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Riforma spiagge, la svolta: ecco come saranno i bandi

La legge-delega lascia ampi margini alle Regioni e tutela gli attuali concessionari per far ripartire subito gli investimenti.

Un periodo transitorio di pochi anni, «giusto quelli necessari per attuare le riforma», e ampia libertà alle Regioni nella gestione delle future evidenze pubbliche. «Che non saranno aste al rialzo, ma procedure aperte che però tuteleranno al massimo gli attuali imprenditori». La riforma delle concessioni balneari prende sempre più corpo e la maggioranza si lascia andare a qualche nuova indiscrezione, con il deputato del Partito democratico Tiziano Arlotti che ieri a Lignano Sabbiadoro è intervenuto a un importante convegno per esprimere le sue opinioni sul tema.

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Il testo della legge-delega sembra ormai pronto per essere approvato entro la fine del 2016, dopo il difficile lavoro di conciliazione tra le richieste delle associazioni balneari e quelle della Commissione europea. Per il governo l’ennesima proroga è impossibile, «nemmeno mascherata da periodo transitorio», ma è probabile che prima delle evidenze pubbliche trascorreranno almeno cinque-sei anni tra l’approvazione dei decreti attuativi in parlamento e delle leggi regionali necessarie per istituire i bandi. «Sin da subito gli imprenditori balneari devono però essere messi in condizione di tornare a investire – ritiene Arlotti – attraverso il riconoscimento del valore commerciale delle loro aziende. E comunque dovrà essere l’esperienza professionale il requisito fondamentale per riottenere il titolo: per cui c’è poco da preoccuparsi».

E i sindacati che ancora si oppongono? «Inutile mettersi di traverso – commenta il deputato – ormai la strada è tracciata e ha senso collaborare». Tra questi non c’è Federbalneari, il cui presidente Renato Papagni è intervenuto al convegno di Lignano, esprimento un plauso al governo: «La strada è finalmente quella giusta, il periodo transitorio non può essere lungo; anzi noi in alcuni casi abbiamo fatto richiesta di andare subito a evidenza pubblica, perché vorremmo già riorganizzare le nostre aziende, che sono in sofferenza, e fare subito un piano di investimenti con un arco temporale preciso davanti».

Svariati gli aspetti della riforma affrontati al convegno: cerchiamo di riassumerli qui di seguito. 

L’ampia delega alle Regioni

L’aspetto più rilevante è che «la riforma lascerà ampi margini di azione alle Regioni», come ha affermato Arlotti. Potrebbero essere loro a definire l’entità dei nuovi periodi concessori e le strategie per valutare ogni singolo titolo (come impone la sentenza europea in materia, che lo scorso 14 luglio ha bocciato la proroga al 2020); un aspetto, quest’ultimo, troppo difficile da centralizzare e per il quale è meglio assegnare il compito alle Regioni, che a loro volta daranno probabilmente le specifiche competenze operative ai Comuni.

La riforma, insomma, darà una scadenza a Regioni e Comuni per dotarsi degli strumenti necessari a mettere in piedi le procedure comparative (cioè i “Piani di utilizzo del demanio”, con tutte le regole urbanistiche e ambientali del caso): sarà questo lasso di tempo a rappresentare il “periodo transitorio” durante il quale anche le imprese balneari saranno chiamate a organizzarsi in vista delle imminenti evidenze pubbliche.

Periodo transitorio: non più di 5-6 anni?

Per il governo il periodo transitorio non può essere una proroga mascherata, altrimenti rischia di essere ancora bocciato dall’Europa, e per questo i 30 anni che chiedono le associazioni balneari sembrano molto difficili da ottenere. «L’entità della transizione è oggetto di un negoziato con la Commissione Ue – ha informato Arlotti – e potrà coincidere solo con i tempi necessari per l’approvazione della legge-delega da parte del governo, dei decreti attuativi da parte del parlamento e dei piani demaniali e urbanistici da parte delle Regioni. Dilatare ulteriormente questo periodo non ha senso, poiché deve servire esclusivamente a dare il tempo di riordinare le materie urbanistiche di Regioni e Comuni».

In base a questo, a nostro parere è difficile aspettarsi più di 5-6 anni. «Consideriamo però – ha precisato il deputato – che la nuova legge vuole riconoscere il valore d’impresa, e perciò gli operatori balneari potranno prevedere degli investimenti anche durante la fase transitoria, sapendo che verranno ristorati in caso di perdita della concessione».

«Il problema che abbiamo avuto negli ultimi dieci anni – ha aggiunto Arlotti – è invece che al superamento del rinnovo automatico e del diritto di insistenza non è seguita nessun’altra norma, bloccando ogni processo di innovazione e di investimento. Noi vogliamo proprio fare in modo che questo non accada più».

