Attualità

Al SUN 2015 il primo confronto tra i balneari d’Europa

Il vertice della Federazione europea degli imprenditori balneari ha fatto emergere le notevoli differenze delle concessioni balneari tra Spagna, Portogallo, Francia e Italia.

di Alex Giuzio

pouf Pomodone

Della direttiva europea Bolkestein esistono diverse applicazioni. E non tutte sono sfavorevoli agli attuali imprenditori balneari. È emerso con chiarezza al vertice della Federazione europea degli imprenditori balneari (Efebe – European federation of beach enterprises), tenutosi ieri al Sun di Rimini.

Per la prima volta in Italia è avvenuto un incontro pubblico tra tutte le associazioni nazionali componenti Efebe, rappresentate da Norberto del Castillo (presidente Federación española de empresarios de playas), João Carreira (presidente Federação portuguesa de concessionários de praia), Jean Claude Moreu (vicepresidente Fédération nationale des plage restaurants) e Fabrizio Licordari (presidente Assobalneari-Confindustria), al fine di mettere a confronto le differenti situazioni normative alla presenza di diversi ospiti istituzionali, tra cui Tiziano Arlotti (deputato Pd), Sergio Pizzolante (deputato Ncd), Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia), Massimo Baldini (ex senatore Forza Italia), Umberto Buratti (sindaco di Forte dei Marmi) e Stefano Zunarelli (docente di scienze giuridiche all’Università di Bologna).

L’incontro, ospitato da RiminiFiera che ha fortemente creduto nell’importanza di questo evento organizzato in collaborazione con Mondo Balneare, ha significato per i balneari italiani ascoltare per la prima volta direttamente dai loro colleghi degli altri paesi le notevoli differenze delle normative delle concessioni balneari, tutte cambiate negli ultimi anni a causa della direttiva europea Bolkestein ma, nel caso di Spagna e Portogallo, riuscendo a tutelare i precedenti concessionari con normative che hanno garantito un rinnovo trentennale della concessione (Spagna) e il diritto di prelazione (Portogallo) – al contrario dell’Italia dove ancora esiste il rischio di scomparsa degli stabilimenti balneari.

In questo video, le interviste a tutti gli ospiti che sintetizzano le loro situazioni. Di seguito, il resoconto scritto completo dell’incontro.

Italia: ‘Le evidenze pubbliche non sono l’unica strada possibile’

Fabrizio Licordari, Assobalneari-Confindustria rappresenta la parte italiana di Efebe. Quali sono i vantaggi di far parte di questa associazione?

Fabrizio Licordari: Abbiamo ritenuto importante fondare l’European federation of beach enterprises perché l’Unione europea ha fatto modificare in corso d’opera i contratti che gli imprenditori balneari italiani avevano con lo Stato, e perciò abbiamo creato un’associazione nella quale confrontare le diverse situazioni normative degli altri paesi per dimostrare che la strada intrapresa dall’Italia, che minaccia la scomparsa delle imprese balneari, non è l’unica via possibile. L’Efebe inoltre soddisfa la necessità di restare uniti tra imprenditori balneari europei e di arricchire la nostra conoscenza professionale, dandoci modo di migliorare i servizi alla nostra rispettiva clientela internazionale.

Spagna: ‘Le nostre concessioni sono state rinnovate di 30 anni: ora possiamo investire’

Norberto del Castillo, la nuova regolamentazione delle coste spagnole ha avuto un grande impatto in Italia, tanto che i nostri imprenditori balneari hanno più volte manifestato con le bandiere del vostro paese per chiedere analoghe condizioni. Ci può raccontare qual è stato il percorso che vi ha portato a ottenere la necessaria sicurezza d’impresa?

Norberto Del Castillo: Il prossimo anno la Spagna accoglierà 70 milioni di turisti stranieri: sarà una voce molto importante per il nostro Pil. Nel nostro paese il turismo è stato l’unico settore non colpito dalla crisi economica, e l’80% del nostro turismo è rappresentato da quello balneare. Tuttavia abbiamo avuto gli stessi problemi dell’Italia, poiché le nostre imprese occupano uno spazio pubblico e per poterle regolarizzare ci siamo confrontati con diversi governi che sono spesso cambiati, facendoci ogni volta ricominciare tutto da capo. Ma il nostro punto di partenza per la trattativa è sempre stato lo stesso: far capire alla politica che se un comparto funziona bene, non va toccato, altrimenti lo si mette a repentaglio.

