Mentre la Regione Liguria cerca mediazioni per tutelare il comparto, il Comune accelera sul nuovo Piano Arenili. Il grido d’allarme dei sindacati: «Sì alla quota pubblica, ma non distruggendo le aziende del territorio».
SPOTORNO – Spotorno: Si alle spiagge libere. Il tema della gestione del demanio marittimo torna a scuotere la Riviera Ligure, e il caso Spotorno rischia di diventare un precedente significativo per l’intero settore. Al centro della contesa c’è l’applicazione del nuovo Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali (PUD) che punta a raggiungere, con una tempistica superiore alla media regionale, la quota del 40% di spiagge libere e libere attrezzate.
Se da un lato l’amministrazione comunale rivendica la necessità di adeguarsi alle normative regionali e alla spinta verso una maggiore disponibilità di spiagge libere, dall’altro le associazioni di categoria (SIB-Confcommercio e FIBA-Confesercenti) lanciano un allarme circostanziato: l’attuale disegno del piano porterebbe alla chiusura definitiva di 9 stabilimenti balneari storici.
La proposta dei balneari: condivisione, non distruzione
Il punto di rottura non riguarda l’obbligo di incrementare le spiagge libere — obiettivo che la categoria si dice pronta a supportare nel rispetto della legge — ma il metodo scelto per raggiungerlo. Invece di una trasformazione drastica che prevede il taglio netto di intere concessioni sulle nostre spiagge, gli operatori chiedono una ridistribuzione più equilibrata degli spazi.
«Proponiamo di arrivare alla quota del 40% in modo diffuso, attraverso una riduzione proporzionale delle superfici di tutti gli stabilimenti», spiegano i rappresentanti sindacali. «In questo modo si garantirebbe la stessa metratura di spiagge libere richiesta dalla normativa, senza però condannare alla cessazione dell’attività nove imprese che da generazioni investono sul territorio e offrono servizi di accoglienza e sicurezza».
Un disallineamento rispetto alla linea regionale
Ciò che preoccupa maggiormente gli operatori del comparto è l’accelerazione impressa dal Comune di Spotorno, che si muove in controtendenza rispetto alla linea di maggiore cautela adottata dalla Regione Liguria. L’ente regionale, infatti, ha recentemente ipotizzato di concedere più tempo alle amministrazioni locali per armonizzare l’obbligo delle spiagge libere con l’attuale fase di incertezza normativa legata alle gare nazionali.
L’orientamento di Spotorno viene percepito dagli imprenditori come una scelta che non tiene conto del valore economico e sociale rappresentato dalle concessioni vigenti sulle spiagge liguri. Gli stabilimenti balneari, infatti, non sono solo strutture ricettive, ma presidiano il territorio garantendo pulizia costante, salvataggio e manutenzione, servizi che rendono le nostre spiagge un indotto fondamentale per l’economia locale.
Il valore degli investimenti e della continuità aziendale
Le imprese storiche che operano sulle spiagge rappresentano un modello di gestione che garantisce investimenti a lungo termine, difficili da sostenere senza una continuità aziendale garantita. Gli stabilimenti balneari non sono semplici strutture stagionali, ma realtà imprenditoriali che richiedono una programmazione costante per mantenere alti gli standard di accoglienza e sicurezza. La gestione professionale delle spiagge richiede infatti una cura costante dell’arenile, essenziale per difendere la costa e offrire servizi di qualità.
Un legame generazionale che definisce l’identità turistica
Oltre all’aspetto economico, la scomparsa di queste realtà colpirebbe duramente l’immagine turistica di Spotorno, recidendo quel legame quasi familiare che si è consolidato negli anni tra i gestori delle spiagge e i loro ospiti. Intere generazioni di turisti sono abituate a frequentare lo stesso stabilimento, seguendo le orme di genitori e nonni in un rapporto di fiducia che è parte integrante dell’esperienza di vacanza.
La cancellazione di questi punti di riferimento creerebbe un vuoto d’immagine che non si verificherebbe se si optasse per la soluzione proposta dai balneari: una riduzione degli spazi che rispetti i parametri sulle spiagge libere, permettendo però la sopravvivenza di quel rapporto umano e di quella tradizione che rendono unica l’accoglienza della spiaggia italiana.
Resta ora da capire se il dialogo tra l’amministrazione e i concessionari potrà portare a una soluzione condivisa che permetta di aumentare le spiagge libere senza sacrificare il tessuto imprenditoriale e sociale della costa ligure.
Spotorno: Si alle spiagge libere, ma salvaguardando l’identità turistica della località.
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