Calabria

Allarme ‘ndrangheta nelle imprese balneari: l’inchiesta sulle infiltrazioni

Sequestrati alla malavita calabrese alcuni stabilimenti tra Liguria e Calabria.

Anche l’estate è un business della ‘ndrangheta. Non solo per le più volte verificate ingerenze nella gestione dei depuratori, ma anche per le mani messe, in maniera più diretta, nella gestione degli stabilimenti balneari. Lidi che possono rivelarsi una vera e propria miniera d’oro, specie quando la gestione viene data in subaffitto.

E la ‘ndrangheta, così come in altri settori, non si limita a mettere gli occhi solo sulle proprie zone, ma allunga i tentacoli anche altrove. Come per esempio in Liguria, dove lo scorso giugno, dopo l’arresto e la sospensione del sindaco di Lavagna Giuseppe Sanguineti, sono stati sequestrati diversi stabilimenti balneari del lungomare gestiti, secondo l’accusa, dalle famiglie Nucera e Roda-Casile della ’ndrangheta. Secondo l’accusa il primo cittadino in fase di campagna elettorale avrebbe, in cambio del sostegno nella raccolta dei voti, promesso alle famiglie il prosieguo delle loro attività balneari, evitando controlli e rinnovando tacitamente le autorizzazioni fino ad allora date.

L’attività principale della malavita organizzata rimane però in Calabria. A Reggio, addirittura, gestiva direttamente perfino le forniture di posate e tovaglioli il clan Alvaro di Rossano Calabro, reale proprietario del lido Colajunco, uno stabilimento balneare molto noto, che era formalmente intestato a un prestanome ma nella realtà era totalmente gestito da Cosimo Alvaro.

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