Dopo lunghe trattative con vari governi, dunque, in Spagna abbiamo ottenuto un grande risultato, e ancora stentiamo a credere di esserci finalmente riusciti. Le prime concessioni balneari nel nostro paese sono state rilasciate nel 1988 con scadenza al 1995, e questa è stata sin da subito una situazione scomoda perché il periodo era troppo breve. Successivamente abbiamo ottenuto dal Ministero dell’ambiente, che da noi ha l’esclusiva competenza sul demanio marittimo (eccetto in alcune regioni autonome dove le amministrazioni locali hanno qualche libertà in più), una proroga di altri 15 anni che dunque è scaduta nel 2010. Da quell’anno abbiamo continuato a ricevere dei rinnovi provvisori annuali che non ci davano la necessaria certezza, finché non siamo riusciti a invertire la tendenza con una trattativa che ha visto il Ministero dell’ambiente accettare il 90% delle nostre richieste, anche perché si trattava di esigenze naturali, e cioè regolarizzare le nostre strutture per avere la sicurezza d’impresa. Abbiamo dunque ottenuto il riconoscimento della proprietà delle nostre strutture e il rinnovo della concessione di 30 anni al precedente titolare: il provvedimento, dopo un lungo percorso burocratico, è stato pubblicato da poco nella nostra Gazzetta ufficiale.

Finalmente il governo spagnolo ha quindi capito che l’imprenditoria balneare già esistente funziona bene e che le va garantita una continuità, anziché provare a far entrare nuovi imprenditori, col rischio di compromettere il mercato. Mi auguro che anche l’Italia riesca a ottenere analoghe condizioni, magari con l’aiuto di Efebe che può aiutare un migliore circolo di comunicazione all’interno del comparto balneare europeo, come mai era accaduto prima della nostra nascita. Rappresentiamo un elevato numero di imprese e di lavoratori in tutta Europa e dobbiamo farci rispettare di più.

L’ironia del caso italiano è che fino a pochi anni fa la certezza d’impresa era assicurata dal rinnovo automatico delle concessioni balneari, poi abrogato per adeguarsi alla direttiva Bolkestein. Il governo italiano afferma che l’Unione europea non può accettare un rinnovo così lungo. La Spagna invece come ha fatto a notificare e a far accettare la proroga di 30 anni?

Norberto Del Castillo: Il nostro processo normativo si è concluso da poco tempo, ma l’Unione europea è stata informata correttamente. Ci aspettavamo dei ricorsi da Bruxelles, ma non sono arrivati – forse perché in Spagna si è partiti da una situazione molto irregolare (i rinnovi annuali) e la si è regolarizzata. Spero perciò che il nostro importante risultato porti altri paesi a ottenere delle analoghe condizioni. Naturalmente non posso rispondere sui motivi della differenza di trattamento che attualmente esiste tra Italia, Spagna e altri paesi.

Quali imprese sono state regolarizzate con la proroga di 30 anni? Tutte o solo alcune?

Norberto Del Castillo: Poiché la nuova normativa spagnola è un’aggiunta al regolamento esistente, il rinnovo trentennale delle concessioni ha riguardato tutti gli imprenditori che hanno ottenuto il titolo tra il 1988 e il 1990 fino al 1995, che poi come ho detto è stato ulteriormente prorogato di 15 anni e successivamente di anno in anno.

La proroga di 30 anni è vincolata all’obbligo di investimenti?

Norberto Del Castillo: No, dobbiamo solo presentare un progetto per ottenere il rinnovo della concessione. Ma è naturale che gli imprenditori balneari investiranno, senza che li obblighi lo Stato, se vorranno restare competitivi.

L’unico vincono impostoci dalla nuova legge è avere un magazzino sotterraneo della stessa dimensione del manufatto, e questo comporta grandi vantaggi: in queste cantine il cibo si conserva meglio, i macchinari si rompono meno perché non soffrono il caldo e non occupiamo troppo suolo. Se abbiamo, ad esempio, 200 metri quadri di superficie per l’impresa, ciò significa averne altri 200 di scantinato e altri 200 ancora di terrazza – cioè 600 metri quadri di superficie utilizzabile in totale.

