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Aumentano le aziende balneari in Italia: merito del terrorismo

Nel primo trimestre del 2016 le attività legate al settore sono cresciute in Calabria dell'11,3% e in Basilicata del 19,6%.

La diffusione degli attentati terroristici nell’area sud del Mediterraneo ha spinto la crescita del turismo sull’altra sponda, quella italiana. È il risultato di uno studio commissionato da Confesercenti a Swg che per il secondo anno consecutivo fotografa un incremento del trend verso le mete turistiche del Sud Italia. Il risveglio dei conflitti in Medioriente e la paura di attentati ha, quindi, indotto molti vacanzieri ad abbandonare le destinazioni esotiche in cerca di località turistiche ritenute più sicure.

I numeri premiano maggiormente le regioni del Sud Italia: la Puglia guida la classifica delle preferenze, la Calabria la chiude. Del resto per la quarta estate consecutiva la Puglia (+16%) si conferma la regione italiana più visitata e adesso capace di intercettare il fenomeno che si traduce in una scelta delle località turistiche “minori” nella convinzione che siano bersagli meno probabili. La Calabria, invece, si attesta in coda, dopo la Sicilia (+11%) e la Sardegna (+12%), e scala quest’anno il traguardo del 7% di preferenze in più negli itinerari di viaggio dei turisti, in compagnia del Trentino.

In ogni caso sembra essere proprio il segmento del turismo balneare il vero motore della crescita regionale. Secondo uno studio realizzato dalla Camera di Commercio di Milano è la Basilicata, che si piazza davanti alla Calabria, la regione in cui si è registrato un maggiore fervore sotto il profilo della costituzione di nuove attività legate al settore balneare. Nel primo trimestre del 2016 queste attività in Basilicata sono cresciute dell’19,6%, collocandosi immediatamente davanti alla Calabria che ha toccato l’11,3%.

«Noi ci crediamo», è il commento a caldo del presidente di Confesercenti Cosenza, Vincenzo Farina. Ed è, infatti, nella provincia di Cosenza che – secondo la rilevazione dell’ente camerale meneghino riportata dal quotidiano Il Sole 24 Ore – che la crescita del numero di esercizi commerciali attivati nel settore dei servizi ricettivo-turistici è più robusta. Nella provincia cosentina si registra, infatti, il maggior picco in termini di dinamismo economico: il 16,3% di nuove iscrizioni con 221 imprese attive contro un limitato 1,6% di crescita spalmato su tutta l’Italia.

Gli imprenditori calabresi tornano dunque a investire in maniera copiosa e in un settore dimostratosi trainante per la regione, benché i consumi viaggino ancora con il freno a mano tirato. Chi si mette in viaggio cerca di non superare la soglia degli 858 euro a persona, soglia quest’anno in lieve crescita rispetto allo scorso anno ma ben lontana dal trend del 2010 quando i turisti disponevano di somme ben più elevate (1.022 euro a persona) da destinare al riposo e allo svago estivo. La frenata sui consumi si avverte ed è lo stesso presidente di Confesercenti Cosenza a offrire uno spaccato della situazione in Calabria: «Si parla di un accenno di ripresa – spiega – ma in Calabria ancora non la percepiamo. A prezzi invariati continuiamo a registrare una frenata sui consumi».

Le attività ricettive e ristorative calabresi hanno, infatti, da tempo bloccato i “listini”: le tariffe delle camere e del “food and beverage” non hanno subito da circa quattro o cinque anni alcun incremento sui prezzi. «Nonostante ciò – continua il presidente Farina – ci rendiamo conto che manca una reale capacità di spesa delle famiglie. Interi nuclei familiari raggiungono la spiaggia con borse termiche riducendo al minimo, di conseguenza, la spesa negli stabilimenti balneari, chiaro indice di una persistente difficoltà economica».

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