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Turismo, gli italiani non bastano: l’estate chiude col -30% di presenze

L'aumento delle vacanze di prossimità non riesce a colmare l'assenza di 66 milioni di stranieri. Ma le località balneari soffrono meno rispetto alle città d'arte.

L’incremento del turismo interno italiano non è stato sufficiente a compensare il crollo degli stranieri, ma le località balneari hanno sofferto molto meno rispetto alle aree rurali e alle città d’arte. Lo afferma un’indagine condotta dal Centro studi turistici di Firenze per conto di Confesercenti, che ha analizzato i dati forniti da un campione di 1.975 imprenditori del comparto ricettivo.

«Il turismo è tra i settori che stanno subendo gli effetti più devastanti dell’epidemia di coronavirus – esordisce lo studio – e i risultati del trimestre estivo confermano le difficoltà e l’imprevedibilità del mercato, con andamenti differenziati tra località balneari e di montagna rispetto agli altri tipi di offerta turistica». Le conseguenze più significative della pandemia sul settore turistico, prosegue l’indagine di Confesercenti, «sono stati i cambiamenti nelle abitudini di viaggio: prenotazioni estemporanee, uso prevalente di mezzi di trasporto individuali, spostamenti a corto-medio raggio, ricerca delle soluzioni low cost, boom di richieste per le case vacanza».

In termini numerici, la contrazione della domanda ammonta al -30,4%: i pernottamenti infatti sono stati circa 148,5 milioni, con un calo di 65 milioni rispetto al 2019. L’aumento delle presenze italiane è infatti stato di appena 1,2 milioni in più, ma gli stranieri in meno erano 66,3 milioni.

A livello geografico, il trend negativo ha interessato tutte le aree del paese, ma le conseguenze più pesanti si sono registrate nelle strutture del nord ovest e del nord est (-34%), mentre al sud e nelle isole il calo è stato più contenuto (-20%). Per quanto riguarda la tipologia delle destinazioni, le perdite maggiori di presenze sono avvenute nelle città d’arte (-49,6%); seguono le località lacustri (-48,6%), quelle rurali e di collina (-39,8%), quelle termali (-38,9%) e infine le destinazioni balneari (-23,7%) e di montagna (-19%).

Per approfondire

Scarica lo studio di Confesercenti »
(pdf, 15 pagine)

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