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Spiagge, l’eventuale proroga si riduce a cinque anni

Vista la contrarietà del governo a prolungare le attuali concessioni demaniali, l'emendamento al decreto sviluppo ha ridotto la proposta dal 2045 al 2020. Ora manca l'inserimento nel maxiemendamento. Ma i sindacati hanno già annunciato proteste.

di Alex Giuzio

I trent’anni di proroga si sono ridotti a cinque. E non sono nemmeno sicuri. Questa la notizia emersa oggi pomeriggio in seguito alla riunione della commissione industria del Senato, riunitasi per approvare l’emendamento al decreto "sviluppo bis", firmato da Filippo Bubbico (Pd) e Simona Vicari (Pdl), che voleva prorogare le concessioni demaniali marittime fino al 2045. Una proposta che tra ieri pomeriggio e stamattina aveva già ricevuto il parere negativo della Commissione europea (vedi notizia), del governo Monti e della commissione bilancio del Senato. Quest’ultima si era detta favorevole solo a una proroga di cinque anni, dal 2015 al 2020. E così è stato approvato anche dalla commissione industria, dopo una lunga trattativa. Lo stesso emendamento, oltre alla proroga delle concessioni, allungherebbe la delega del governo per legiferare sulle concessioni demaniali (attualmente la scadenza è per il 30 marzo).

Ma i cinque anni di proroga ancora non sono sicuri. È ormai certo, infatti, che il governo chiederà la fiducia sul decreto "sviluppo bis". Questo significa che, se domani l’emendamento di proroga al 2020 non verrà inserito nell’unico maxiemendamento, la situazione delle spiagge italiane rimarrà invariata: la concessione degli attuali titolari scadrà il 31 dicembre 2015, poiché un anno fa il governo Monti ha abrogato il rinnovo automatico delle concessioni. Dopodiché, tutto sarà messo a evidenza pubblica.

Ma gli imprenditori balneari non si arrendono. Oggi a Roma si sono riuniti i direttivi nazionali dei principali sindacati di categoria, mentre a Torvaianica si è tenuta un’assemblea molto partecipata dei comitati balneari di tutta Italia. La reazione è univoca: in vista c’è un’altra grande manifestazione di protesta, anche se i cinque anni di proroga verranno approvati. «Sono troppo pochi, è una presa in giro», ha spiegato il vicepresidente del Sindacato italiano balneari Giancarlo Cappelli. «Per i balneari già non erano sufficienti i 30 anni, visto che la Spagna ne ha proposti 75. Figuriamoci questi 5 anni, che poi non sono nemmeno sicuri. Per questo organizzeremo una protesta massiccia, anche se otterremo questi miseri 5 anni».

Per la Fiba-Confesercenti parlano invece il vicepresidente nazionale Riccardo Vincenzi e il direttore regionale dell’Emilia-Romagna Riccardo Santoni in un duro comunicato congiunto: «È ormai del tutto evidente che questo governo ha stretto accordi in sede europea esclusivamente per favorire i grandi gruppi a scapito delle piccole e medie imprese. Non si può leggere in altro modo ciò che è accaduto in sede di inserimento nel maxiemendamento al decreto sviluppo della proroga delle concessioni balneari. Quello che era più di un sospetto ormai è divenuto certezza. È infatti impensabile che il governo non comprenda che ciò è stato o sarà concesso a Spagna, Croazia e Portogallo non possa essere riconosciuto all’Italia. Questo governo si è guardato bene dall’andare in Europa a chiedere pareri preliminari a commissioni che già si erano espresse favorevolmente sui prolungamenti delle concessioni (vedi commissione europea sulla giustizia per il caso spagnolo), ma non ha mancato di imbeccare nuovamente un portavoce del commissario Barnier che, con più che sospetta tempestività, ha espresso un parere preventivo, guarda caso non richiesto, richiamando maldestramente un presunto rinnovo di concessioni quando invece si trattava di semplici prolungamenti, ignorando totalmente ciò che aveva già ufficialmente espresso la vice commissaria europea Reding. Dilettanti allo sbaraglio, altro che tecnici. In ogni caso, finalmente, questo governo sta arrivando al capolinea. Un sincero e sentito ringraziamento va ai nostri parlamentari, di tutti gli schieramenti, che hanno fortemente cercato di aiutare la categoria dei balneari in un momento delicato e decisivo. Ce ne ricorderemo. Così come ci ricorderemo delle uscite di questi giorni di qualche amministratore locale che, con una voce fuori dal coro, ha fornito un esempio di come la disinformazione e la superficialità spesso si ritagliano nei giornali più spazio di quello che meritano, rischiando di vanificare il lavoro di persone serie, preparate e impegnate a risolvere i problemi»

