Attualità

Apertura annuale delle spiagge: cosa succede nelle Regioni

Il recente provvedimento della Puglia ha scatenato i desideri degli imprenditori balneari di tutta Italia. Ora occorre una legge nazionale.

di Alex Giuzio

Il recente provvedimento della Regione Puglia che consente agli stabilimenti balneari di stare aperti tutto l’anno (vedi notizia) ha riaperto il dibattito sul prolungamento della stagione, con gli imprenditori balneari della altre regioni che chiedono a gran voce analoghe condizioni. Abbandonato ormai il termine "destagionalizzazione" che non piaceva né alla politica né agli imprenditori turistici, oggi si preferisce discutere di "apertura annuale". Ma in Italia si è ancora lontani dal praticarla in maniera uniforme su tutte le coste: la materia è in mano alle singole regioni e ognuna regolamenta la durata della stagione turistica in modo differente, dando luogo a disparità tra imprese.

Eppure, l’estate 2014 ha rappresentato una lezione significativa: giugno, luglio e agosto – ovvero i mesi di maggiore afflusso turistico – sono stati caratterizzati dal grave maltempo, mentre settembre e ottobre sono stati baciati da un sole meraviglioso e temperature miti. Ma ormai era troppo tardi per recuperare: il flusso turistico di fine stagione non è lo stesso di quello estivo, e la stagione balneare era ormai conclusa.

Da questi fatti si sarebbe dovuti partire per un ragionamento sulle politiche di destagionalizzazione da attuare a livello nazionale, ma ciò non è stato fatto – anche perché il settore balneare ha ben altri problemi a cui pensare oggi. E così, anche l’estate 2015 è trascorsa con le associazioni balneari locali e nazionali che al termine della stagione sono tornate a chiedere il prolungamento della stagione.

Stabilimenti balneari sempre aperti: perché?

Il clima sta regalando ormai da molti anni dei mesi di settembre e di ottobre che possono offrire molto agli introiti turistici: questo non è sufficiente per intercettare le famiglie, già alle prese con l’inizio della scuola e del lavoro, ma si potrebbe sfruttare per attirare quelle persone in cerca di un fine settimana di svago, durante un periodo più tranquillo rispetto ai mesi estivi.

Naturalmente per l’elioterapia e il bagno in mare (con relativo servizio di salvataggio) i mesi estivi sono gli unici sfruttabili – salvo per i più coraggiosi tuffatori fuori stagione – ma i ristoranti degli stabilimenti balneari potrebbero dare tanto anche durante il freddo, con suggestivi scenari sul mare d’inverno mentre si consumano i cenoni di capodanno o i pranzi domenicali.

Cosa succede nelle regioni

Alcune Regioni lo hanno già capito: la mancanza di un’azione centrale ha portato alcune amministrazioni più sensibili ad attuare regolamenti locali, ma questo ha generato una situazione di disomogeneità che crea una concorrenza interna assolutamente dannosa per un paese che avrebbe più bisogno di ragionare in termini di sistema.

Liguria: spiagge d’inverno solo a Ponente

La Liguria consente l’apertura annuale degli stabilimenti balneari dal 2012, grazie alle nuove linee guida approvate dalla giunta regionale di allora. Una consuetudine praticata da circa il 10% delle imprese balneari, concentrate soprattutto nella riviera di ponente. Orari minimi di apertura obbligatori: dalle 10 alle 16 per almeno tre giorni alla settimana (obbligatori i festivi e i prefestivi).

Toscana: il prolungamento è stato temporaneo

Dopo la provocatoria proposta del sindaco di Forte dei Marmi Umberto Buratti di rimandare l’apertura delle scuole alla prima settimana di ottobre, il governatore della Toscana Enrico Rossi ad agosto 2014 ha individuato dei fondi per sostenere le attività organizzate dagli stabilimenti balneari oltre il 15 settembre e fino al 15 ottobre (vedi notizia). Un provvedimento efficace, che però è durato per un solo anno e che non è stato sufficiente per incentivare tutte le imprese.

Basilicata: spiagge aperte tutto l’anno, ma solo fino al 2020

Più stabile, invece, l’intento della Regione Basilicata espresso lo scorso gennaio (vedi notizia), anche grazie all’assegnazione a Matera del titolo di Capitale europea della cultura nel 2019, che porterà un notevole flusso turistico in tutta la regione: qui, la giunta ha approvato una mozione per consentire alle strutture balneari di stare aperte per 365 giorni all’anno, fino al 31 dicembre 2020, proprio per «qualificare l’accoglienza turistica in Basilicata in occasione della nomina di Matera a Capitale europea della cultura nel 2019», come afferma la mozione approvata all’unanimità, che riguarda «le strutture funzionali delle attività balneari già operanti in regime di concessioni demaniali marittime, purché si realizzino di facile amovibilità e siano localizzate nei siti già individuati nella Variante al Piano regionale di utilizzo delle aree demaniali». Ma ancora manca una regolamentazione che dia seguito a quanto espresso.

Puglia: è già arrivato il provvedimento per l’apertura annuale

In Puglia, alla luce di quanto successo nella vicina Basilicata, si è avviato un acceso dibattito che ha portato la Regione, solo la settimana scorsa, a consentire stabilmente l’apertura annuale degli stabilimenti balneari (vedi notizia). E senza nemmeno le scadenze imposte dalla Basilicata. Si tratta del primo traguardo concreto, che ha portato gli imprenditori balneari di altre regioni a chiedere analoghe condizioni.

Campania: trattative in corso

In Campania gli imprenditori balneari sono particolarmente attivi da diversi anni nel chiedere un adeguato prolungamento della stagione. Proprio alla scorsa settimana risale l’ultima lettera al governatore De Luca, firmata da Fiba-Confesercenti: clicca qui per leggerla.

Il Sud è più lungimirante, ma non basta

Nelle pratiche di apertura annuale delle spiagge, insomma, sembra che il Sud Italia sia più lungimirante, senza contare che è più aiutato dal clima sempre mite anche in settembre e ottobre. Ma questi provvedimenti a spot, come detto, non aiutano il sistema turistico nazionale: più opportuno sarebbe attuare un provvedimento nazionale per rendere la destagionalizzazione una pratica consolidata, almeno fino alla fine di settembre. I lavori per la riforma generale delle concessioni balneari, con la trattativa in corso tra governo e associazioni di categoria, potrebbero rappresentare un’occasione per far inserire un articolo di legge ad hoc.

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