Attualità

Riforma spiagge, il legittimo affidamento è la chiave del dibattito

Facciamo il punto sul principio che, a seconda di come sarà concretizzato, rappresenta il diritto più importante per i balneari.

La tendenza è chiara: la battaglia sul legittimo affidamento rappresenta la chiave di svolta sulla riforma delle concessioni balneari a cui sta lavorando il governo Gentiloni. Proprio per questo, vale la pena riepilogare le diverse posizioni in campo e i possibili esiti del disegno di legge attualmente in fase di esame alle commissioni VI e X della Camera dei deputati.

Cosa stabilisce l’Europa

A rendere centrale il concetto di “legittimo affidamento” è stata la sentenza della Corte di giustizia europea che il 14 luglio 2016 ha espresso l’illegittimità delle proroghe generalizzate con cui il legislatore italiano aveva gestito le concessioni demaniali marittime, in seguito all’abrogazione del rinnovo automatico. Questo il passaggio più importante della sentenza:

[…] una giustificazione fondata sul principio della tutela del legittimo affidamento richiede una valutazione caso per caso che consenta di dimostrare che il titolare dell’autorizzazione poteva legittimamente aspettarsi il rinnovo della propria autorizzazione e ha effettuato i relativi investimenti. Una siffatta giustificazione non può pertanto essere invocata validamente a sostegno di una proroga automatica istituita dal legislatore nazionale e applicata indiscriminatamente a tutte le autorizzazioni in questione.

Con tali parole, la Corte Ue ha riconosciuto che lo Stato italiano, nell’abrogare da un giorno all’altro il regime di rinnovo automatico, ha leso il principio del legittimo affidamento: i privati imprenditori balneari hanno cioè fatto affidamento su un orizzonte temporale indefinito in base al quale pianificare i propri investimenti, e dato che questo orizzonte temporale indefinito è stato cancellato all’improvviso, gli imprenditori hanno diritto a un equo indennizzo (in termini di anni di concessione e/o di denaro) che secondo la Corte Ue va definito caso per caso. Per un approfondimento tecnico su questo passaggio, rimandiamo al contributo del demanialista Giannicola Ruggieri che abbiamo pubblicato qualche tempo fa su Mondo Balneare (“Concessioni balneari: lo Stato ha leso il legittimo affidamento“).

Cosa propone il disegno di legge

La bozza originale del disegno di legge firmato dall’ex ministro agli affari regionali Enrico Costa, presentato in consiglio dei ministri il 27 gennaio scorso per proporre il riordino delle concessioni demaniali in seguito alla sentenza europea, non contiene nessun accenno al concetto di “legittimo affidamento”. Sono state le associazioni di categoria degli imprenditori balneari, ricevute lo scorso maggio in audizione alla Camera, a sottolineare più volte l’importanza di questo principio, ottenendo un primo (ma ancora insufficiente) risultato. I relatori Tiziano Arlotti (Pd) e Sergio Pizzolante (Ncd) hanno infatti reso noto lo scorso 27 luglio il contenuto di un emendamento al ddl di approvazione quasi certa, che recita così:

Al comma 1, lettera d), dopo le parole: disciplina di riordino aggiungere le seguenti: alle concessioni di nuovo rilascio, ove necessario in relazione agli strumenti di pianificazione comunale per l’uso e la valorizzazione dei beni demaniali, nonché in ogni caso per l’applicazione delle nuove regole di assegnazione delle concessioni ai rapporti in essere al 31 dicembre 2009, tenendo conto delle previsioni dell’art. 12, comma 3 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, e del principio del legittimo affidamento;

Se approvato, questo emendamento inserirebbe ufficialmente nel testo della legge-delega il concetto di “legittimo affidamento”. Ma, si diceva, le parole per quanto importanti sono ancora insufficienti: tutto infatti dipende dalla declinazione concreta che questo principio assumerà nel decreto attuativo che il governo dovrà scrivere, se la legge-delega sarà approvata da Camera e Senato.

Cosa dicono le associazioni balneari

Le sette sigle che rappresentano gli imprenditori balneari a livello nazionale hanno posizioni diverse sul legittimo affidamento. Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti e Oasi-Confartigianato calcolano in trent’anni per tutti l’entità del periodo transitorio a cui avrebbero diritto gli attuali imprenditori balneari, prima di andare alle evidenze pubbliche previste dal ddl, e chiedono anche il riconoscimento del pieno valore commerciale dell’azienda da parte dell’eventuale concessionario subentrante (anche questo principio è scritto nella legge-delega, ma allo stesso modo non è ancora concretizzato). Cna Balneatori, invece, cita il legittimo affidamento come principio per rivendicare la totale esclusione dalle evidenze pubbliche per gli attuali concessionari. Lo stesso chiedono Assobalneari-Confindustria e Itb Italia, che però non stanno lottando per modificare l’attuale ddl, bensì per stralciarlo. Infine Federbalneari, com’è noto, si dice pronta ad affrontare anche subito le procedure di gara.

I problemi in campo

Davanti a queste diverse posizioni, è facile immaginare come il concetto di legittimo affidamento sarà nei prossimi mesi il principale protagonista di svariate interpretazioni. Ma non ci si potrà dimenticare di quanto scritto nella sentenza della Corte di giustizia Ue, che per ora è l’unico testo giuridicamente valido e da rispettare: è vero che il legittimo affidamento è da stabilire “caso per caso”? Se sì, come farlo con migliaia di imprese, ognuna con la propria storia? Può essere questa difficoltà uno dei motivi per ottenere un lungo periodo transitorio? Ma di quanti anni? E come la mettiamo con le evidenze pubbliche che il governo italiano intende istituire? Chissà se a queste (e a tante altre) domande i balneari troveranno risposte definitive e in tempi rapidi per poter tornare a investire e lavorare con tranquillità.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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