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Rimini Sun, i fornitori invocano il rilancio del settore

Il comunicato dell'Afib dopo una fiera deserta: 'Occorre trovare strategie unitarie per sopravvivere'

di Alex Giuzio

Nessuna azienda si aspettava una fiera facile e piena di contatti: il Sun di Rimini, a causa del blocco degli investimenti nel settore balneare, è stato infatti caratterizzato da scarsa affluenza e pochi preventivi. Gli imprenditori di spiaggia sanno che nel 2016 potrebbero perdere il loro stabilimento, e non si azzardano certo a rinnovare la loro attrezzatura. E così, per ora a risentirne sono le aziende dell’indotto, che nel 2010 hanno già perso il 20% del miliardo di euro fatturato mediamente ogni anno (fonte: Il Sole 24 Ore, 23 marzo 2011).

Ma a determinare la desertificazione della fiera è stato soprattutto il boicottaggio ufficiale dei sindacati, annunciato appena tre settimane prima dell’inizio del Sun (vedi notizia). La mossa ha messo in diffcoltà gli organizzatori dell’evento, già danneggiati da una discreta carenza di fornitori in difficoltà economiche e trovatisi, a pochi giorni dall’inaugurazione, ad affrontare una disdetta ufficiale da parte degli storici visitatori della fiera.

L’accaduto ha fatto molto discutere i fornitori durante la fiera, e per questo Luca Marini, presidente dell’Associazione fornitori italiani balneari, tiene a precisare la posizione delle aziende dell’indotto: «Il concetto di boicottaggio delle fiere non è applicabile ai fornitori: non si può boicottare una cosa praticamente propria. Anzi, sono proprio i fornitori e i produttori a sostenere e a difendere la fiera. Il mercato si basa sulla domanda e sull’offerta, e i fornitori incarnano la seconda; perciò sono loro ad acquistare gli stand, i quali rappresentanto il sostentamento dell’ente fiera. Quindi si deduce che il boicottaggio non può partire dai fornitori, che possono decidere di esserci o di non esserci per diverse ragioni: la grande crisi che sta investendo l’Europa e l’Italia; la crisi del turismo italiano; la crisi specifica della categoria balneare per colpa della direttiva Bolkestein. Ma non solo: la scelta della data del Sun (quest’anno anticipata dalla fine all’inizio di ottobre, NdR) è troppo vicina alla chiusura della stagione turistica. Meglio è certamente il periodo compreso tra la fine ottobre e la metà novembre. Terzo motivo è stata la notizia del "boicottaggio degli acquisti" da parte dei balneari italiani, ufficializzata il 15 settembre scorso. Solo due giorni dopo abbiamo fatto una comunicazione ufficiosa ai leader dei sindacati balneari, e solo dopo cinque giorni abbiamo dato comunicazione ufficiale Afib a tutti e quindi, per ovvia correttezza, anche all’ente fieristico, a riguardo del solo stand associativo, giacché le conferme negative degli spazi standistici erano già pervenute singolarmente, autonomamente e liberamente entro il 12 settembre. Ci si è anche ritrovati, quindi, sulla scelta di essere solidali ancora di più alla categoria balneare italiana, condividendone la comune lotta. Si è trattato di una decisione sofferta, ma che alla fine ci ha dato ragione, visti la preoccupante bassa partecipazione di quest’anno, l’abbandono di un importante gruppo produttivo per la prossima edizione e le difficoltà oggettive di dovere (a voce di popolo) snellire le spese e il personale. Questo certo non ci fa piacere, e ci stiamo sincerando delle politiche dell’ente già per l’anno prossimo. Anzi, ciò ci impensierisce ancora di più e non ci fa forti delle nostre ragioni: un settore di nicchia altamente specializzato e made in Italy come il nostro ha estremo bisogno di avere la sua specifica fiera di riferimento, e non può prescindere da avere appuntamenti nazionali e internazionali sullo scenario complessivo del mercato. Noi rischiamo di essere la prima vittima sacrificale sull’altare di questa direttiva, o più semplicemente di una politica nostrana allo sfascio. Dobbiamo allora cercare un accordo, o comunque di piazzare i nostri prodotti prima che atri spazzino via noi. Dobbiamo cercare di tenerci tutti in piedi nelle prossime stagioni balneari che mancano al 2016. Spero che una comune riflessione tra i principali attori sullo scenario balneare nasca al più presto, magari nel cercare soluzioni condivise e strategie di lotta univoche, capaci di far sopravvivere anche noi nei prossimi anni. Chissà che non ci sia una nuova fiera all’orizzonte capace di coniugare le esigenze commerciali con quelle di tutela, due facce della stessa medaglia che molto spesso hanno viaggiato disgiunte e scollegate e che questa crisi sta probabilmente rifacendone il volto e l’immagine globale. Una sfida per il futuro, ma dietro a un orizzonte fosco e incerto».

Lo scenario è infatti più oscuro che mai: se il governo proseguirà sulla strada delle evidenze pubbliche delle spiagge, gli stabilimenti balneari verranno venduti al migliore offerente. E visti gli elevati interessi economici scatenati dal turismo balneare, è probabile che le coste italiane finiranno in mano a imprenditori stranieri che non faranno certo gli interessi dei fornitori italiani. Determinando il definitivo collasso di un settore già bloccato dall’inadempienza del governo italiano, che sulla Bolkestein doveva legiferare entro il 2008.

Visto che il rilancio non è all’orizzonte, le aziende dell’indotto presenti in fiera non riescono a investire sull’innovazione. Come abbiamo già scritto nella notizia precedente (leggila qui; comprende il reportage fotografico del Sun), finché ci sarà incertezza, il settore balneare rimarrà stagnante. Si tratta di una responsabilità che il governo ha deciso di prendersi, poiché non ha mai mosso un dito per salvare il proprio turismo balneare, nonostante le possibilità sul tavolo siano sempre state numerose. Ma, da parte loro, imprenditori balneari e aziende dell’indotto possono fare la loro, come suggerisce Marini: cercare strategie unitarie e praticarle per ottenere una vittoria. Finché le categorie rimarranno divise, si otterrà solo un deprimente stallo che non farà il bene di nessuno.

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