di Alex Giuzio
Ha avuto grande risonanza l’ordine del giorno approvato due giorni fa dalla Regione Marche, ci cui abbiamo dato notizia ieri, per impegnarsi a mettere in atto «tutte le azioni politico-istituzionali» per «scongiurare» le evidenze pubbliche delle imprese balneari e l’aumento dei canoni demaniali. L’azione della giunta marchigiana, mossa dalle ultime indiscrezioni sul disegno di riforma delle concessioni balneari (vedi notizia), è stata di esempio per altre regioni costiere che stanno già lavorando alla stesura di simili ordini del giorno al fine di costituire un’unica voce contraria agli intenti del governo: è il caso di Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna in primis, dove alcuni consiglieri si sono già attivati per far approvare l’odg entro la prossima settimana.
In Liguria, in particolare, la proposta è arrivata dal consigliere Marco Melgrati (Forza Italia) su sollecito della presidente di Donnedamare Bettina Bolla; mentre in Toscana grazie al consigliere Fratelli d’Italia Marina Staccioli.
A livello sindacale, Assobalneari-Confindustria ha subito mobilitato i suoi rappresentanti locali per sensibilizzare le rispettive giunte regionali: «È importantissimo – sottolinea il presidente Fabrizio Licordari – far adottare da ogni Regione un ordine del giorno simile a quello della giunta marchigiana, per costituire un fronte compatto delle Regioni a nostro sostegno che il governo non può ignorare».
La bozza di legge redatta dai sottosegretari Pier Paolo Baretta, Sandro Gozi e Francesca Barracciu, pubblicata da Mondo Balneare lo scorso 24 novembre e diffusa dalle agenzie di stampa nazionali, è stata al centro delle notizie delle principali testate italiane – talvolta con evidenti distorsioni – e preoccupa notevolmente gli imprenditori balneari italiani: l’intento del governo sembra infatti quello di mandare a evidenza pubblica gli stabilimenti balneari e di aumentare i canoni fino al +1500%. Ne abbiamo parlato più in dettaglio in questo articolo.
Si tratta di una prospettiva che, oltre alla contrarietà delle associazioni degli imprenditori, vede l’opposizione delle amministrazioni locali: oltre a compromettere l’economia turistica balneare, le aste delle spiagge impegnerebbero le regioni e i comuni a definire entro soli trenta giorni le modalità di espletamento delle procedure di evidenza pubblica e i criteri di partecipazione (lo stabilisce l’articolo 4 comma 3 della bozza), e costituirebbero un grave pericolo per l’infiltrazione di organizzazioni malavitose.
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