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Turismo, il mare italiano è più in crisi rispetto alla montagna

Enit segnala il -51% di prenotazioni sulla costa rispetto al -39% delle vette

La montagna soffre meno la crisi del turismo rispetto alle località balneari. È quanto emerge dalle proiezioni di Enit, l’agenzia nazionale del turismo, che vedono la montagna meno colpita dal trend negativo (-39% sul 2019) rispetto alle destinazioni costiere (-51%) e alle città d’arte (-49%), queste ultime più dipendenti dai turisti provenienti da oltreoceano. Il turismo montano intercetterà il 60% dei visitatori dal mercato interno, consolidando un trend positivo e confermandosi la destinazione adatta in questo periodo post pandemico. In confronto, le destinazioni costiere e le città d’arte in particolare risentono in maniera più pronunciata della chiusura dei voli e della quarantena prevista per gli arrivi extra-Shengen, essendo mete a maggiore incidenza dei visitatori internazionali.

Per la ripresa del turismo interno, si punta tutto sulla destagionalizzazione. Secondo l’indagine di Enit, infatti, il 47,5% degli italiani che farà almeno una vacanza quest’estate preferirà soggiorni di fine stagione: nei villaggi turistici il 46,2% delle vacanze degli italiani si svolge tra luglio e agosto, così come negli alberghi di categoria medio-bassa (44,5%), mentre negli hotel oltre le tre stelle le vacanze degli italiani si svolgeranno in ben il 71,2% dei casi a fine estate. Il top delle vacanze di fine estate saranno le country house, i campeggi e le vacanze dai parenti.

Tiene il sogno straniero di una vacanza in Italia: dal web Enit registra segnali positivi con 231 milioni di interazioni e oltre 658 mila reazioni di gradimento, 89 mila di affetto, 340 mila di empatia e 64 mila di stupore per il Belpaese. Inoltre il tema turismo è finalmente tra i primi 10 temi web dominanti a livello internazionale e produce 370,7 milioni di visualizzazioni. Quindi, nell’immaginario dei turisti stranieri potenziali, l’Italia torna a essere la grande destinazione turistica che è sempre stata, in uno scenario sempre meno legato al Covid.

Migliorano anche le prenotazioni straniere dal 13 luglio al 23 agosto, con un calo del -90,1% (era -91,7% 15 giorni fa). Da alcuni mercati c’è una frenata alle disdette: in particolare, la Germania passa da -83,7% a -75,7%, e la Francia da -79,1% a -64,9, il Regno Unito da -90,6% a -86,5%. Scontato il calo dagli Usa, in considerazione della fase acuta della diffusione del virus che sta vivendo quel paese (-94,3%) e per analoghi motivi la Russia (-93%).

Per l’intero trimestre estivo, da luglio a settembre l’Italia realizza un calo degli arrivi aeroportuali internazionali del -86,9%, in linea con quello degli altri paesi concorrenti, Francia (-83,9%) e Spagna (-83,4%). La contrazione è più profonda a luglio (-90,4%) rispetto ad agosto (-85,3%) e a settembre (-83,3%). Il totale degli arrivi aeroportuali internazionali dal 1° gennaio al 12 luglio registra perdite un -81% rispetto allo stesso periodo del 2019, in ragione di quanto appena detto per gli Usa (-87,5%) ma anche per la Cina (-88,8%). Diminuzione contenuta è quello dalla Francia, che si assesta su un -72,5%.

Gli arrivi internazionali in tutto il 2020 calano del -55% rispetto al 2019 (pari a 35 milioni di visitatori) e l’Italia perde 119 milioni di pernottamenti nel 2020 (165 milioni compresi gli italiani). Come proiezione per tutto il 2020, in termini di arrivi internazionali l’Italia è linea con la Francia e la media dell’Europa Occidentale (-52%). Ha più appeal di Croazia (-68%) e Grecia (-58%), mentre è in linea con la Turchia che è ha ugualmente arrivi internazionali in calo del -55%. Ma il nostro paese perde cinque punti in più della Spagna (-50%).

Sul sito dell’Enit, alla sezione “Bollettino” è disponibile il report aggiornato sulla situazione dei provvedimenti legati al Covid di tutti i Paesi.

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