Attualità

Anche le Regioni sono ufficialmente contro le aste delle spiagge

Oggi in Conferenza unificata i coordinatori di demanio e turismo hanno chiesto al governo di recarsi a Bruxelles. 'Non approveremo le evidenze pubbliche se prima non si verificheranno soluzioni alternative'. Bocciato il decreto Gnudi.

di Alex Giuzio

ROMA (ore 18:17) – Promessa mantenuta: tutte le Regioni italiane si sono schierate a difesa degli imprenditori balneari italiani. Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani lo aveva promesso martedì, in seguito alla nutrita manifestazione dei bagnini davanti alla sede dell’Emilia-Romagna (vedi notizia). E oggi, dopo la riunione della Conferenza, quanto sostenuto da Errani è stato effettivamente deliberato: le commissioni al demanio e al turismo hanno infatti approvato una richiesta in cui si chiede al governo italiano di «fissare nel più breve tempo possibile un incontro con l’Unione europea per discutere soluzioni normative in tema di demanio marittimo a fini turistici», poiché «fino a quando non verrà fissato tale incontro, non saremo disponibili ad alcun confronto con il governo su ipotesi di decreto o altro».

La posizione rispecchia quanto affermato martedì da Errani e dal suo assessore al turismo Maurizio Melucci: lo schema di decreto legge elaborato da Piero Gnudi, che voleva mandare a evidenza pubblica gli stabilimenti balneari italiani, non è l’unica strada per rispettare la direttiva europea Bolkestein, poiché una recente proposta di legge spagnola, seguendo tutt’altra direzione (cioè una proroga di 75 anni per gli attuali concessionari), ha fatto emergere che non è l’Ue a volere le aste delle spiagge. Ma la Regione Emilia-Romagna, hanno affermato Errani e Melucci, non intende avviare alcuna trattativa col governo finché quest’ultimo non si recherà a Bruxelles per verificare la possibilità di applicare la soluzione spagnola anche all’Italia. La scelta è quindi quella di invitare il governo al dialogo con l’Europa e attendere il corso degli eventi: esattamente la posizione approvata oggi da tutte le Regioni.

La Regione Emilia-Romagna era l’interlocutore mancante per raggiungere uno schieramento unitario contro le evidenze pubbliche, dopo che già le associazioni nazionali dei Comuni (Anci) e delle Province (Upi) hanno assunto una posizione a difesa degli attuali imprenditori, che hanno sviluppato il turismo costiero d’eccellenza.

Ma oggi pomeriggio, finalmente, anche le Regioni nel corso della loro riunione congiunta hanno confermato che «è necessario trovare in sede europea soluzioni normative in grado di tutelare le migliaia di imprese turistiche balneari, che rappresentano una peculiarità e una ricchezza del patrimonio economico italiano».

Nel rinnovare la richiesta al governo di fissare un incontro a Bruxelles per verificare un’alternativa alle evidenze pubbliche, i coordinatori nazionali al turismo Mauro Di Dalmazio (nella foto) e al demanio Gabriele Cascino hanno confermato che le Regioni, «fino a quando non verrà fissato l’incontro con l’Unione europea, aperto naturalmente anche al sistema delle Regioni, non sono disponibili ad alcun confronto con il governo su ipotesi di decreto o altro». La proposta di Gnudi di andare all’asta entro il 2016 è dunque stata bocciata: ora i balneari attendono che il governo si decida finalmente a recarsi a Bruxelles, magari approvando anche la proroga di 30 anni delle attuali concessioni, proposta da tre emendamenti al decreto ‘Sviluppo bis’ presentati da vari schieramenti politici.

Ma l’intesa delle Regioni sembra non essere finita qui. Il coordinatore del demanio Cascino, infatti, ha informato che «le Regioni hanno fissato per mercoledì 28 novembre una conferenza unificata di turismo e demanio per uscire con un documento unitario sulle evidenze pubbliche».

Tra i primi commenti sulla notizia c’è quello di Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche: «No a bozze di intesa: occorre puntare decisamente alla deroga alla direttiva servizi. Questa la linea sulla Bolkestein proposta dalla Regione Marche e accolta all’unanimità, oggi, dalle commissioni congiunte al demanio e al turismo della Conferenza delle Regioni. Una linea molto forte che chiude a qualsiasi ipotesi di bozze di intesa del governo per dare la priorità a un incontro diretto a Bruxelles, in cui l’esecutivo e le Regioni abbiano la possibilità di illustrare le peculiarità delle imprese balneari italiane e, dunque, di ottenere una deroga specifica alla direttiva servizi. Un percorso analogo a quello avviato dal governo spagnolo, che per i propri operatori balneari ha aperto un contenzioso molto forte con Bruxelles. La posizione unanime espressa dalle commissioni al demanio e al turismo verrà presentata nella Conferenza delle Regioni della prossima settimana per la sua definitiva approvazione».

Angelo Siclari, presidente dell’Associazione concessionari ormeggiatori, si dichiara invece «perplesso», poiché, anche se «le imprese balneari e nautiche cominciano a intravedere un lumicino di speranza che potrebbe anche essere dovuto all’imprevista presa di posizione netta della Spagna che ha previsto la proroga delle concessioni demaniali marittime fino a 75 anni, è meglio mantenere la prudenza per non incorrere nell’errore di concentrarci unicamente sull’esito della questione spagnola. È quello che la Regione Emilia-Romagna purtroppo ci ha detto con chiarezza martedì, e che appare ventilarsi dall’incontro di oggi tra tutte le Regioni: verificare in Europa l’indirizzo della Comunità sulla questione spagnola. L’Italia ha una sua ben precisa peculiarità nel campo balneare e nel campo nautico. Per tale motivo, al di là di quanto potrà succedere in altri Stati, io dico che dobbiamo insistere in modo attivo senza adagiarci su possibili altri riferimenti, se non quelli di far sì che le concessioni demaniali marittime italiane "escano" dall’art. 12 della direttiva Bolkestein. La messa all’asta non corrisponderebbe allo spirito delle concessioni demaniali marittime stesse, poiché la direttiva Bolkestein è rivolta ai "servizi pubblici" dello Stato membro, a quelle attività che gli Stati o gli enti territoriali delegano a loro "partecipate" o a imprese private, affinché svolgano "servizi diretti" a favore della collettività, che essi in quanto Stati o enti non possono o scelgono di non svolgere (ferrovie, poste, ospedali, eccetera). Essa, quindi, non è idonea a disciplinare le imprese che utilizzano lo strumento concessorio quale strumento aziendale offrendo un servizio privato e non pubblico. Credo che le Regioni, invece, debbano presentare al governo un documento unitario in cui chiedano all’esecutivo di varare definitivamente il decreto di proroga delle concessioni demaniali marittime di almeno 30 anni e congiuntamente richiedere alla Comunità europea di far uscire l’Italia dal contesto dell’articolo 12 della direttiva Bolkestein».

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