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Stabilimenti balneari, nuova procedura di infrazione in arrivo?

Lo ritiene il tecnico del governo Lucia Serena Rossi, tra i consulenti sulla riforma delle concessioni di spiaggia.

Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che ha espresso la sua contrarietà sulla proroga al 2020 delle concessioni balneari italiane, la Commissione europea potrebbe aprire presto una nuova procedura di infrazione contro il nostro paese, reo di non avere ancora dotato il comparto demaniale marittimo di un assetto normativo definitivo e compatibile con il diritto comunitario. Per questo, occorre che il governo vari in fretta una riforma adeguata. Lo ritiene la professoressa Lucia Serena Rossi, che sul numero 33 della rivista Guida al Diritto, edita dal Sole 24 Ore, ha pubblicato un commento alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha dichiarato l’incompatibilità della proroga al 2020 con il diritto comunitario. L’articolo è reperibile a questo link, ma la lettura è a pagamento: “Spiagge: vietate le proroghe automatiche delle concessioni senza una procedura di selezione tra potenziali candidati“.

La prof.ssa Rossi era componente, in veste di consulente del sottosegretario Sandro Gozi, della delegazione governativa italiana che lo scorso 22 luglio ha sottoposto all’attenzione del commissario europeo Lowri Evans il testo del decreto legge di riforma delle concessioni balneari che il governo intende varare (vedi notizia).

Riportiamo qui di seguito alcuni passaggi dell’articolo di Lucia Serena Rossi, interessanti sia per interpretare correttamente la sentenza europea sulle concessioni, sia per capire come il governo intende reagire alle osservazioni negative che il commissario Evans ha avanzato su alcuni punti-chiave del decreto.

Infatti la prof.ssa Rossi individua alcune questioni fondamentali della vicenda balneare: «La sentenza ha effetto tra le parti e non sulle altre concessioni in essere. È però evidente che la Commissione ora potrebbe riaprire la procedura di infrazione contro la proroga generalizzata al 2020. Inoltre, quella proroga può continuare ad alimentare un contenzioso davanti ai giudici nazionali, anche essi vincolati dalle sentenze della Cgue». Con tale considerazione la Rossi intende sottolineare che urge riaprire il confronto con la Commissione europea e soprattutto varare «con urgenza una revisione della normativa attuale fornendo alle amministrazioni locali strumenti sufficientemente flessibili per poter operare le valutazioni e sfruttare i margini di discrezionalità previsti dalla sentenza. Eventuali periodi transitori non potranno costituire proroghe mascherate».

Ora secondo la Rossi occorre dunque capire come l’Unione europea si aspetti che l’Italia riordini il comparto demaniale marittimo, dal momento che il cosiddetto emendamento salva-spiagge approvato subito dopo la sentenza (vedi notizia) è solo una misura temporanea.  A tale proposito la giurista afferma che «occorre fare chiarezza sull’assetto complessivo delle concessioni demaniali a uso turistico, anche nell’interesse degli operatori, che da troppo tempo navigano a vista in una situazione di incertezza giuridica». E prosegue: «Per evitare che il Paese sia trascinato in una nuova procedura di infrazione, è poi auspicabile che, una volta raggiunto un accordo con la Commissione europea, il Parlamento non lo nullifichi – come è accaduto già due volte nella vicenda dei balneari – con interventi normativi contrari al diritto europeo, che avrebbero comunque durata effimera e potrebbero essere fatti cadere con un ricorso davanti a qualsiasi giudice nazionale, con o senza un rinvio alla Corte di giustizia».

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