Evidenze pubbliche: come saranno

Dopo il periodo transitorio, via alle evidenze pubbliche. «Che non saranno aste o gare al rialzo – ha tenuto a ribadire Arlotti – bensì procedure comparative con il criterio della professionalità». In sostanza, si dovrà pubblicare il bando per la riassegnazione della concessione e lasciare un margine di tempo (30-60 giorni) per dare possibilità di presentare richiesta. In caso di più domande, sarà giudicata vincitrice quella con il progetto di “migliore utilizzazione pubblica”. Il governo non intenderebbe stabilire dei punteggi predefiniti, bensì lasciare che le Regioni valutino in base alle loro volontà di pianificazione urbanistica, pur con il requisito generale della professionalità storica dei richiedenti. In questo modo sarebbero tutelati gli attuali imprenditori balneari, ma senza ricorrere al diritto di prelazione su cui la Commissione europea ha espresso contrarietà perché non in linea con i trattati. Se così fosse, ha precisato Arlotti, «il modello delle evidenze pubbliche non si rifarebbe al Codice degli appalti pubblici, che permette erroneamente ai vincitori di un lavoro pubblico di avvalersi della professionalità altrui, senza rispettare il criterio dell’esperienza nel settore».

«Resta invece ancora da definire – ha aggiunto Arlotti – il numero massimo di concessioni che un operatore può aggiudicarsi nella stessa Regione».

Valore commerciale

Confermato il riconoscimento del valore commerciale, anche se sono ancora da fissare i dettagli.  «Si tratta di un grande risultato – ritiene Arlotti – poiché permetterà sin da subito agli imprenditori balneari di tornare a investire, sapendo che tutto gli verrà riconosciuto, nel malaugurato caso di perdita della propria azienda».

Canoni: addio Omi

«La riforma risolverà anche la questione dei canoni concessori – ha assicurato Arlotti – tenendola separata dalle procedure di evidenza pubblica, per evitare aste al rialzo sul modello di Ibiza. Non vogliamo che gli stabilimenti balneari diventino di proprietà di chi ha più risorse, ma intendiamo che le amministrazioni locali misurino al meglio i progetti più confacenti alle loro volontà di pianificazione urbanistica».

Confermata l’abolizione dei valori Omi in favore di un sistema di calcolo al metro quadro, che eviterà situazioni spropositate come quelle dei pertinenziali. Questo riequilibrio, secondo il Ministero dell’economia, porterà a un’invarianza del gettito di circa 100 milioni che potrebbero essere reinvestiti in sistemi di aiuti finanziari attraverso la Cassa depositi e prestiti, da erogare come incentivi agli imprenditori balneari che realizzeranno nuovi investimenti.

Clausola sociale per i lavoratori

Altro aspetto su cui ha posto l’accento Arlotti è quello della “clausola sociale”: in caso il precedente titolare perda la concessione, il vincente sarà costretto a riassumere i lavoratori della stagione precedente. Si tratterebbe di un ulteriore punto a favore per gli attuali imprenditori.

Le tempistiche: approvazione entro fine anno

«Stiamo lavorando per chiudere in tempi molto ravvicinati il varo della legge-delega e poi incardinarla subito in parlamento», ha detto Arlotti. «L’auspicio è non andare oltre fine 2016-inizio 2017, tenendo conto che si dovrà dare la priorità alla legge di stabilità. Comunque, abbiamo scelto la strada della legge-delega proprio per accelerare i tempi, dal momento che il parlamento in dieci anni non è riuscito a legiferare in materia, se non con due proroghe brutalmente bocciate dalla Corte di giustizia europea. E lo abbiamo fatto attraverso un’importante attività di confronto con le associazioni di categoria, la Conferenza delle Regioni e l’Anci».

Ha aggiunto il deputato: «Siamo arrivati alla stretta finale. Con molta onestà intellettuale, confesso che negli ultimi dieci anni ognuno ha messo la sua pezza per non risolvere il problema, dalle forze politiche di ogni schieramento alle associazioni di categoria. Ma l’attuale governo ha deciso di varare finalmente una legge seria, e chi non è con noi è inutile che si metta di traverso».

La bozza definitiva è ormai pronta, e in base ad alcune indiscrezioni, mercoledì ci sarà un ultimo vertice insieme al sottosegretario Luca Lotti per chiudere il testo e poterlo così presentare ufficialmente alla categoria in occasione della principale fiera di settore, il Sun di Rimini, dove Arlotti interverrà venerdì pomeriggio al convegno di Federbalneari e sabato mattina all’assemblea di Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti e Oasi-Confartigianato.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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