Ci sarebbero vari episodi di corruzione legati all’assegnazione delle concessioni balneari e portuali, tra i presunti reati che hanno portato oggi all’arresto del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Secondo quanto si legge sull’Ansa, l’inchiesta della procura di Genova contesta al governatore di avere accettato dal terminalista Aldo Spinelli e dal figlio Roberto, imprenditore nel settore logistico e immobiliare (il primo anch’esso ai domiciliari, il secondo indagato), una somma di 74.100 euro a fronte di svariati impegni legati ad autorizzazioni e concessioni di demanio marittimo.
In particolare, secondo la procura, Toti avrebbe promesso di «trovare una soluzione» per la trasformazione della spiaggia di Punta Dell’Olmo da libera a privata, agevolare l’iter di una pratica edilizia relativa al complesso immobiliare di Punta Dell’Olmo (di interesse degli Spinelli), velocizzare e approvare la pratica di rinnovo per trent’anni della concessione del Terminal Rinfuse alla Terminal Rinfuse Genova srl (controllata al 55% da Spinelli) e assegnare a Spinelli gli spazi portuali ex Carbonile Itar e Carbonile Levante (come effettivamente avvenuto nel 2022) nonché un’area demaniale in uso alla Società Autostrade.
Oltre a Toti, che si trova da stamattina agli arresti domiciliari, è finito in carcere l’ex presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini, oggi amministratore delegato di Iren. Secondo l’inchiesta, Signorini avrebbe dato soldi a Toti per ottenere in cambio favori, come la concessione a Spinelli per le aree del terminal Rinfuse.
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