Vacanze al mare

Stop alla pipì in mare: le spiagge spagnole proteggono la biodiversità

Nuove ordinanze vietano di urinare in mare per tutelare l’ecosistema marino e prevenire l’eutrofizzazione delle acque

Sembra una norma curiosa, quasi impossibile da far rispettare, ma in alcune località costiere della Spagna è ufficialmente vietato fare pipì in mare. Le ordinanze sono state introdotte da vari comuni costieri con l’obiettivo di proteggere la biodiversità marina e contenere l’impatto dell’overtourism sulle coste.

Una misura ambientale più che simbolica

A introdurre formalmente il divieto è stata la Deputación Provincial de A Coruña, che in una comunicazione ufficiale datata 4 giugno 2025 ha incluso tra le norme igienico-sanitarie il divieto di evacuazione fisiologica in mare o sulla spiaggia. Simili regolamenti sono stati emanati anche da altri comuni come Marbella, che vieta espressamente qualsiasi tipo di evacuazione sulla spiaggia.

L’attenzione è rivolta soprattutto alle zone costiere soggette a forte pressione turistica. Infatti, durante l’estate la popolazione può triplicare, aumentando notevolmente il carico antropico su un ambiente già fragile. Da qui la necessità di introdurre misure volte a preservare l’equilibrio marino e garantire un uso sostenibile delle spiagge.

Perché l’urina in mare può essere un problema?

A livello chimico, l’urina umana è composta principalmente da acqua, ma contiene anche urea, fosforo, azoto, residui di farmaci e sostanze chimiche potenzialmente dannose per l’ambiente. In piccole quantità non rappresenta un rischio, ma in contesti ad alta frequentazione può contribuire a fenomeni di inquinamento marino.

Uno degli effetti più preoccupanti è l’eutrofizzazione: un processo che arricchisce le acque di nutrienti come azoto e fosforo, favorendo la proliferazione eccessiva di alghe. Quando queste muoiono e si decompongono, consumano grandi quantità di ossigeno, causando ipossia o anossia nelle acque dei fondali, con effetti devastanti sugli organismi marini.

L’urina può inoltre contenere tracce di farmaci, contraccettivi, antibiotici o droghe, che finiscono nell’ambiente marino e possono influenzare negativamente la salute degli animali acquatici. Alcuni studi indicano che questi residui possono compromettere la riproduzione di pesci e invertebrati marini, o alterare il comportamento e il metabolismo di alcune specie.

L’ambiguità della scienza: è davvero così grave?

Non tutti gli esperti sono concordi sulla gravità del fenomeno. Un documento pubblicato nel 2014 dall’American Chemical Society sosteneva che, in linea di principio fare pipì in mare non è pericoloso, dato che l’oceano contiene già naturalmente grandi quantità di sali e azoto. Tuttavia, anche in quel caso si raccomandava di evitare di urinare in zone chiuse, in lagune o in tratti di mare poco soggetti a ricambio d’acqua, dove la concentrazione di sostanze può diventare problematica.

In definitiva, vietare la pipì in mare può sembrare una misura estrema o difficile da far rispettare, ma si inserisce in un più ampio tentativo di responsabilizzare i frequentatori delle spiagge verso comportamenti sostenibili e rispettosi dell’ambiente. In zone costiere fragili, dove ogni estate si concentra un numero elevatissimo di turisti, anche i piccoli gesti, compreso dove e come si svolgono funzioni fisiologiche, possono fare la differenza.

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