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Vecchi nemici e nuove speranze fra i ministri interlocutori dei balneari

Il ministero degli affari regionali, assegnato a Delrio, può aiutare nella mediazione con Moavero Milanesi che è stato riconfermato agli affari europei. Rimane l'incognita sul dicastero al turismo, capitanato da Bray che non è un addetto ai lavori.

di Alex Giuzio

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Un ministro già noto e poco affidabile, un altro competente e attento ma un terzo, forse il più importante, non abbastanza conosciuto. Il governo Letta è stato annunciato e gli impenditori balneari italiani sanno finalmente quali saranno gli interlocutori con cui dovranno trattare per risolvere l’annosa questione della direttiva europea Bolkestein, che apre alle evidenze pubbliche delle concessioni demaniali marittime, e per costituire un tavolo tecnico di discussione per la necessaria riforma del demanio costiero.

Per quanto riguarda l’applicazione della direttiva Bolkestein in Italia, qualsiasi decisione non potrà prescindere dal ministro agli affari europei, riassegnato a Enzo Moavero Milanesi che già aveva ricoperto questo ruolo durante il governo Monti. Insieme all’ex ministro al turismo Piero Gnudi, Moavero è colpevole di avere promesso per più di un anno un’immediata soluzione per le concessioni demaniali marittime, allora in scadenza il 31 dicembre 2015. Il tavolo tecnico insieme ai sindacati e agli enti locali è stato più volte annunciato ma mai istituito, dopodichè Moavero è uscito di scena per lasciare a Gnudi il compito di firmare una bozza di decreto legge distruttiva per il comparto turistico balneare, e fortunatamente mai andata in porto. La questione si è poi risolta con una proroga della scadenza al 2020; misura utile per infondere un po’ di ottimismo ma non certo adeguata per risolvere il problema, che avrebbe bisogno di una riforma strutturale.

Davanti al ministro Moavero, insomma, gli imprenditori balneari e i loro rappresentanti sindacali dovrebbero presentarsi con un atteggiamento diffidente, ricordandosi delle promesse mai mantenute e della complicità nella proposta di un decreto legge che voleva mandare a evidenza pubblica gli stabilimenti balneari italiani, ignorando la tradizione imprenditoriale e gli investimenti effettuati dagli attuali titolari.

Ma dato che il demanio marittimo è una materia normativa complessa e di competenza di più ministeri, il dicastero di Moavero non sarà l’unico a cui si dovranno riferire gli imprenditori balneari. A compensare la ‘scomoda’ presenza del ministro agli affari europei, i cui intenti avversi agli attuali concessionari sono già noti, c’è per fortuna Graziano Delrio (Pd, nella foto), già presidente Anci e nominato ieri ministro degli affari regionali, delega ricoperta in precedenza da Piero Gnudi insieme a quella del turismo. Il premier Enrico Letta ha deciso di separare queste due cariche, assegnando gli affari regionali a una figura già competente in materia grazie alla sua lunga esperienza, iniziata nel 2005 nei panni di vicepresidente, all’interno dell’Associazione nazionale comuni italiani.

L’Anci si è ultimamente dimostrata molto attiva nel difendere i diritti di impresa dei balneari italiani, poiché le evidenze pubbliche delle concessioni demaniali marittime sconvolgerebbero l’economia turistica dei comuni costieri. Luciano Monticelli, delegato Anci al demanio marittimo, ha il merito di avere preso a cuore questo problema e di averlo portato all’attenzione di Delrio, tanto che l’Anci si è schierata ufficialmente contro le aste degli stabilimenti balneari. La nomina di Delrio a ministro, insomma, sembra positiva per l’aiuto che il presidente Anci può dare nella vertenza degli imprenditori balneari. Perciò, non resta che attendere l’inizio delle trattative che si spera sarà imminente.

Per quanto riguarda il ministero del turismo, questo è stato assegnato a Massimo Bray (Pd), direttore editoriale dell’Istituto dell’enciclopedia italiana Treccani. Bray ricoprirà anche la carica di ministro della cultura, per la quale vanta un’adeguata formazione; mentre per quanto riguarda il turismo, spiace constatare che si tratti di un ‘novizio‘ e non di un addetto ai lavori. Ancora una volta, la classe politica italiana ha dimostrato di non avere a cuore il comparto turistico del proprio paese, nonostante incida sul 9,4% del Pil italiano. L’assegnazione di un ministero così importante a una figura, a nostro parere, non abbastanza esperta è una scelta pericolosa, che rischia di bloccare un intero settore economico. E questo non riguarda solo gli imprenditori balneari, per i quali il ministro al turismo rimane comunque la figura di riferimento. Che si spera saprà capire con attenzione i problemi che affliggono questo comparto, per poi risolverli con soluzioni adeguate e più condivise rispetto alla bozza di decreto Gnudi.

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