“Il decreto 85/2024 è un atto eterodiretto che mette a rischio la sicurezza costiera”. Lo denuncia la FISA (Federazione Italiana Salvamento Acquatico), ente fondato nel 1899 e guidato dal presidente Raffaele Perrotta, insieme all’ANAB (Associazione Nazionale Assistenti Bagnanti) con il suo presidente Guido Ballarin, che contestano ancora una volta le criticità del nuovo regolamento sul salvamento in mare e accolgono con favore il dialogo avviato dal Ministero delle infrastrutture per la sua modifica in seguito alle continue richieste da parte di entrambi i presidenti.
Secondo FISA e ANAB, “le gravissime criticità introdotte dal decreto ministeriale n. 85 del 29 maggio 2024 compromettono la sicurezza dei bagnanti e il pluralismo formativo”. A questo proposito il presidente della FISA ha condotto una battaglia incessante, agendo su più fronti: Perrotta sta portando avanti “una vigorosa campagna legale attraverso denunce al tribunale con l’obiettivo di ottenere una giustizia non solo amministrativa ma etica, a tutela del bene dei giovani soccorritori acquatici e di tutti coloro che davvero svolgono questa professione con immensa professionalità e un costante rischio della propria vita”, afferma una nota di FISA.
A seguito delle innumerevoli comunicazioni e telefonate, il presidente è stato chiamato dalla segreteria del ministro Salvini per fornire delucidazioni in merito alle problematiche sollevate dal decreto, “segno che la richiesta è stata presa in considerazione ai massimi livelli che stanno valutando gli effetti negativi del decreto”, afferma la nota. “La FISA e l’ANAB desiderano ringraziare il viceministro Rixi e il ministro Salvini per aver dimostrato grande sensibilità e per aver preso a cuore queste problematiche cruciali, aprendo un percorso di dialogo fondamentale per il futuro del salvamento in Italia”.
“La rivalutazione del decreto 85/2024 – prosegue il comunicato – ora deve tradursi in un’azione concreta per risolvere le seguenti criticità che minano l’efficacia del sistema di soccorso:
- Il monopolio tecnico della FIN: giovani a volte con un inesistente bagaglio operativo insegnano a chi ha insegnato a salvare vite per decenni. La critica riguarda l’assegnazione dell’egemonia formativa, che rischia di promuovere figure con programmi che divergono totalmente da quelli maturati sul campo da enti come la FISA, senza che ci sia stata una valutazione pregressa in una legge addirittura retroattiva che annulla completamente il lavoro, la formazione, la passione, i sacrifici di centinaia di maestri di salvamento sostituendoli con l'”allenatore di nuoto per salvamento di 2º livello SNAQ”. La formazione di soccorso non può essere disgiunta dalla comprovata esperienza sul campo, vista l’enorme responsabilità di chi istruisce a soccorrere in scenari altamente a rischio.
- L’innalzamento dell’età minima per l’abilitazione a 18 anni esclude i minorenni perfettamente addestrati e vigilati, che rappresentavano una forza lavoro essenziale, reattiva e motivata sulle spiagge. Questa esclusione non fa che acuire la cronica carenza di assistenti bagnanti in alta stagione, laddove le ordinanze permettono un allungamento dei metri lineari sempre più in maniera esponenziale senza tenere in alcun modo in considerazione i rischi di tali conseguenze.
- Concentrare la formazione rischia di focalizzarla su criteri atletici, riducendo lo spazio per la pratica professionale, sanitaria e l’addestramento specifico per gli scenari complessi che il mare richiede. L’assistente bagnante deve essere soprattutto un soccorritore esperto, addestrato ad ogni situazione d’emergenza e non solo un buon nuotatore.
- Dare la possibilità ai 50enni di poter essere preparati e formati, avendone tutte le capacità fisiche e acquatiche, al conseguimento del brevetto di salvataggio (da tenere presente che le abilitazioni possono essere anche solo per piscine e parchi acquatici).
- Il controllo e la presenza da parte delle Capitanerie di Porto agli esami per una migliore verifica degli standard operativi dei discenti (soprattutto ora che la scorciatoia da brevetti piscina a quelli mare sono state modificate)”.
In definitiva, FISA e ANAB chiedono con forza che “il confronto avviato si sviluppi in un tavolo tecnico immediato e inclusivo che porti alla modifica del decreto 85/2024, reintroducendo norme che non vadano a ledere chi ha dimostrato da sempre di avere svolto con grande competenza, testimoniata dagli innumerevoli salvataggi effettuati, il mestiere di maestri di salvamento che garantiscono e hanno garantito la vita sulle acque italiane. La sicurezza non può essere monopolizzata, né la professionalità ignorata. Contiamo sulla rapidità di azione del ministero per la modifica del decreto”.
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