Da quasi quarant’anni, sulle spiagge italiane opera una squadra di soccorso tanto particolare quanto efficace. Sono i cani della Scuola italiana cani salvataggio (Sics), riconoscibili dal caratteristico imbrago galleggiante giallo fluorescente e impiegati nelle attività di prevenzione e salvataggio lungo le coste italiane. “Oggi – dice Ferruccio Pilenga, fondatore della Sics – la Scuola è operativa in tutte le 20 regioni italiane con una rete di 400 cani addestrati. Ogni anno, questi incredibili animali salvano dall’annegamento tra le 20 e le 30 persone, lavorando in stretta sinergia con la Guardia Costiera e i bagnini per aumentare la sicurezza dei nostri mari”.
L’attività delle unità cinofile non si limita all’intervento in emergenza. Un ruolo fondamentale è svolto dalla prevenzione e dal costante monitoraggio delle condizioni di balneazione. “Nei film – racconta Pilenga – le persone annegano facendo rumore: urlano e si dimenano. Nella realtà, l’annegamento è un evento silenzioso. I bambini, semplicemente, scivolano sott’acqua. La ragione medica è il laringospasmo, un riflesso che impedisce all’acqua di penetrare nei polmoni, ma che impedisce anche di chiedere aiuto. Ecco perché le nostre squadre scrutano la spiaggia con il binocolo in modo costante e sistematico. Spesso interveniamo prima ancora che subentri lo sfinimento. In questo, i cani percepiscono il pericolo prima di noi: notano che qualcosa è diverso dal solito e abbaiano, lanciando l’allarme”.
La nascita della Scuola italiana cani salvataggio è legata a un episodio personale vissuto dal fondatore Ferruccio Pilenga alla fine degli anni Ottanta. Durante un’attività di volontariato della Protezione civile, la figlia di sei anni rischiò di annegare in un lago. A salvarla fu Mas, il cane Terranova di famiglia. Da quell’esperienza nacque il progetto che portò alla fondazione della SICS nel 1989, quando l’impiego di cani nel soccorso acquatico era considerato un’idea pionieristica.
“La Guardia Costiera non conosceva cani operativi in acqua”, sottolinea Pilenga. “Un mio amico, pilota comandante del Servizio di Soccorso Aereo (SAR) dell’Aeronautica Militare, mi disse: ‘Il giorno in cui volerai con Mas su un elicottero, calandoti col verricello o tuffandoti con lui in acqua per salvare qualcuno in addestramento, allora sarai credibile’. Era un amichevole rifiuto, ma io lo accettai come una sfida”.
Negli anni successivi il progetto si è progressivamente consolidato. Nel 1991 Mas effettuò la prima esercitazione di salvataggio con un elicottero, seguita nel 1994 dal primo lancio ufficiale in acqua. Nel 1996 la SICS ottenne il riconoscimento del Corpo delle Capitanerie di Porto, mentre nel 2015 è stato sottoscritto un accordo di collaborazione con la Guardia Costiera che consente alle unità cinofile di operare anche a bordo delle motovedette.
Se inizialmente il Terranova rappresentava la razza simbolo del soccorso acquatico, grazie alla sua forza fisica, al mantello impermeabile e alla conformazione delle zampe che favorisce il nuoto, oggi la maggior parte delle unità operative è composta da Labrador Retriever e Golden Retriever. Secondo Pilenga, tuttavia, la qualità più importante non è la razza ma il temperamento: “Un cane che ama il proprio padrone ma diffida degli altri non fa al caso nostro. Abbiamo bisogno di animali che si lascino accarezzare da chiunque: a bordo delle imbarcazioni, dagli sconosciuti, nel bel mezzo del caos. Se il cane si comporta in modo sospetto o nervoso sulla motovedetta, siamo finiti. Cerchiamo un’indole socievole e una fiducia assoluta”.
La preparazione di un’unità cinofila richiede fino a diciotto mesi di lavoro e si basa sul rapporto tra cane e conduttore, che operano sempre come un unico binomio. “Per me – sostiene Pilenga – l’addestramento è come correre una maratona: si inizia con un chilometro, poi due, poi cinque. Il cane non deve mai essere forzato; non usiamo metodi duri o sottomissione. Ogni fase deve essere piacevole. Se un cane non ha ancora appreso un esercizio specifico, si fa un passo indietro lavorando su ciò che sa fare, e si procede da lì. Nel salvataggio non c’è spazio per l’improvvisazione: tutto deve essere preciso, ma deve anche essere divertente.”
Tra le prove più impegnative figura il lancio dall’elicottero, durante il quale il cane affronta il forte rumore del rotore e la turbolenza dell’acqua affidandosi esclusivamente al rapporto di fiducia costruito con il proprio conduttore. “I cani – sottolinea – non sono necessariamente superiori a noi, ma il cane rende superiore l’essere umano. Una persona da sola è, appunto, sola. Insieme formiamo una squadra capace di vedere e fiutare di più, e di trainare in acqua un peso molte volte superiore a quello del proprio corpo”.
L’attività della Sics non si esaurisce durante la stagione balneare. Da oltre dieci anni, le unità cinofile partecipano anche a programmi di pet therapy, visitando ogni settimana i bambini ricoverati in quattro ospedali milanesi. Mantenere operativa una struttura composta da 400 cani richiede un impegno costante. Tutte le unità devono rinnovare annualmente la certificazione e ogni anno tra 80 e 100 binomi lasciano il servizio attivo, rendendo necessario un continuo ricambio attraverso nuovi percorsi di formazione. “Ci vuole tempo – chiosa Pilenga – per formare cani straordinari, e tanta pazienza con il cane e con se stessi. E’ un lavoro lungo ed estenuante, ma è bellissimo”.
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