del Testo unico ambientale, d.lgs 152/2006) come «accordi che concorrono alla definizione e all’attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a livello di bacino e sottobacino idrografico. I Contratti sono strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata su base partecipativa che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale». I contratti di fiume sono coerenti con le previsioni di piani e programmi esistenti nel bacino idrografico di riferimento e, qualora necessario, possono contribuire a integrare la pianificazione locale e a migliorare i contenuti degli strumenti di pianificazione sovraordinata, in conformità con gli obiettivi delle normative ambientali vigenti.

L’iter di processo che porta una comunità alla sottoscrizione di un contratto di fiume è articolato in fasi e attività ben precise (attivazione, attuazione/progettazione, sperimentazione e consolidamento) e ha come cuore la partecipazione dei soggetti pubblici e privati, portatori dei più diversi interessi riferiti al fiume (o altro corpo idrico considerato). L’iniziativa di avviare un percorso partecipativo finalizzato alla sottoscrizione di un contratto di fiume può maturare da diverse esigenze riconosciute come prioritarie (ambientali, socio-economiche o culturali), ma anche da occasioni di valorizzazione delle risorse presenti o da capitalizzazione di altre esperienze, caratterizzandosi anche in termini di struttura organizzativa e di governance. La fase di attuazione/progettazione con i portatori di interesse coinvolti porta all’elaborazione di un programma d’azione che rappresenta il sistema di regole condivise per la gestione integrata e la valorizzazione delle risorse territoriali a partire dall’acqua del fiume (o altro corpo idrico considerato).

In Italia nel marzo 2015 il Ministero dell’ambiente con Ispra ha pubblicato il documento “Definizioni e requisiti qualitativi di base dei contratti di fiume”, che rappresenta tutt’oggi l’indirizzo tecnico operativo per le iniziative previste e le esperienze consolidate. Nel novembre 2017 al Ministero dell’ambiente (ora Ministero della transizione ecologica) è stato istituito l’Osservatorio nazionale dei contratti di fiume.

La prima esperienza di contratto di costa avviata in Italia su scala regionale è l’esperienza del “Contratto di costa veneta” che interessa un ampio transetto di fascia costiera terra-mare dalla foce del Tagliamento al Delta del Po. Il “Contratto di costa veneta” diventa così il modello concettuale di riferimento in diverse progettualità affini (per esempio il progetto di cooperazione interterritoriale fra undici flag italiani denominato ”Blue coast agreements 2030 – Elaborazione di indirizzi strategici e sperimentazione di azioni pilota nei settori tradizionali ed emergenti della Blue Economy per lo sviluppo sostenibile delle aree costiere), in attuazione degli obiettivi dell’Agenda 2030 e attraverso lo strumento operativo del contratto di costa.

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