Sardegna

Rimozione posidonia dalle spiagge, Sardegna stanzia 2 milioni di euro

I fondi saranno utilizzati per la pulizia dei litorali nel rispetto del ruolo anti-erosivo svolto dalla pianta che si arena a tonnellate

«Per il triennio 2020-2022, la Regione Sardegna ha stanziato 1 milione e 800 mila euro per far fronte all’insufficienza delle risorse disponibili nei bilanci dei Comuni destinate all’attività di gestione della posidonia depositata sui litorali, così da consentire la fruizione delle spiagge e il contrasto all’erosione costiera». Lo ha annunciato l’assessore alla difesa dell’ambiente della Regione Sardegna Gianni Lampis, in seguito all’approvazione, da parte della giunta regionale, delle modalità e dei criteri per la concessione dei contributi alle amministrazioni comunali. Nello specifico, saranno stanziati 500 mila euro per il 2020, 800 mila per il 2021 e 500 mila per il 2022.

«In Sardegna sono 72 i comuni costieri e almeno la metà, particolarmente nell’ultimo triennio, è stata impegnata in attività di movimentazione della posidonia per decine di migliaia di metri cubi a stagione, con un esborso economico considerevole». , ha sottolineato Lampis. «I depositi di posidonia spiaggiata sono uno strumento di difesa naturale contro l’erosione costiera ma, dove impediscono la regolare fruizione delle spiagge durante la stagione estiva, vanno rimossi dai litorali. Si tratta ovviamente di attività di gestione da effettuarsi con criteri adeguati per contrastare l’erosione, nel rispetto delle dune e della vegetazione dunale e salvaguardando l’equilibrio delle spiagge. Il contributo regionale assegnato ai Comuni non prevede altre forme di gestione della posidonia, come la rimozione permanente, il conferimento in impianti di recupero, riciclaggio, lavaggio oppure lo smaltimento in discarica».

«I Comuni, anche tramite i titolari di concessioni demaniali, procedono, comunicandolo ai competenti uffici regionali e statali, allo spostamento temporaneo degli accumuli di posidonia in zone idonee dello stesso arenile o in aree individuate all’interno del territorio comunale, fermo restando che il riposizionamento è ammesso nella spiaggia di origine o in altra spiaggia limitrofa», ha concluso l’assessore.

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