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300 imprese balneari stanno morendo per colpa dello Stato

La grave vicenda degli stabilimenti pertinenziali è arrivata al culmine con le cartelle esattoriali di 630 mila euro ricevute nei giorni scorsi. Un'ingiustizia che il governo deve risolvere al più presto.

Quella che pubblichiamo nell’immagine qui sopra è la cartella esattoriale ricevuta nei giorni scorsi da uno stabilimento balneare pertinenziale del riminese. Una cartella esattoriale che pretende la somma di oltre 627.000 euro. Avete letto bene: seicentoventisettemila euro, da pagare entro 60 giorni. Una cifra insostenibile per qualsiasi piccola impresa familiare, tanto più se si tratta di un’ingiustizia fiscale.

Davanti a questo accaduto, gli imprenditori balneari non possono più rimanere in silenzio. Anche se la vicenda riguarda un piccolo gruppo di concessionari – circa trecento in Italia – si tratta pur sempre di piccole aziende familiari, uguali a tutti gli altri stabilimenti balneari italiani. Alcune di queste imprese hanno già dovuto chiudere e tutte le altre stanno per morire, perciò è necessaria la solidarietà di tutta la categoria per salvarli. Anche perché presto potrebbe toccare anche ad altri la stessa sorte – cioè l’incameramento.

Chi sono gli stabilimenti balneari pertinenziali

Gli stabilimenti balneari definiti “pertinenziali incamerati” sono circa trecento in Italia e hanno subìto una grave ingiustizia fiscale che li affligge da diversi anni. Per queste attività, con l’art.1 comma 256 della legge Finanziaria 2006, è stato definito un criterio di calcolo dei canoni collegato ai valori Omi (Osservatorio mobiliare italiano) che ha determinato un maxi aumento fino al 4000%, con cifre intorno ai 100-300 mila euro annui. Aggiungendo gli arretrati, tutto ciò ha significato milioni di euro da pagare per piccole imprese familiari, insostenibili e fuori da ogni logica di mercato.

Come misura tampone in favore dei pertinenziali, al momento è in vigore solo la sospensione delle decadenze sulle loro concessioni fino al varo di una nuova riforma del settore. Tale sospensiva è stata decisa con il decreto Enti locali del 2016, per evitare che l’Agenzia del demanio revochi i titoli ai pertinenziali, i quali, com’è naturale viste le ingenti cifre richieste ingiustamente, sono in forte arretrato con il pagamento dei canoni e dunque rischiano la decandenza dei titoli concessori. Ma si tratta solo di un provvedimento provvisorio che non cancella il debito pregresso.

Cosa sta accadendo

Molti pertinenziali incamerati, forti della palese ingiustizia di cui sono vittime, si sono sempre rifiutati di pagare le ingenti somme richieste dall’Agenzia del demanio e hanno aperto dei contenziosi in tribunale, certi che la situazione sarebbe stata risolta e che la giustizia avrebbe dato loro ragione. Invece, ogni anno gli emendamenti presentati nelle leggi di bilancio per sanare la situazione sono stati puntualmente bocciati. Da ultimo quello dello scorso dicembre, che voleva portare tutti i canoni balneari a un minimo di 2500 euro all’anno (anziché gli attuali 327 euro) al fine di garantire la necessaria copertura economica per cancellare il debito pregresso dei pertinenziali e abrogare definitivamente l’applicazione dei valori Omi.

L’approvazione di tale emendamento sembrava certa, dato che la proposta era stata sottoscritta da tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, eppure all’ultimo è arrivato il niet della Ragioneria di Stato (vedi notizia). E così, per i pertinenziali sono arrivate delle cartelle esattoriali da incubo, nonché i primi pignoramenti. Il tutto nel silenzio delle altre migliaia di colleghi più fortunati, nonché della politica che non ha più pensato a come poter risolvere questa situazione.

Cosa deve fare il governo

Com’è noto, il ministro del turismo Gian Marco Centinaio si è fatto promotore di una riforma che intende portare le concessioni balneari al di fuori della direttiva Bolkestein, ma dalle sue frequenti dichiarazioni non era ancora emerso il piano del governo per risolvere l’ingiusta situazione dei pertinenziali. Intervistato da Mondo Balneare al recente Sun di Rimini (guarda il video), il ministro ha annunciato che la questione dei canoni sarà trattata separatamente da quella delle concessioni, «probabilmente nella prossima legge Finanziaria», ma non è sceso in dettagli tecnici.

Le soluzioni per i pertinenziali vanno attuate subito, prima ancora delle riforma delle concessioni, cioè nella prossima legge Finanziaria. Il governo può e deve farsi carico di un intervento che preveda la chiusura in via transattiva del debito, come previsto dalla legge 147/2013, per mezzo del pagamento di una percentuale sull’importo preteso dall’amministrazione e oggetto di contestazione. Inoltre, il legislatore dovrebbe istituire una sospensione delle decadenze e delle procedure di decadenza e di riscossione coattiva attualmente in corso, fino a che non arriverà il tanto atteso riordino complessivo della disciplina dei canoni demaniali. Ma ancora meglio, visto che se ne parla tanto in questi giorni, sarebbe includere le posizione dei concessionari pertinenziali nella pace fiscale. Oltre che risolvere una palese ingiustizia che ha colpito trecento famiglie, il gesto dimostrerebbe una volta per tutte, al di là delle parole, che questo governo è davvero amico degli imprenditori balneari.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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