Portogallo: ‘Abbiamo dovuto introdurre le evidenze pubbliche, ma abbiamo goduto del diritto di prelazione’

Un’altra situazione interessante riguarda il Portogallo: anche in questo paese le imprese balneari si trovano in grado di investire con tranquillità. In cosa consiste il vostro sistema?

João Carreira: Il Portogallo, con i suoi 900 chilometri di spiagge meravigliose, ha vissuto gli stessi problemi degli altri paesi qui presenti per quanto riguarda le concessioni balneari, ma abbiamo portato avanti un grande lavoro con il nostro governo per ottenere la giusta tranquillità. Poiché si tratta di aspetti tecnici, è qui presente il nostro avvocato che ve li illustrerà.

João Amado: Il processo di regolamentazione delle concessioni balneari portoghesi è iniziato nel 1993, e sia agli imprenditori che al governo era chiaro cosa era necessario per il futuro delle spiagge: impattare il meno possibile sull’ambiente e rendere accessibili tutti i litorali. Abbiamo pagato di tasca nostra l’adeguamento delle strutture secondo i canoni di accessibilità ed ecosostenibilità che il governo ci ha imposto, ma il risultato finale è stato molto positivo per il nostro turismo. Nel 2007, per adeguarci alla direttiva Bolkestein, abbiamo dovuto introdurre il concorso pubblico legato agli investimenti, ma il governo portoghese ha stabilito il diritto di prelazione per il precedente concessionario e dunque le imprese sono rimaste nostre.

Francia: ‘Imprenditori balneari penalizzati per colpa degli ambientalisti’

La situazione francese è invece più simile a quella italiana, soprattutto per quanto riguarda la breve durata della stagione. In che cosa consiste nel dettaglio?

Jean Claude Moreau: A maggio 2006 il nuovo "Decreto Spiagge" del governo ha imposto a noi imprenditori balneari di occupare con i nostri edifici appena il 20% dell’area oggetto di concessione (che si riduce al 10% nelle coste particolarmente corte, come nel Nord Mediterraneo) e soprattutto di poter sfruttare appena sei mesi di stagione, con l’obbligo di smontare completamente gli edifici. Per gli stabilimenti balneari della Costa Azzurra, dove la maggior parte degli introiti turistici è merito dell’attrattività delle spiagge, questa misura è stata fortemente penalizzante: vorremmo sia occupare una percentuale di suolo maggiore, sia ottenere almeno otto mesi di apertura, poiché la nostra regione vive di un turismo più prolungato rispetto a quanto concesso dalla legge. Stiamo già trattando col governo per ottenere delle condizioni migliori, ma purtroppo subiamo la forte opposizione degli ambientalisti che sono contrari a qualsiasi modifica.

Il messaggio di Fidanza: ‘Basta immobilismo!’

All’incontro di Efebe ha partecipato anche Carlo Fidanza, che da europarlamentare ha battezzato la nascita della Federazione europea a Bruxelles (vedi notizia) e che oggi è responsabile del Dipartimento turismo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. «La vicenda dei balneari va sbloccata subito – ha detto Fidanza – con una chiara scelta politica. È inaccettabile che il governo Renzi, dopo anni di inerzia, rimanga in attesa di un responso da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea, che in caso negativo annullerebbe la proroga fino al 2020 e spedirebbe trentamila aziende dritte dritte alle aste. FdI-An vuole tutelare le nostre piccole e medie imprese dall’assalto di multinazionali e capitali poco trasparenti e con esse difendere le peculiarità culturali e paesaggistiche dei nostri territori. La nostra proposta, in linea con quanto sostenuto da alcune associazioni imprenditoriali, si chiama sdemanializzazione. Si tratta di suddividere le aree attualmente concesse in tre porzioni: bagnasciuga (rimane pubblico), spiaggia (all’asta secondo i dettami della Bolkestein), area su cui insistono i manufatti (che passano da beni demaniali a beni disponibili e quindi acquisibili con diritto di prelazione da parte dagli attuali concessionari). Il governo smetta di tergiversare e non si nasconda dietro a burocrati e magistrati europei».

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