Attualità

Sciopero della fame da 80 metri di altezza: un’altra sfida per Di Finizio

La nuova follia dell'imprenditore che da anni compie gesti estremi per sensibilizzare lo Stato e l'opinione pubblica sui problemi dei balneari: un'arrampicata sulla torre dell'Ursus di Trieste, dove rester� senza cibo finch� non si negheranno le evidenze pubbliche delle concessioni demaniali.

di Alex Giuzio

(Trieste, ore 9.30) – Si è arrampicato sulla vetta dell’Ursus, una gru alta ottanta metri ormeggiata nel porto di Trieste, e resterà lì senza cibo finché il governo italiano non metterà la parola ‘fine’ alla vicenda che da anni affligge i balneari italiani: la direttiva europea cosiddetta ‘Bolkestein’ che apre alle evidenze pubbliche delle concessioni marittimo-demaniali. È l’ultimo, disperato gesto di Marcello Di Finizio, 46 anni, che da tempo sta lottando contro le assicurazioni e lo Stato: le prime non gli risarciscono i danni delle mareggiate al suo locale sulla riva di Trieste, ‘La voce della luna’, perché il secondo non ha ancora legiferato sul destino delle concessioni demaniali, che scadranno nel 2015 «a causa dell’interpretazione errata della direttiva Bolkestein», come ripetono da anni i sindacati balneari. Le assicurazioni si basano sull’imminente scadenza delle concessioni (che in Friuli è anticipata al 2013), e non vogliono erogare i risarcimenti per un’attività che Marcello, per come stanno le cose, potrà perdere tra meno di due anni. È per questo che un imprenditore rimasto senza la sua attività ha portato avanti faticose battaglie per riavere i propri diritti: Marcello ha infatti alle spalle altri due scioperi della fame (l’ultimo di 54 giorni) e una pedalata da Trieste a Roma. Di queste vicende ci siamo già occupati in altri articoli: La storia di MarcelloLo sciopero della fameLa pedalata Trieste-Roma.

Ieri, invece, è arrivato il gesto più estremo e pericoloso per la sua vita: Di Finizio ha passato tutta la notte appena trascorsa arrampicandosi su è giù dall’Ursus per riempire di bottiglie d’acqua ciò che sarà la sua ‘casa’ per un tempo imprecisato. Gli faranno compagnia solo le bandiere che ha fatto scendere dalla cima della torre conquistata questa notte: quella italiana e quella del no alle aste. Di cibo, invece, nemmeno una briciola: questo è l’inizio del suo terzo sciopero della fame, che avrà condizioni ben più estreme: «Sono stremato per le ripetute arrampicate – mi ha detto questa mattina per telefono – e ora sono rannicchiato su una scaletta per provare a riposarmi». Il vento si fa sentire da sopra quell’enorme torre, ed è difficile riprendersi dalla fatica: «Mi sono arrampicato più volte a mani nude, portando su cinquanta chili di acqua per volta: speriamo basterà». Il governo italiano, un mese fa, ha promesso ai sindacati balneari di risolvere il problema Bolkestein in 6-8 mesi, ma ancora non è stato fatto nulla.

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«Secondo te è il caso di compiere un altro gesto forte per sensibilizzare il governo e l’opinione pubblica?», mi chiese Marcello un mese fa, dopo quell’incontro tra i sindacati e i ministri Gnudi e Moavero. Io gli consigliai di aspettare, perché l’apertura del governo sembrava reale. Ma in pochi giorni è arrivato il dietrofront del ministro Gnudi, e con esso la convinzione di Marcello: compiere un atto forte per invitare a cessare questo logorante immobilismo dello Stato. E l’atto forte è avvenuto questa notte a Trieste. «Non pensavo di dover arrivare a questo», mi aveva detto Marcello nel nostro ultimo incontro a Balnearia, non guardandomi negli occhi ma fissando il vuoto. Io ero preoccupato, perché di questo "atto" mi aveva accennato pur senza spiegarmelo: doveva essere qualcosa di eclatante, ma pericoloso per lui: e infatti il rischio è stato alto, perché un’arrampicata sopra l’Ursus non è una passeggiata. Si tratta di una gru ormeggiata nel golfo di Trieste dal 1914, soprannominata "la Tour Eiffel italiana": nessuno avrebbe creduto che potesse ospitare l’impresa di quest’uomo che vuole semplicemente far valere i suoi diritti di piccolo imprenditore. Lo Stato non ha rispettato i termini del contratto (il rinnovo automatico delle concessioni, abrogato da poco), e la disperazione ha fatto compiere questa follia. Ma Marcello nello Stato ci crede ancora: quella bandiera italiana è lì a dimostrarlo.

(Per leggere la lettera scritta da Marcello Di Finizio prima dell’arrampicata, clicca qui)

(Nella foto in alto: uno scatto di Fulvio Covalero, che stanotte ha visto e immortalato l’impresa di Marcello. Qui sotto: il video della scalata all’Ursus, con l’arrivo delle forze dell’ordine. Nelle foto più sotto: altre immagini dell’Ursus)

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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