Il commento di Cristiano Tomei, coordinatore nazionale di Cna Balneatori, è arrivato tramite l’Ansa: «Cinque anni di proroga delle concessioni delle spiagge demaniali non sono sufficienti per rilanciare gli investimenti e garantire l’occupazione. Si tratta di un provvedimento inadeguato per tutelare trentamila piccole e medie imprese del turismo balneare, per un sistema turistico costiero unico in Europa. Nessuna contrarietà è stata espressa dall’Ue riguardo al provvedimento proposto dal governo spagnolo, che prevede addirittura una proroga per le concessioni demaniali di quel paese di 75 anni. La mobilitazione della categoria continua, e si aprirà un confronto con il prossimo governo per risolvere in maniera positiva e definitiva questa vertenza che cancellerebbe il sacrificio di migliaia di famiglie che hanno lavorato per tanti anni per costruire questo sistema economico».

Anche alcuni politici hanno espresso la loro indignazione per la riduzione della proroga. Così Manuela Granaiola, senatrice Pd: «Dopo anni e anni di discussioni estenuanti, dopo mozioni votate dai due rami del parlamento, dopo prese di posizioni pur diversificate dei sindacati e dei comitati, dopo gesti di disperazione estrema da parte di imprenditori, finalmente in queste ultime settimane tutte le forze politiche e tutte le rappresentanze dei balneari erano riuscite ad esprimere unità di intenti sulla richiesta da fare a questo governo, vale a dire una proroga di trent’anni, che è meno della metà di quanto concesso dalla Spagna alla durata delle concessioni demaniali marittime. Ma questa richiesta ha incontrato l’assoluta contrarietà del governo, che teme da parte dell’Europa una nuova procedura di infrazione. A questo punto viene da chiedersi come mai, viste le procedure di infrazione ancora aperte nei confronti dell’Italia (ricordo, fra le tante, quelle per la situazione carceraria italiana), vista la tranquillità della Spagna con i suoi 75 anni di proroga, visto l’orientamento di Francia, Portogallo e altri paesi, come si giustifica questo accanimento nei confronti dell’Italia e delle sue imprese? In un momento di crisi economica come questo, in un provvedimento che dovrebbe contenere misure destinate alla crescita, voler decretare la distruzione del nostro sistema di piccole e piccolissime imprese legate alla balneazione sembra veramente una follia e un suicidio economico. Non sappiamo neanche se verrà inserita nel maxiemendamento, che precederà l’ennesima fiducia, una proroga di 5 anni che in sostanza ha avuto il via libera dalla commissione bilancio dopo un estenuante lavoro fatto dai senatori sensibili alla questione. Insomma, comunque vada si dovrà ricominciare tutto da capo e questa volta, a parer mio, la lotta dovrà iniziare a Bruxelles dove i parlamentari europei dovranno svolgere un ruolo molto determinato affinché sia modificata una volta per tutte questa famigerata direttiva Bolkestein, che, ahimè, viene applicata in maniera restrittiva solo in Italia».

Analoga la posizione del deputato Pdl Sergio Pizzolante: «Cinque anni di proroga sono troppo pochi. La commissione bilancio aveva dato parere negativo ai 30 anni e il governo anche ai 5 anni. È bastato un comunicato di un funzionario europeo per spaventare Monti e Moavero. E questi signori dovrebbero fare gli interessi dell’Italia in Europa? Perché non sono andati e non vanno a confrontarsi con la novità della legge spagnola? La battaglia continua, perché non è accettabile che la Germania possa tutelare i propri interessi in Spagna e all’Italia non sia consentito di farlo in casa propria. Da oggi, salvo eccezioni, non voterò più la fiducia al governo Monti. Non solo per i balneari, ma per una questione di principio: ho votato Monti perché doveva rappresentarci in Europa con efficacia. Invece ci ha riempito di tasse e a Bruxelles non conta nulla».

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