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Rimini aggira la Bolkestein: dal 2016 imprese balneari sul lungomare

Il Comune assegnerà un diritto di superficie di 50-90 anni a chi sposterà i volumi fuori dal demanio. Domani il voto in consiglio comunale, entro fine mese il bando, nel 2016 i primi lavori.

di Alex Giuzio

Spostare gli stabilimenti balneari fuori dall’area demaniale per aggirare la direttiva Bolkestein e concedere un diritto di superficie dai 50 ai 90 anni. Questo il piano del sindaco di Rimini Andrea Gnassi, presentato lo scorso giovedì e in discussione al consiglio comunale di domani sera. Uno scenario che, negli intenti del sindaco, dovrà essere concretizzato già a partire dalla prossima primavera, ma che conta molti aspetti critici per gli imprenditori balneari.

Da tempo Gnassi sta lavorando a un piano per la riqualificazione del lungomare di Rimini (definito il ‘Parco del mare’), e dopo avere preso posizioni che lo hanno reso piuttosto impopolare tra gli imprenditori balneari, è arrivato a partorire un progetto che intende evitare l’applicazione della direttiva europea Bolkestein, la quale imporrebbe l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime tramite evidenza pubblica. Per impedire questo scenario, l’idea di Gnassi non è di spostare la linea del demanio per escludere le imprese che già insistono su suolo pubblico, bensì, al contrario, quella di spostare le imprese su suolo privato e assegnarle per 50-90 anni. «Aspettando l’applicazione della Bolkestein – ha spiegato Gnassi al Corriere di Rimini – è tutto fermo. La proroga al 2020 non è stata nemmeno ratificata all’Europa e il governo sta trattando un allungamento temporaneo. Le uniche certezze sono quelle del nostro bando: se porti il chiosco sul lungomare ce l’hai per 50-90 anni. La Bolkestein si ferma al muretto bianco. Bene che vada il 2020 è dietro l’angolo e comunque l’evidenza pubblica sarà gestita da Regione e Comuni, che potranno premiare progetti integrati fra spiaggia e lungomare».

Il bando ideato dal sindaco, in poche parole, intende proprio affidare pezzi di lungomare per 50-90 anni agli imprenditori balneari che si impegnano a riqualificarlo, con la possibilità di trasferire sul lungomare il 50% dei volumi di cabine, bar e chioschi, seguendo l’obiettivo di liberare la spiaggia. Una proposta che, secondo Gnassi, è più sicura rispetto alla scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2020 (con anche il ricorso dei Tar Lombardia e Sardegna, al vaglio della Corte di giustizia europea, che potrebbe addirittura annullare l’ultima proroga e riportare la scadenza a fine 2015). Ma i dubbi sull’utilità di questa operazione per i balneari non mancano: il 50% dei volumi potrebbe essere insufficiente ma, soprattutto, i costi dello spostamento dell’impresa e del diritto di superficie sarebbero sicuramente ingenti e non accessibili a chiunque.

L’operazione riminese riguarda l’area che da piazzale Fellini va fino alla frazione Miramare. Vista l’importanza del progetto, una prossima riunione si terrà questa sera, per poi approdare al consiglio comunale di domani e aprire l’avviso pubblico di assegnazione entro il 31 agosto, dando agli imprenditori 60 giorni di tempo per presentare i propri progetti. Tempi forse un po’ stretti per delle operazioni di tale portata, ma non resta che attendere i risultati. L’amministrazione comunale si riserverà poi fino alla fine di gennaio 2016 per esaminare le compatibilità dei progetti e gli accordi di programma, con l’intento di far partire i lavori già dalla prossima primavera.

Più nel dettaglio, il Comune di Rimini intende mettere sul piatto il lungomare e le aree in fregio, da piazzale Fellini a Miramare, suddividendole in nove stralci. I privati dovranno presentare i progetti, meglio se in gruppo, e in cambio ottenere un diritto di superficie dai 50 ai 90 anni a seconda del progetto. Per fare cosa, lo spiega il sindaco: «Riqualificare e trasformare Rimini nella capitale del benessere. Al posto del cemento, nuovi servizi: palestre, piscine, giochi d’acqua, verde, bar, ristorazione». Compreso il progetto di eliminare le auto dalla superficie per trasferirle in parcheggi sotterranei.

Come sottolinea l’articolo del Corriere di Romagna, "il sindaco l’ha detto tante volte: è finita l’epoca dei project dei grandi architetti, in cui il privato fa un pezzo di lungomare in cambio di 500 appartamenti. Due numeri. I due project di antica memoria prevedevano 70 mila metri di residenziale e commerciale su un’area di 90 mila metri, ora sono 20 mila metri di servizi e imprese su un’estensione di 215 mila. «Adesso sono 149 mila metri di asfalto, domani 20 mila di percorsi di servizio. Il verde passa da 49 mila a 150 mila metri»", dice Gnassi, aggiungendo: «È anche un modo per misurare la capacità di fare impresa». Tant’è che il Comune premierà i progetti di rete con più operatori coinvolti rispetto alle iniziative singole. «Si partirà lo stesso – incalza Gnassi – anche se in una zona qualcuno fra bagnini e albergatori non ci sta. Il Comune metterà risorse per il lungomare, chi rimane indietro. Adesso riqualifichiamo la parte più obsoleta della città. L’amministrazione metterà i soldi, però sui primi progetti che partono».

Sempre sul Corriere, il sindaco afferma di avere già ricevuto le prime manifestazioni di interesse da parte di imprenditori riminesi, comprese le aree che riguardano l’area delle colonie e delle terme. Ma non sono mancate le critiche, a partire dal Movimento 5 stelle con i consiglieri comunali Carla Franchini e Gianluca Tamburini: «Il progetto è affidato all’esborso totale delle categorie, le quali si dovrebbero esporre finanziariamente con rilevanti quote in un momento delicatissimo in cui regna ancora incertezza: l’incognita Bolkestein. È chiaro che chiedere ai consiglieri di votare una simile operazione in piena stagione estiva e senza la presenza e la voce di chi prima di tutti dovrebbe parlare è follia pura. La fattibilità finanziaria dell’operazione è solida come quella del Palas, del Trc e di Aeradria».

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